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Suicidi a Sesto F.no, non
solo per sfratto. Vi alleghiamo alcuni
articoli apparsi oggi sui media. Ma se andate su Google constaterete che la notizia
rimbalza su decine di siti. Purtroppo noi – con l’UI di Sesto F.no e l’Ufficio
Legale - siamo in grado di sapere nei
dettagli tutto quello che è successo e anche gli antefatti. Bisogna stare attenti a buttarla in “politica” locale; e non è nemmeno scontato di derivare da questa tragedia delle indicazioni generali. C’è anche questo e di più. C’è una casa con i ricordi di chi se ne era già andata – la figlia – la sua stanza, le sue foto, i suoi vestiti; tutto come allora. C’è una vita di coppia che si conclude con un suicidio laico, una eutanasia per andarsene senza trascinarsi oltre. Giusi, la segretaria dell’UI di Sesto, era amica dei due coniugi; c’era stata il giorno prima, avevano parlato, pareva che il marito si fosse convinto di accettare la proposta del Comune. Il giorno dopo, cioè ieri mattina, Giusi come faceva di solito ha telefonato a casa loro, e nessuno ha risposto. Ha pensato al peggio, è andata all’abitazione, ha suonato e nessuno ancora rispondeva. Ha chiamato una vicina e insieme sono salite. La porta d’ingresso era socchiusa. E’ stato terribile quello che si presumeva. Hanno chiamato il 113: la polizia ha suggerito comunque di entrare e vedere. Ed era quello. Che dire? Ci sono emarginazioni silenziose, riguardano i nostri, gli “indigeni”, che arrivano allo sfratto dopo altre disgrazie: qualche settimana fa a Novoli eravamo a bloccare lo sgombero di una donna separata, operata di tumore, con una figlia molto disturbata e un cane come sua sola compagnia. Altre volte delle anziane sole da anni, che non sanno come fare, trasferirsi, cambiare tutto. Oppure ragazze invecchiate in lavori precari, con continui spostamenti, in ospitalità sempre meno possibili. Ed ancora, tanta malattia mentale, tanti psicofarmaci. Non immaginate nella nostra consulenza quanto spesso ci occupiamo di faccia sconvolte, di occhi lucidi, di ossessioni! C’è tutto un popolo che non si organizza, che spesso non vuole nemmeno fare più i bandi: noi quando possiamo diventiamo un po’ la loro famiglia allargata. Ma non nella quotidianità del groviglio che entra nella loro testa e distrugge la speranza di riemergere. C’è un popolo di solitari, di famiglie ridotte all’osso, di congiunti dispersi, non solidali spesso; e possono essere anche altri figli che si scansano. Pietro Angela in un suo libro ci invita a fare più figli! Ma forse per molti è troppo tardi. E tra anziani? Dovremmo stabilire qualcosa di non istituzionale, non le RSA, ma una rete di mutuo soccorso, di un vicinato riorganizzato, con meno badanti e più passa parola. Ma è tutto molto pesante da concepire e da fare. E’ la nostra una comunità indebolita, fragilissima, impaurita. Che altro dire? Certo, che almeno non ci sia la ferocia di Stato, che non si arrivi all’agonia degli accessi con l’Ufficiale Giudiziario, a rinvii umilianti, a cause perse in partenza, visto che non c’è più nulla che protegga gli inquilini. Che si decida quando siamo a
questi estremi di requisire l’alloggio da decenni abitato, nel quale c’è una
vita sofferta – non solo mura, non solo rendita immobiliare e tanto cinismo
proprietario di andare sempre fino in fondo. Potremmo riportare le frasi degli aventi causa espresse nelle udienze, il non credere ai problemi che il nostro legale esponeva, la sottovalutazione assoluta delle questioni “umane”. Cose di ordinaria durezza. Ma basta così. Con tanta amarezza. REDAZIONE
FIORENTINA DI WWW.UNIONEINQUILINI.IT Firenze, 8 luglio 2008 Sesto Fiorentino
"Il mondo non mi piace", biglietti sui muri nella casa dei coniugi SassettiLa coppia era sotto sfratto, la donna era malata: l'ipotesi è quella dell'omicidio suicidio08/07/2008 - 21:36 Lei era gravemente malata, lui meditava il suicidio. Una situazione familiare "né serena né solida", che ha fatto da sfondo alla morte di due anziani, la notte scorsa nell'abitazione in cui vivevano, a Sesto Fiorentino. Sulla coppia, anche la preoccupazione dello sfratto, previsto per la prossima settimana. Lui, Romano Sassetti, 79 anni, si è suicidato, questo è certo, strangolandosi con fascette di plastica usate dagli elettricisti, quelli che una volta stretti non si allentano più. Su come sia morta la moglie, Carla Senesi, 78 anni, gli investigatori non si sbilanciano. In un primo momento hanno ipotizzato che fosse deceduta per la grave malattia di cui soffriva da tempo e che per questo il marito si fosse tolto la vita. Ma dopo i primi rilievi, hanno seguito anche la pista dell'omicidio-suicidio e quella, che sembra meno probabile, del doppio suicidio. L'ipotesi dell'omicidio-suicidio si basa sul sangue trovato sulla nuca della donna, anche se non c'erano ferite evidenti, e sulle tracce che sembrano ematiche presenti sulle dita dell'uomo. Gli investigatori, però, non escludono che l'emorragia dell'anziana sia dovuta alla patologia. I vicini descrivono i due - lui era un commercialista in pensione, di lei si sa che era laureata - come una coppia riservata e cortese. A scoprire i corpi è stata una vicina: la porta era aperta, affissi sui muri c'erano decine di biglietti, i cadaveri erano distesi sul letto, uno di fianco all'altro, come dormissero. Su uno dei fogli l'anziano aveva scritto: "Questo mondo non mi piace, perciò me ne vado a modo mio". La situazione familiare della coppia, hanno spiegato gli investigatori della squadra mobile di Firenze, coordinati dal pm Giuseppe Bianco, non era "né serena né solida". La figlia si é uccisa nel 1990, a 37 anni. I due vivevano in un appartamento al primo piano, semplice, in affitto, in una strada centrale. Per il 15 luglio era previsto lo sfratto, anche se gli inquirenti non ritengono che questo sia alla base della vicenda: i foglietti sui muri, pieni di frasi di disagio, non ne parlano. "Tempo fa - spiegano al sindacato degli inquilini (Sunia) - abbiamo inviato una lettera ai due anziani per invitarli a venire nei nostri uffici, ma non si sono presentati. Avrebbero potuto chiedere un rinvio dello sfratto". La mancata risposta a quell'invito avvalora l'ipotesi che l'anziano meditasse da tempo il suicidio. L'uomo aveva dato disposizioni a un'impresa funebre - né preghiere, né messe, né fiori - fornendo il nome di un amico che avrebbe saldato il conto. La vicina ha trovato le chiavi di casa in una busta di plastica con su scritto il nome della persona a cui restituirle. E poi la frase: "Questo mondo non mi piace, perciò me ne vado a modo mio". SESTO FIORENTINO (La Nazione) Uccide la moglie e poi si soffoca
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