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Comunicato stampa

Casa/Roma: “ Alemanno è
sconcertante nel grado di confusione che riesce a creare sul tema delle
politiche abitative, qualcuno dovrebbe dirgli che la casa non sono
mattoni ma è soprattutto le persone e che una cosa è il social housing
e un’altra sono le case popolari. Si avvicina una nuova
cementificazione di Roma.

In merito alle dichiarazioni del Sindaco
Alemanno, Guido Lanciano, segretario dell’Unione Inquilini di Roma e
Lazio, ha dichiarato: “ C’è da rimanere sconcertati dalla valanga di
confusione e di vera e propria disinformazione che il Sindaco e la
Giunta stanno riversando sui cittadini di Roma sfrattati, in
graduatoria e con forte precarietà abitativa. Come prima cosa
affermiamo con nettezza che il social housing non ha nulla a che vedere
con le case popolari. I 25.000 appartamenti di social housing di cui
parla Alemanno sono di edilizia agevolata ovvero un canone che avrà un
costo non inferiore ai 500/600 euro mensili, oltre al condominio.
Appare evidente che tale canone, seppure inferiore al mercato, sia
impossibile da pagare da parte delle oltre 30.000 famiglie in
graduatoria che hanno redditi inferiori a 1.000 Euro mensili netti
complessivi famigliari. Davvero il Sindaco pensa che, fulminato sulla
via di Damasco, così come del resto fa il governo che sforna un piano
casa esclusivamente destinato a fondi immobiliari chiusi per realizzare
alloggi da locare a canoni pari al 70% del canone concordato (circa
500/600 euro al mese), il social housing sia la risposta esclusiva da
dare ai senza casa?. Se così è il risveglio sarà amarissimo, a partire
dalle famiglie in graduatoria. Noi non siamo innamorati delle
definizioni esotiche del Sindaco. Noi pensiamo che la questione casa
sia maledettamente seria è ha bisogno di un ventaglio di iniziative che
sappiano aggredire tutti i segmenti del bisogno casa. Noi proponiamo al
Sindaco, alla Giunta comunale e al Consiglio comunale che si esca una
volta per tutte dalla priorità di rispondere alle esigenze dei
costruttori e si definisca un Piano Casa quinquennale del Comune di
Roma che contenga le seguenti linee guida:
1) la realizzazione e il
recupero di almeno 15.000 case popolari da parte di Ater e Comune da
assegnare alle famiglie in graduatoria a canone sociale;
2) la
realizzazione ed il recupero di almeno 8.000 alloggi tramite i cambi di
destinazione d’uso da assegnare a famiglie in precarietà abitativa e a
famiglie che non hanno potuto acquistare le case messe in vendita da
enti privatizzati o a seguito di cartolarizzazione, il canone dovrà
essere definito tra il minimo e il medio delle fasce definite dall’
accordo locale tra proprietari ed inquilini ai sensi dell’articolo 2
comma 3 della legge 431/98;
3) sia emanato e sostenuto un bando per l’
autorecupero e l’autocostruzione, attraverso cooperative interetniche,
destinando ad esso immobili e aree pubbliche, ed in particolare gli
immobili ex demaniali;
4) una forte iniziativa di contrasto dei canoni
neri per studenti fuorisede e sviluppo dell’offerta di alloggi ad essi
destinati.
La città di Roma ha già dato molto a costruttori e
palazzinari della rendita e della speculazione immobiliare. Le
famiglie romana oppresse da una crisi economica grave hanno bisogno di
fatti concreti ed esigibili. Non sono questi fatti il social housing di
cui straparla il Sindaco di Roma e che per i prezzi di locazione che
propone non rappresenta alcuna risposta concreta per le famiglie in
graduatoria.

 


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