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“Il 2008 è l’anno della casa”

 

Senigallia: L’anno della casa

 

 

Il 2008 è l’anno della casa”. Frase trionfalistica con cui si concludeva un’intervista all’Ass. Campanile sul Corriere Adriatico dello scorso 3 maggio. Stranamente sa di cosa parla, stranamente ha ragione.

Nel 2008 Senigallia ha vinto la gara come località con gli affitti estivi più cari delle Marche e tra i più cari d’Italia (Ricerca Tecnocasa, pubblicata il 5/8/’08).

3.000 euro mensili per un bilocale con 4 posti letto nel mese di Agosto: lo stesso costo di una vacanza a Taormina o ad Amalfi, di più che a Riccione, Gallipoli, Numana o Cattolica. Risultato: si affitta sempre meno e, conseguentemente, aumentano gli annunci di case in vendita, soprattutto vicino al lungomare.

Non ci resta quindi che complimentarci sinceramente con Campanile e tutta l’Amministrazione, sicuri che ci stupiranno ancora nei rimanenti quattro mesi.

 

Dobbiamo però ammettere che diversi segnali stavano lì a farci presagire che quest’anno sarebbe stato decisivo per il diritto alla casa.

Ad esempio la costruzione di circa settanta case popolari in Via Piave, Via Guercino e al Cesano. Considerando che nell’ultima graduatoria per l’assegnazione delle case popolari (settembre 2007) comparivano 260 domande, di queste ne restano disattese circa 200. E’ corretto precisare che in queste settanta nuove case (se e quando saranno pronte) andranno a stare temporaneamente i residenti di Villa Aosta – Tribù dei piedi neri – nel momento in cui cominceranno i lavori di riqualificazione delle loro case. In più, immaginiamo che in un anno la crisi abitativa si sarà aggravata e quindi al prossimo bando aumenteranno le richieste.

Risultato: gli alloggi agevolati saranno appannaggio per pochi, anzi, pochissimi.

Sul fronte del canone concordato le cose non vanno molto meglio. Le case ad “edilizia sovvenzionata” saranno 22 in Via Guercino (inizio dei lavori ad ottobre), 18 in Via Maratea (Marzocca), 18 in Via Capri (Marzocca, inizio lavori 2010), 10 in Via Cimarosa, 16 nell’area ex-Veco (progettazione in corso) ed una trentina al Cesano. Il problema non è solo che la maggior parte non sono pronte, ma che – per quanto ne sappiamo - non esiste né un criterio né una graduatoria pubblica per l’assegnazione e fino ad oggi, il canone concordato ha oscillato tra i 400 ed i 600 euro al mese. A questo punto meglio farsi un mutuo che pagare la casa due volte!

Altre case - ancora da progettare - sono previste a Borgo Bicchia e alle Bettolelle: canone sociale o concordato? Mistero!

 

Un altro segnale dell’efficacia delle politiche abitative lo abbiamo potuto sperimentare nel consumo di suolo cittadino per l’edilizia abitativa. Nonostante la popolazione non sia sostanzialmente aumentata, si costruisce ovunque, prime, ma soprattutto seconde e terze case. A questo punto ci poniamo una domanda: Perché così tante case vuote ma la nostra città è definita ad “alta tensione abitativa”? Perché ci sono case vuote e persone senza casa o in “disagio abitativo”?

Per chi sono tutte queste case? Noi una risposta l’abbiamo abbozzata: Forse per i turisti e forse anche a causa di un “patto d’acciaio” tra costruttori ed Ente Pubblico.

Intanto, i costi salati di affitti e mutui hanno spinto molti senigalliesi - soprattutto giovani - nei paesi limitrofi. In dieci anni gli abitanti di Ripe sono raddoppiati, e la stessa cosa sta accadendo al Brugnetto, a Mondolfo, a Ponte Rio ed a Pongelli. Come migranti, i nostri concittadini sono stati espulsi dal mercato immobiliare di Senigallia e dalla sua politica abitativa. Per permettersi una casa sono dovuti andare a 20km dalla città in cui lavorano. E poi ci si lamenta del traffico!

 

Il segnale determinate che però ci ha fatto convinto che questo sarebbe stato l’anno della casa, è stato l’ingresso nella direzione delle politiche urbanistiche non di Mangialardi (sic!), ma del Grosso Commercio, che insieme alla solita “banda del mattone” governa il nostro territorio, disegnandolo a loro immagine e somiglianza. Guardate i centri commerciali di Senigallia: Casualmente sono tutti lungo l’asse della futura Complanare, addirittura l’imbocco è al Cityper e l’uscita all’IperCoop. Oppure pensiamo al Piano Cervellati: In aperta contraddizione con tutti i principi di interventi conservativi dei centri storici, ecco la previsione di un centro commerciale in quello che fu il cinema all’aperto Arena Italia. Alla faccia della riqualificazione urbanistica!

Per non parlare, infine, della ondata di speculazioni edilizie che vi sarà una volta che alla Complanare si saranno aggiunte le varianti arceviese e corinaldese.

 

La politica della Giunta Angeloni è quella delle grandi infrastrutture e dei grandi eventi: una città-spettacolo fatta su misura per il turista e non per i cittadini. Notti bianche e grandi arterie stradali, il centro storico come una bomboniera e i “quartieri-mostro” al Cesano, folklore e menù etnici al posto dell’integrazione, polizia e finanza rispettivamente a caccia di ragazzini in battigia e degli ambulanti abusivi, mentre si chiudono gli occhi su chi affitta in nero.

Una politica “pattizia”, fondata sulla contrattazione fra poteri, la mediazione fra emergenze ed il coinvolgimento delle maestranze politiche, invece che su un’alleanza fra ceti sociali, classi e territori. Una politica che aumenta il PIL della città, ma non lo ridistribuisce, sempre più slegata dalla stessa base sociale da cui una parte consistente del PD proviene. Una politica molto simile a quella agita a Roma da Veltroni. Sappiamo com’è finita: pollice verso!

 

La politica urbanistica determina la politica abitativa e quindi la qualità del vivere.  A Senigallia scellerate scelte urbanistiche insieme ad una sfavorevole congiuntura economica nazionale, hanno determinato un forte aumento del “disagio abitativo”. Le facce del disagio sono molte: affitti alti, mutui insostenibili, giovani coppie costrette a vivere coi genitori, lavori precari e salari bassi che costringono i “bamboccioni” a restare in famiglia e i migranti a vivere in condizioni di ricattabilità, di sovraffollamento e scarsa igiene, anziani e mamme con figli minorenni sotto sfratto, lavori stagionali sfiancanti, senza diritti e mal pagati, affitti in nero allegramente tollerati.

 

Per combattere duramente e radicalmente tutto ciò, abbiamo elaborato un “Piano per la ricostruzione di un patrimonio di edilizia pubblica cittadina e per il diritto all’abitare a Senigallia”.

Lo proponiamo ad ogni forza politica rappresentata in Consiglio Comunale, ad ogni singolo Consigliere Comunale e soprattutto alla Giunta Angeloni ed alla sua Maggioranza.

Cambiare la politica abitativa è possibile. Vediamo se c’è la volontà politica di farlo o se prevarranno le solite ingerenze interessate.

 

CSOA Mezza Canaja … in Plage Sauvage ‘008

 

 

 

 

 

 

PIANO PUBBLICO E POPOLARE:

PER LA RICOSTRUZIONE DI UN PATRIMONIO D’EDILIZIA PUBBLICA

PER IL DIRITTO ALL’ABITARE A SENIGALLIA

 

 

Poniamo alcuni prerequisiti:

 

-          Senigallia è composta da 44.100 abitanti: 18.159 nuclei familiari, 17.834 abitazioni utilizzate e 8.344 vuote, di quest’ultime più di 3.000 in centro storico. (Dati del 2007).

-          Il PRG prevede un’espansione demografica della città per il doppio degli attuali abitanti, di conseguenza la possibilità di poter costruire liberamente le seconde o terze case per poi lasciarle vuote gran parte dell’anno.

-          Il 92% del Bilancio Comunale è costituito dagli oneri urbani.

-          L’abolizione dell’ICI effettuata dal Governo Berlusconi, ha drasticamente ridotto una delle principali fonti di finanziamento dei Comuni italiani.

-          A Senigallia vige un’urbanistica contrattata fondata su patti tra potere politico e potere economico. L’azione urbanistica avviene essenzialmente tramite varianti al piano regolatore.

 

 

Dati i prerequisiti, la nostra proposta per l’attivazione di un piano pubblico e popolare per il “DIRITTO ALL’ABITARE”, pensata su un tempo d’attuazione di medio/lungo periodo, è valida per i motivi sopra citati solo per Senigallia, il suo territorio, la sua popolazione e la sua Amministrazione Comunale.

 

 

1)       LE VARIANTI, IL LORO UTILIZZO E LE AREE PEEP

Chiediamo che ogni qual volta si vadano a prevedere ed attuare delle varianti al piano regolatore (strumento da rifare daccapo) con lo scopo di cambiare la destinazione d’uso dei terreni privati, l’Amministrazione Comunale e l’Ass. all’Urbanistica debbano inserire un’area PEEP (case popolari/canone sociale).

 

2)       RICOSTRUIRE UN PATRIMONIO EDILIZIO PUBBLICO

La fine della GESCAL ha determinato la fine di una politica sociale per la casa e della costruzione di un patrimonio di edilizia pubblica. A livello comunale è possibile ricostruire questo patrimonio tramite le fondazioni bancarie. L’Amministrazione Comunale può far acquistare da queste fondazioni dei terreni privati per poi costruirci degli appartamenti da affittare a canone Tramite gli affitti, le banche avranno recuperato i soldi spesi nella costruzione, a questo punto le case diventano patrimonio comunale e possono essere vendute o affittate a canone sociale. La politica necessità di lungimiranza, 25 anni sono lunghi, ma se non si comincia mai non ricostituirà mai un patrimonio di edilizia pubblica.

 

3)       LA FINANZIARIA E LE SPECULAZIONI POSSIBILI

L’ultima finanziaria approvata dal Governo Prodi al comma 8, prevede la possibilità per i Comuni di utilizzare il 50% dei soldi destinati agli oneri di urbanizzazione anche per coprire le spese correnti (stipendi dei dipendenti, debiti, pignoramenti, ecc). Chiediamo che l’Amministrazione Comunale faccia una scelta pubblica, etica e politica di non utilizzare questo comma in quanto si rischia di entrare in un circolo vizioso dove per pagare le spese e buffi si favorisce la speculazione edilizia e in più si rischia di lasciare le case senza infrastrutture e servizi, come è avvenuto per Borgo Passera.

 

4)       GLI AFFITTI ESTIVI

E’ il volano turistico delle seconde case che droga il mercato immobiliare e fa impennare gli affitti, soprattutto d’estate. Ad esserne colpiti è sia il turista che vuole affittare solo per qualche mese, ma soprattutto i senigalliesi che affittano per tutto l’anno o per più anni e che invece si trovano spesso costretti ad abbandonare la casa a maggio per poi rientrarvi a settembre. E’ necessario un tavolo di concertazione tra tutte le parti in causa (Amministrazione, operatori economici ed associazioni di categoria) per stabilire definitivamente un tetto massimo – invalicabile e popolare – per gli affitti estivi. Il fatto che la maggior parte di questi avvenga in nero e che pochi vengano puniti per questo, denota un “disinvolto lasciar fare” degli organi preposti al controllo, in primis la Guardia di Finanza.

 

5)       INCHIESTA DEMOGRAFICA E QUALITA’ DELL’ABITARE

Una delle pratiche peggiori è costruire le case senza sapere le esigenze abitative della popolazione. Il risultato è lo sperpero di soldi pubblici e l’assenza di rispetto verso i cittadini. E’ necessario che l’Amministrazione Comunale - in forma diretta o indiretta – faccia un’analisi statistica dello sviluppo demografico sul medio e lungo periodo della popolazione senigalliese, in modo da capire il potenziale fabbisogno abitativo futuro della città. Capire se serviranno più case per single o per coppie di fatto, oppure per famiglie (quest’ultime ristrette o allargate? Di migranti, italiani o miste?). Capire quali tra queste rappresenta la tendenza maggioritaria nella nostra città e poi a seguire le altre. Conoscere il divenire della composizione degli abitanti è fondamentale se si vuole parlare seriamente di “qualità dell’abitare”.

 

6)       CANONE CONCORDATO

Gli attuali affitti a canone concordato presenti a Senigallia sono una fregatura, in quanto vanno dalle 400 ai 600 euro. In pratica un affitto normale. Tra poco alla Cesanella, nell’ex-area Veco ed a Marzocca saranno pronti i primi appartamenti da affittare tramite graduatoria comunale a canone concordato. Chiediamo che le graduatorie siano trasparenti e pubbliche, che si fissi un tetto massimo per gli affitti accessibili a chi versa in situazioni abitative difficili ed a chi fa difficoltà ad arrivare alla fine del mese (operai, precari, migranti ecc…). Chiediamo che gli ultimi iscritti nelle graduatorie per la casa popolare – che quindi non potranno mai ottenerla – siano i primi nelle graduatorie per il canone concordato o che almeno la loro condizione costituisca in sé punteggio.

 

7)       RECUPERO EDILIZIO E CARTOLARIZZAZIONI

In città sono presenti numerosi edifici sfitti e abbandonati. Il maggior numero di case sfitte sono di proprietà della Curia e proprio per questo è necessario che il Comune apra un tavolo di trattativa con la stessa per essere in grado di dare risposte immediate a situazioni di emergenza abitativa (sfratti per morosità o per finita locazione). L’Amministrazione Comunale deve prevedere la destinazione abitativa per tutto il patrimonio pubblico sfitto acquisendolo, ristrutturandolo, riqualificandolo, soprattutto ex-uffici e strutture del Ministero della Difesa e dell’Interno. Per i beni cartolarizzati - come la Caserma del reparto Mobile in Via delle Caserme - il Comune, sempre tramite variante, deve bloccare ogni possibile trasformazione della destinazione d’uso in modo che, a cartolarizzazione conclusa, l’Amministrazione si possa trovare con un maggiore potere contrattuale rispetto al privato. Questo permetto di destinare la Caserma ad uso abitativo con vincolo alla locazione a canone concordato. In poche parole, il privato tiene l’immobile e il Comune ne decide la destinazione d’uso.

 

CSOA Mezza Canaja


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