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Nota editoriale sulla rassegna stampa di questi giorni in

Nota editoriale sulla rassegna stampa di questi giorni in

particolare su Farc a Rifondazione.

 

Domenica 31 agosto un paginone del quotidiano La Repubblica è stato aperto con questo titolo:

“Così Rifondazione aiutò le Farc” e come sottotitolo “Dossier del governo colombiano sui rapporti tra PRC e i rapitori della Betancourt”.

 

Ci preme segnalare qualcosa che a molti potrebbe essere sfuggito. Nel descrivere le Farc l’autore del pezzo fa riferimento al loro inserimento nella cosiddetta “lista nera” delle organizzazioni definite terroriste dall’Unione Europea: le Farc sono state dichiarate tali, oltre che per i rapimenti, “per il loro coinvolgimento nel traffico della cocaina”.

Più avanti si passa al sostegno alle Farc di Rifondazione; un certo Gualdron loro rappresentante per l’Europa, riferisce del denaro raccolto per le Farc da Rifondazione : “una volta mille, un’altra volta 400 euro”.

Tralasciando ogni analisi sulla natura delle Farc, su una guerriglia che dura da decenni, sulle vicende che hanno di volta in volta visti come protagonisti di lotta armata e di insurrezioni i Sandinisti in Nicaragua e gli Zapatisti nel Messico, sui governi popolari di questi ultimi anni in quasi tutta l’America Latina, fino ai tentativi di riportare le Farc in un processo costituente per la Colombia, quello che ci è parso paradossale è l’accostamento tra il coinvolgimento nel traffico di cocaina (che dovrebbe rendere alle Farc milioni di euro a botta) e l’aiuto di ben (!) 1400 euro fornito alle stesse Farc da Rifondazione Comunista!

Qualcosa non torna in questa inchiesta che pare – nel nostro provinciale e asfittico dibattito - rivolta ad intorbidire l’immagine di un partito, il PRC, che cerca di ricostruire un nuovo rapporto di massa dopo le travagliate vicende del recente congresso nazionale.

 

2 settembre 2008.

 

www.unioneinquilini.it

 

 


"Essendomi occupata di esteri per il prc e per i giovani del mio partito vorrei dire alcune cose su questa questione.
Io rivendico con tutte le mie forze il modo di concepire e praticare la politica estera che ci ha caratterizzato. Abbiamo compreso che diplomazia vuol dire avere relazioni con le farc, con il pkk, con gli zapatisti, con i Palestinesi di tutte le fazioni, condividendo totalmente, parzialmente, o per nulla i metodi e le elaborazioni che questi soggetti - quasi sempre espressione di un radicamento e di una sollevazione politica e sociale - adottavano di volta in volta. Si sarebbe potuta sintetizzare con la banale formula "dialogare con tutti al servizio della pace". In nome di queste idee anche un nostro compagno, Angelo Frammartino, ci ha lasciato.
Io stessa, durante il mio viaggio nei territori Palestinesi in occasione delle elezioni parlamentari, ho avuto modo di incontrare moltissimi candidati, e oltre a coloro che avevano scelto la non violenza e l'opzione solo politica come pratica di lotta, sono andata a parlare anche con membri di hamas, e delle brigate di alaqsa, che come sai compiono azioni armate. Con i miei compagni abbiamo sempre ascoltato moltissimo, ma a tutti abbiamo espresso con rispetto le nostre idee. Ciò che ci dava autorevolezza era il fatto che incontrandoli manifestavamo loro un riconoscimento politico e che, dal canto nostro, dall'italia avevamo deciso di andare a garantire lo svolgimento delle loro elezioni senza attentati militari israeliani, rischiando la vita.
Il caso delle Farc è poi molto particolare e la nostra posizione molto delicata, perchè esse hanno contro uno dei più sanguinari dittatori le cui bande paramilitari diffondono terrore su tutto il territorio e condividono commerci e violenze con i maggiori narcotrafficanti del nostro paese e del resto del mondo (come la stessa commissione antimafia ha avuto modo di segnalare). Tutto questo la Betancourt lo sa, e mi pare in diverse sedi abbia affermato ciò che pensa di noi.
Ma la cosa di cui mi interessa parlare è il motivo per cui abbiamo scelto questa politica estera, e non quella di stare dentro i cosiddetti campi - siano essi imperialisti o antimperialisti, comunisti, socialisti ecc.
La ragione principale sta nel nostro modo di considerare la politica, la sola, quella del dialogo - pacato o concitato, sereno o molto teso, frutto di massimo o nessun accordo - che ci può consentire di cambiare le cose. Ovviamente sono necessarie intelligenza, pragmatismo, trasparenza e analisi seria e non volontaristica dei rapporti di forza che connotano le parti in causa.
Il punto è che, a mio modo di vedere, questo è il solo modo di individuare e aprire le contraddizioni dell'altro, ma non può evidentemente valere solo per la politica estera.
Quel che ci può consentire di avanzare rispetto alla situazione data, per me, sono la costruzione del conflitto e la conquista del consenso. Ciò significa innestarsi in una relazione, anche conflittuale, ma che implica riconoscimento e dialogo. Per fare conflitto e avere consenso è necessario entrare nel terreno dell'altro, a volte senza aspettare di essere invitati, e tentare di mutare i rapporti di forza. Non provarci nemmeno vuol dire accettare di aver perso. Per ciò che mi riguarda, questa è la pratica che mi ha fatto innamorare della politica, e non credo abbia senso rivendicarla per ciò che riguarda le relazioni estere e abbandonarla nella politica interna, nei movimenti, fra partiti differenti e nel rapporto fra movimenti e partiti.

Un abbraccio
Francesca

AGI (POL) - 06/09/2008 - 20.29.00
PD: VELTRONI, QUANDO AL GOVERNO PRC TENEVA RAPPORTI CON FARC
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ZCZC AGI2497 3 POL 0 R01 / PD: VELTRONI, QUANDO AL GOVERNO PRC TENEVA
RAPPORTI CON FARC = (AGI) - Firenze, 6 set. - "Mentre noi eravamo al
governo, Rifondazione Comunista o una parte di Rifondazione intratteneva
rapporti con i terroristi colombiani delle Farc, indicate non da Bush, ma
dall'Onu, tra le organizzazioni terroristiche". Lo ha affermato il
segretario del Pd, Walter Veltroni, intervenendo alla festa nazionale del
partito in corso a Firenze. "Le Farc - dice - sono quelle che hanno
rapito, sequestrato e tenuta prigioniera per oltre sei anni Ingrid
Betancourt. Noi - conclude Veltroni - siamo invece quelli che si sono
impegnati per la sua liberazione". (AGI) Mav/Ser/Stp 062029 SET 08 NNNN

 


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