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Dopo i “fannulloni” ecco i
“paperoni”. Così a Repubblica Eugenio Baronti (assessore alla casa della Regione Toscana): un “Brunetta” targato PRC
per le Case Popolari. Chi sono i “paperoni”? Sono
quelli che hanno osato migliorare il proprio status, da poveri a benestanti,
non ricchi! Sono quelli che onestamente dichiarano tutto. Non evasori, per
intenderci! Per Baronti gli assegnatari
devono retrocedere, in una visione pauperista-assistenzialista dell’edilizia
residenziale pubblica. Di seguito brevi commenti alle
parti che abbiamo grassettato: Secondo una ricerca dell’Irpet “i
più poveri non sono gli inquilini delle case popolari ma le famiglie che
chiedono il contributo per l´affitto e che la casa non ce l´hanno” (1). Ma questo è ovvio; sono quelli esclusi
da tempo dalle compravendite, impossibilitati ad accedere ai prezzi delle
stesse cooperative edilizie, retrocessi sotto il livello di sussistenza. Fanno
parte del popolo dei bandi ERP, ssono decine di migliaia in Toscana per i quali
Baronti invece di impostare un coraggioso ciclo politico contro la speculazione
e l’urbanistica al servizio dei poteri forti, ci/li informa che “con la
nuova legge però potremo recuperare almeno 4.500 alloggi» (5) Come? Imponendo ai «paperoni»
canoni a prezzi di mercato. In modo da spingere le famiglie con redditi superiori
ai 50mila euro a cercarsi una casa sul mercato. (2) (4) Per l’assessore Baronti si dovrà
intervenire anche sugli attuali canoni di assegnazione modificando il meccanismo
di accertamento del reddito. «Nel nuovo testo prevediamo – annuncia -
di cambiare il sistema di calcolo per l´accesso e la decadenza dalle case
popolari - dice Baronti - non più redditi convenzionali, calcolati con le
detrazioni, ma applicazione del redditometro”. (3) In parole povere, il risparmio delle
famiglie, anche quello derivato dal TFR (leggi liquidazione), diventa “capitale”,
e questo per determinare un drastico innalzamento dei canoni sociali. E’ un
colpo durissimo nei confronti di migliaia di anziani assegnatari ex operai ora
in pensione, che hanno fatto l’errore di convertire in buoni del tesoro qualche
decina di migliaia di euro di fine rapporto o di depositarli su un conto
corrente, magari della Coop. Una infamia. In sintesi: -
turn over nelle case popolari - eventuali nuove costruzioni, solo con i proventi dei canoni non più sociali - campagna di odio dei più poveri nei confronti di chi si è in qualche modo “sistemato” Che cosa è avvenuta nella testa di
alcuni che si definiscono “compagni”? Note della redazione fiorentina di www.unioneinquilini.it - 11 settembre 2008 Ecco di seguito l’articolo integrale su
Repubblica/Firenze del 10 settembre 2008. Case
popolari, ci sono troppi "ricchi" Massimo Vanni Più del 10%
degli assegnatari ha redditi largamente superiori a quelli di legge Chi abita in
un alloggio popolare è più ricco di chi chiede un semplice aiuto per l´affitto.
Solo la metà delle 20mila famiglie toscane che ogni anno si rivolgono ai Comuni
riescono ad ottenere qualche centinaio di euro di contributo per pagare
l´affitto: tutte quante però sono più povere di quelle che vivono nella casa
del Comune. Sono i dati inattesi che saltano fuori da una ricerca che a giorni
verrà presentata dall´Irpet, l´istituto di programmazione economica regionale.
Ed è il paradosso che segnala che il sistema del «welfare» toscano della casa
fa acqua. E´ arrivato
il tempo di riformare il sistema, di mettere mano ad una nuova legge», dice
l´assessore toscano alla casa Eugenio Baronti E perfino 4
ricconi con reddito oltre i 100.000 euro e un canone mensile di soli 556 euro.
A conti fatti circa l´8 per cento delle famiglie può essere considerata troppo
ricca per stare in un alloggio del Comune. (2) Ma è giusto
tenere negli alloggi pubblici regionali famiglie a così alto reddito quando ci
sono famiglie più povere che non riescono ad arrivare in fondo al mese e sono
costrette a chiedere aiuto ai Comuni (che intervengono solo nel 50 per cento
dei casi)? (3) Se le attuali
norme regionali prevedono lunghe procedure di decadenza, con la conseguenza di
ricorrere agli sgomberi solo in un piccolo numero di casi, la riforma che
l´assessore Baronti propone è quella di imporre ai «paperoni» canoni a
prezzi di mercato. In modo da spingere le famiglie con redditi superiori ai
50mila euro a cercarsi una casa sul mercato. (4) «E´ il
problema di una mobilità che non esiste e spesso gli appartamenti sono anche
mal distribuiti perché in un appartamenti di mede dimensioni ci abita solo un
anziano. Con la nuova legge però potremo recuperare almeno 4.500 alloggi», (5)
sostiene l´assessore toscano alla casa. Convinto che,
nei prossimi anni, si debba comunque mettere mano, di fronte ai bisogni crescenti,
ad un nuovo piano di edilizia residenziale pubblica. (10 settembre
2008) |
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