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ECONOMIA
DAL CARO MUTUI AGLI AFFITTI SALATI AI PIGNORAMENTI: ORMAI È UNA VERA EMERGENZA

CHE MATTONATA, LA CASA

Aumentano del 30 per cento le abitazioni che finiscono all'asta. In forte crescita la richiesta di sussidi per pagare la mensilità. Basterà il Piano del Governo?
  Famiglia Cristiana  del 28/9/08

Casa e lavoro, due pilastri sociali che mostrano vistose crepe: la precarietà ormai è una malattia che non risparmia nemmeno l'abitazione. La casa, il sogno di una vita, può svanire facilmente in un'asta giudiziaria, perché non ce la fai più a pagare il mutuo. Così, rata dopo rata, scatta l'emergenza. A Milano, a Roma, a Napoli, insomma, nelle grandi città, come purtroppo avevamo annunciato circa un anno fa su Famiglia Cristiana, i pignoramenti sono aumentati del 30 per cento. Solo a Milano, le procedure esecutive, in parole semplici l'appartamento che finisce all'asta al miglior offerente, sono passate tra gennaio e fine agosto dai 1.675 del 2007 ai 1.964 di quest'anno.

Il bancario non ce la fa più

Tabella: i numeri.Un terremoto sociale che non tocca solo le fasce più deboli della popolazione, ma sempre di più la classe media impoverita. A incidere pesantemente è il caro mutui innescato dalla crisi dei sub-prime iniziata nell'estate del 2007 ed esplosa con il fallimento della Lehman Brothers, la banca d'affari americana.

La casa si è così trasformata in un incubo per chi l'ha acquistata qualche anno fa con un mutuo a tasso variabile, ed è diventata una chimera per quanti non la possiedono, ma sognano (meglio, sognavano) di poterla avere. È il caso soprattutto delle giovani coppie. I prezzi ancora alle stelle, nonostante una leggera flessione delle quotazioni, e rate dei mutui a tasso variabile sempre più salate stanno mettendo a dura prova i bilanci delle famiglie. Giorgio Campo, impiegato di banca napoletano, 44 anni, la moglie Anna e la figlia adolescente di nome Viviana abitano in un piccolo appartamento alla periferia di Napoli. Mostrano bollette, fatture e buste paga. Il salario del dottor Campo è di 1.900 euro al mese. Con il suo stipendio da colletto bianco paga un mutuo di 520 euro al mese, che per lui è un macigno. Con quello che gli resta arriva a malapena alla fine del mese, sfizi e svaghi meno che niente, in pizzeria ogni due settimane. In ferie solo una decina di giorni e un cruccio: non poter aiutare la figlia ad andare a vivere da sola, quando sarà più grande. Comprarle o affittarle un piccolo appartamento, un tempo obiettivo a portata di bancario, oggi è un sogno proibito. È una delle tante storie raccontate da Riccardo Chartroux, nel libro Cercasi casa disperatamente, appena pubblicato dal Saggiatore (287 pagine, 15 euro). Storie che mostrano un Paese dove la casa è un'emergenza sociale che contribuisce a frenare lo sviluppo dell'economia.

Come sottolinea l'Ocse, l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, l'Italia si caratterizza per un grado bassissimo di mobilità. Meno di un italiano su cento cambia regione di residenza nel corso dell'anno, percentuale bassissima rispetto ad altri Paesi europei, per non parlare degli Stati Uniti. L'ostacolo maggiore? La casa. «Come è possibile attrarre giovani talenti da altre parti d'Italia, se una stanza in periferia nelle nostre città costa 500 euro al mese?», si chiede Franca Porro, segretaria della Cisl Veneto.

Quando l'operaio era "ricco"

I conti sono presto fatti. Dicono le statistiche che in media, nel 1976, un operaio poteva scegliere se dirottare il 12 per cento del salario all'affitto di un'abitazione per sé e per la famiglia o destinare l'equivalente di sei anni di stipendio all'acquisto di una casa. Nel 2004 la stessa scelta era tra spendere nell'affitto il 29 per cento dello stipendio o investire 13 anni di stipendio per diventare proprietario. 

«A queste condizioni, l'acquisto di un appartamento per andarci a vivere diventa raro», dice Guido Piran, segretario generale del Sicet-Cisl. «Basti pensare che, secondo nostre stime, quasi tutti i circa 350 mila alloggi, costruiti nel 2007, non sono stati venduti». A risolvere l'annosa emergenza abitativa in Italia dovrebbe concorrere il Piano casa varato dal Governo, con la Legge n. 133 del 6 agosto 2008, meglio nota come Manovra d'estate. Entro 60 giorni, il Governo deve varare il decreto attuativo. «Ma è un piano fragile, che poggia su un progetto che manca di quattrini», chiarisce Piran. «In pratica, non ci sono nuovi finanziamenti pubblici, tutto è basato sull'apporto di capitali privati».

Per la verità c'è un fondo di 550 milioni di euro del Governo Prodi e altre risorse di minore entità che confluiranno in un fondo immobiliare istituito presso la Cassa depositi e prestiti, cui parteciperanno le fondazioni bancarie, con l'obiettivo di costruire 20 mila alloggi in due anni. Ma non saranno case popolari. «Si tratta del cosiddetto social house, un inglesismo che indica un programma abitativo sperimentale che consente di avere alloggi a canone calmierato, oltre alla possibilità di vendita a prezzo convenzionato», spiega Piran. 

«Il canone calmierato significa 500-600 euro al mese, poco al di sotto dei valori di mercato. Questo Piano casa indica quale politica abitativa il Governo vuole attuare», aggiunge il segretario del Sicet, «con un ruolo sempre più marginale degli Iacp (Istituto autonomo case popolari) a favore dei privati. Su questo punto è significativo l'accordo del 3 settembre tra l'Ance (Associazione nazionale costruttori) e le tre centrali cooperative, soggetti che si candidano presso il Governo per la costruzione e gestione del futuro Piano casa».

Tutti quegli affitti in nero

Timori che, secondo Corrado Sforza Fogliani, presidente di Confedilizia, sono esagerati, anche se i costruttori sono sostanzialmente d'accordo sul Piano casa. «Piuttosto, nell'attesa occorre incentivare l'affitto», precisa Sforza Fogliani. «Se il caro mutui scoraggia l'acquisto, la via d'uscita più immediata è avere un canone più leggero, ma come si fa con tutte le tasse che gravano sulla casa?», si domanda il presidente di Confedilizia. «Il Governo si è impegnato a introdurre la cedolare secca sugli immobili, in modo da favorire contratti agevolati, perché il vero problema degli affitti», precisa Sforza Fogliani, «è l'eccessiva imposizione fiscale che arriva a pesare per il 50-60 per cento sul canone».

Ma il problema è che buona parte degli affitti è in nero... «Già, ma l'affitto in nero è frutto della pressione fiscale», polemizza il presidente di Confedilizia. Rimane un dubbio, ma se non pagano le tasse, perché gli affitti sono così cari? «Ormai, il peso della mensilità è una mattonata», aggiunge Piran. «Lo dimostra il fatto che nell'ultimo anno, circa 200 mila famiglie in più hanno chiesto il sussidio per poter pagare l'affitto».

Giuseppe Altamore
   
   
SE SEI PRECARIO SCORDATI IL MUTUO

Lavoro atipico e mutuo per la prima casa: binomio possibile. Lo garantiscono i depliant informativi delle banche e i siti Internet delle filiali online. Ma, a una più accurata richiesta di informazioni, le difficoltà non tardano a emergere e le teorie si traducono nei fatti in una spesa maggiorata.

Roberta e Gianluca, giovani coniugi poco più che trentenni, da poco si sono trasferiti nella loro nuova casa: un bilocale a Tor Lupara, piccolo paese ai bordi esterni del Grande raccordo anulare romano, valore 162 mila euro. «Abbiamo iniziato il nostro giro informativo due anni prima del matrimonio: molte le banche interpellate, tanti anche i siti Internet consultati». Parla Roberta, insegnante precaria, ma con un'instabilità atipica, a lavoro garantito: iscritta in graduatoria permanente, di anno in anno riceve un incarico dall'Ufficio scolastico provinciale. Serve alla scuola, ma per mancanza di fondi non viene assunta a tempo indeterminato.

«Abbiamo preferito un mutuo online, perché, confrontando i costi, abbiamo rilevato un risparmio notevole sulle spese di consulenza». Il mutuo via Web prevede una mail iniziale di domanda del finanziamento e successivamente un contatto da parte della banca: con una telefonata, il consulente richiede l'invio della documentazione, dai dati anagrafici all'ultima busta paga. «Abbiamo scelto di coinvolgere burocraticamente solo me, nel mutuo, perché in futuro speriamo di poterci permettere una casa all'interno del raccordo e Gianluca, in quel caso, ne sarebbe l'intestatario. Eravamo sicuri che non avremmo avuto difficoltà nell'ottenerlo, le informazioni lette sembravano chiare». Ma così non è stato. 

«Mi avrebbero dato un finanziamento solo previa assicurazione sul mio lavoro». Dunque, con spese maggiorate. Oppure, occorreva un garante o un altro mutuatario. «Ho spiegato ripetutamente che il mio è in realtà un lavoro quasi fisso, che l'incarico mi viene rinnovato di anno in anno, e che il tempo determinato è solo formale, ma non è servito. Inoltre: il mutuo è ipotecario.

Quindi, quale garanzia migliore della casa, che la banca stessa ha provveduto a stimare? Alla fine, però, non abbiamo potuto fare a meno di coinvolgere mia madre, che è diventata mutuataria insieme a me: ha 60 anni e una discreta pensione. Ma io non sono figlia unica, mi sono fatta molti problemi, perché mia sorella non avrebbe pututo avere la mia stessa possibilità». Il mutuo ottenuto ha un importo di 129 mila euro, poco meno dell'80 per cento del valore dell'immobile. Ha una durata di vent'anni, per una rata mensile di 898 euro.

Maria Gallelli

 

L'INCUBO DELLA RATA CHE LIEVITA

Un bilocale in una zona residenziale di Milano, perfetto per una giovane che vive da sola. Con i risparmi messi da parte in alcuni anni di lavoro a tempo indeterminato, e un po' di aiuto iniziale dai suoi genitori, Elena, 30 anni, riesce a realizzare il suo sogno: comprare casa. Con un mutuo, ovvio. Durata: 25 anni, a tasso variabile. Siamo alla fine del 2005, e in quel momento il variabile sembra conveniente. Un sacrificio, certo, ma dopo tanti anni di stipendi riversati nell'affitto di monolocali carissimi, l'acquisto sembra la soluzione più ragionevole. Invece, è l'inizio di un incubo. «Già dopo i primi mesi, le rate del mutuo cominciano a salire vertiginosamente, senza mai invertire la rotta», spiega. In due anni, Elena ricorda di aver pagato sempre rate superiori, e di molto, a quella di base stabilita.

Alla fine del 2007, dopo l'ennesima stangata mensile, non ce la fa più. Due anni sono abbastanza. E decide di rinegoziare il mutuo, con un'altra banca, passando al tasso fisso. Di nuovo le spese notarili e l'azzeramento del mutuo a 25 anni. Si ricomincia da capo, con una rata un po' più alta del previsto, ma fissa. Così, adesso Elena è tranquilla: «Su un lungo periodo», dice, «indipendentemente dal mercato, non avrò più brutte sorprese».

Giulia Cerqueti



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