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Gli analisti su Lehman Brothers: poche risposte alle cause del fallimento

Gli analisti su Lehman Brothers: poche risposte alle cause del fallimento

Una breve nota editoriale con qualche interrogativo e delle ipotesi.

 

Prevalgono le descrizioni: esposizione sui mutui residenziali pari al 13 miliardi di dollari, e oltre 33 miliardi sui mutui commerciali. Esposizione = criticità nelle riscossioni.

Debito di L.B.: 157 miliardi di dollari, di cui 155 nei confronti degli obbligazionisti. Merril Lynch  è stata ad un passo dal crack, salvata per ora da Bank of America. In enormi difficoltà anche la più grande società d’assicurazioni.

Quali i motivi della crisi? Si ricorre sostanzialmente ai cosiddetti mutui subprime, quelli concessi con scarse garanzie reali di rimborso. Troppo poco.

Se utilizzate i motori i motori di ricerca si fa una gran fatica: qualcosa appare in blog eretici. Per ora manca una descrizione d’agevole lettura.

Oso avanzare tre riflessioni con il segno interrogativo:

1) è vero che la ricchezza degli americani (quelli che nominalmente fanno parte della classe opulenta) è gonfiata?

2) da che cosa è gonfiata?

3) chi ha coperto questa virtualità?

 

Qualche ipotesi da dilettante d’economia: quando si scrive che sono bruciati nei tracolli finanziari e in poche ore centinaia di miliardi di dollari questo corrisponde al prosciugamento dei portafogli virtuali di decine di migliaia di “speculatori” che hanno magari riversato un capitale virtuale in investimenti immobiliari, acquisizioni aziendali, appalti in infrastrutture e vi dicendo.

In questo senso i crack finanziari hanno conseguenze catastrofiche anche sull’economia reale. E’ senza dubbio il caso degli Usa con un arretramento che si spalma in tutti i settori compreso quello della difesa.

Chi ha coperto quest’enorme gonfiatura? La risposta sta nei sottoscrittori delle obbligazioni, che vanno individuati comunque con attenzione, perché siamo dentro una catena di Sant’Antonio.

Ad esempio il debito USA coperto dalla finanza cinese rimbalza e ritorna, sta solo in parte nei portafogli degli istituti sottoscrittori, poi chissà quanto è stato frazionato. Credo comunque cha alla fine la catastrofe arriva – come in altre fasi -  alla suo naturale bacino, che è quello del vasto parco buoi dei risparmiatori.

Inquietudine: e i fondi pensione?

C’è da rintracciare altre connessioni, vedere tutta la foresta, e quanta parte è in fiamme, e chi si salva.

Certo è che la capacità di spesa negli USA sta subendo un accelerato regresso e questo deprime l’interscambio internazionale, non solo quello tradizionale con l’Europa, ma lo stesso slancio delle economie cinese, indiana o brasiliana. Altre meditazioni: sul necessario riequilibrio sociale e ambientale interno alle grandi regioni economiche emergenti. Le svolte di politica nazionale, i dibattiti nei congressi e nei convegni. Stare allerta, capire, leggere, non  farci abbacinare dai pifferai nostrani!

Insomma, la sbornia è finita?

Ancora no, ma il mal di testa è davvero lancinante.

 

Vincenzo Simoni

 

16 settembre 2008.

 


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