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01.10.08.Carovita a Milano – rapporto Caritas

 

Crisi per il ceto medio: "In città 85mila a rischio" Nuovi poveri Una crisi inesorabile che non falcia più solo i disoccupati e gli emarginati senza speranza, ma che taglia le gambe e il futuro anche al ceto medio che può contare su uno stipendio ma che non riesce lo stesso ad arrivare alla fine del mese. La Caritas Ambrosiana scatta la sua fotografia per verificare lo stato di salute della città. E la trova più povera dell´anno scorso, con 5.000 clochard di nome e di fatto, ma anche 85.000 persone «vulnerabili», cioè a rischio di collasso economico e sociale, una cifra che stimano veritiera anche i docenti della Bicocca.

A rischio, come sempre, i precari a tempo indefinito, le madri divorziate, gli anziani soli, i malati gravi, le famiglie numerose, gli immigrati in generale, peggio se irregolari. Ma, a sorpresa, don Roberto Davanzo, direttore della Caritas Ambrosiana, sottolinea il problema grave che affligge oggi «il ceto medio delle professioni e del pubblico impiego, il mondo delle giovani famiglie», tutti costretti ad andare a vivere fuori città, o (chi può) a tornare nel meridione, per non restare in strada. Davanzo cita l´angoscia di chi, qualche anno fa, ha contratto un mutuo, sperando di non sperperare più soldi per gli esosi affitti milanesi, e che ora «si ritrova nell´impossibilità di fra fronte alle rate che aumentano con le banche e i creditori che minacciano rivalse».

Sono i problemi che gli addetti agli sportelli dei 61 centri d´ascolto dei "Servizi di accoglienza milanese" della Caritas hanno ascoltato nell´ultimo anno. Non più e non solo - fra i 15.901 cittadini che hanno chiesto aiuto - donne peruviane in lacrime perché non riescono a trovare casa. Ma anche padri di
famiglia milanesi che si presentano pieni di vergogna perché lo sfratto sta arrivando e trovare una nuova abitazione, ai prezzi correnti, è impossibile
. Così se nel 58 per cento dei casi il problema è ancora il
lavoro, il 33 per cento lamenta problemi economici e il 15 per cento precisa che l´emergenza riguarda il posto dove vivere.

Certo, hanno spiegato i ricercatori che hanno analizzato i dati, il 75 per cento del campione è costituito ancora da cittadini stranieri. Ma in un caso su quattro ha bussato alla porta della chiesa un italiano. Donna, nel 70 per cento dei casi, e coniugata, in un caso su due. Quindi «donne che parlano a nome di una famiglia», ha spiegato Angela Signorelli. Di tutte queste persone, 2.336 hanno descritto ai volontari la propria sconfitta sul fronte abitativo, problema comune a Milano, la città dei 10mila sfratti esecutivi, delle 17mila famiglie iscritte al bando per la casa popolare, dove si stima che servirebbero tra i 42 e i 45.000 nuovi alloggi per far fronte alla domanda di abitazioni a canone contenuto.

Giuseppe Sala, della Fondazione San Carlo, che ha raccolto i dati per questo settimo rapporto dell´Osservatorio diocesano delle povertà e delle risorse, denuncia lo «scandalo delle case sfitte, non
solo quelle private, ma anche quelle pubbliche» chiedendo alle istituzioni «un intervento per ridurre la tensione abitativa, che porta alla speculazione e all´esclusione di fasce sempre maggiori di
popolazione».

Affitti folli sono, infatti, quelli milanesi. Secondo dati regionali, il canone medio mensile a Milano è di 497,92 euro, più della media mensile nazionale, e con un trend di aumento superiore anche all´inflazione. Aggiunge Sala: «La spesa per l´abitazione erode sempre di più il reddito complessivo. E il privato sociale da solo, assieme a lodevoli iniziative di housing sociale che stiamo sperimentando noi e la Fondazione Cariplo da qualche anno, non possono risolvere tutti i problemi».

(01 ottobre 2008)
 

 


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