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Le azioni «alternative» per uscire dalla crisi – Sbilanciamoci

Le azioni «alternative» per uscire dalla crisi – Sbilanciamoci

Con la crisi finanziaria internazionale e la grave recessione in arrivo in tutto il mondo, la politica economica - in Italia, in Europa, negli Usa e a livello globale - si trova ad assumere un ruolo essenziale per governare l'economia, regolamentare i mercati, guidare i comportamenti di banche e imprese. E' il ritorno della politica, che deve fondarsi su valori condivisi - il benessere, l'equità, la sostenibilità ambientale - perseguire un interesse generale, tutelare diritti e controllare l'economia. E' la fine di 40 anni di politiche neoliberiste, che hanno imposto la ritirata dello stato dall'economia e hanno «lasciato fare» ai mercati. Le cause della crisi sono nell'insostenibilità di un sistema in cui le transazioni annuali di azioni e obbligazioni sono quattro volte il Prodotto interno lordo mondiale, quelle dei prodotti derivati sono 12 volte il Pil mondiale, quelle sui mercati dei cambi lo superano di 15 volte. Il gonfiarsi della finanza è il risultato dalla piena liberalizzazione dei movimenti dei capitali e del mercato dei cambi, che ha consentito alle imprese e ai ricchi di tutto il mondo di trasferire denaro dove c'erano guadagni speculativi e minore tassazione. Così, un quarto della ricchezza generata in un anno sul pianeta finisce nei paradisi fiscali; in Italia circa tre quarti delle imprese dichiara di non fare profitti e quindi non viene tassata. In questa situazione, le risposte alla crisi decise finora fanno di tutto per lasciare pressoché immutato il sistema e salvare i responsabili della crisi, facendone pagare i costi a tutti i cittadini. Quattro azioni alternative sono possibili. 1. Chi ha speculato, paghi. I costi per «salvare» la finanza devono essere a carico di chi ha beneficiato delle rendite finanziarie. L'Italia può introdurre alcune misure per finanziare gli interventi di «salvataggio»: - aumento della tassazione sulle rendite finanziarie, almeno in linea con la tassazione prevalente in Europa (una misura già contenuta nel programma del governo Prodi); - nel caso di costi di «salvataggio» particolarmente elevati, valutare la possibilità di un'imposta patrimoniale una tantum sui patrimoni più elevati; - aumento della tassazione sugli immobili e sulle rendite immobiliari, con misure per ridurre l'evasione fiscale da parte dei percettori di redditi da locazione; - forte aumento della progressività dell'imposizione fiscale sui redditi delle persone fisiche, in particolare a partire dagli scaglioni superiori ai 100 mila euro l'anno. 2. Serve un governo pubblico della finanza. Nuove istituzioni e regole devono guidare le attività finanziarie in Italia e a scala globale. Per governare la finanza globale è necessario un nuovo sistema internazionale. Una misura urgente in questo campo è l'introduzione della Tobin Tax sulle transazioni valutarie, in modo da ridurre il volume delle attività speculative sui mercati dei cambi. Inoltre, il governo italiano potrebbe prendere le seguenti misure: a. I finanziamenti forniti dallo stato alle banche devono prendere la forma di quote azionarie; un'agenzia pubblica, sul modello dell'Iri, potrebbe detenere tali azioni e svolgere un ruolo anche nell'orientamento delle attività svolte dalle società partecipate. b. E' necessaria una forte regolamentazione delle attività finanziarie per limitare le operazioni speculative e aumentare la solidità e la trasparenza; tra queste si può proporre di: - aumentare le riserve necessarie per l'attività degli operatori finanziari - porre forti restrizioni alla vendita e all'acquisto di prodotti finanziari derivati, specie nel settore energetico, ambientale e delle materie prime; inoltre, dovrebbe essere vietato l'uso di derivati da parte di enti pubblici italiani. c. E' necessario introdurre la regola che i ministri, i vertici delle amministrazioni dello stato, della Banca d'Italia delle Autorità di controllo debbano non aver ricoperto incarichi di responsabilità in banche e grandi imprese private, italiane o estere, per i tre anni precedenti la nomina, e si impegnino a non assumerli per i tre anni successivi alla fine dell'incarico. E' paradossale che i responsabili chiamati a gestire la crisi finanziaria spesso provengano direttamente dalle banche d'affari protagoniste della crisi: il ministro del Tesoro Usa Henri Paulson e il governatore della Banca d'Italia Mario Draghi erano ai vertici di Goldman Sachs fino alla nomina politica. 3. Limitare la recessione. Per ogni euro investito nel salvare il sistema finanziario, ci dev'essere un euro investito per tutelare e riconvertire l'economia reale. L'Unione europea e l'Italia dovrebbero impegnarsi a finanziare - con risorse pari a quelle destinate alla finanza - un piano d'investimenti pubblici su tre fronti principali: - infrastrutture e servizi: le «piccole opere» di tutela del territorio, miglioramento di scuole e servizi sanitari pubblici, sistemi di trasporto urbano e regionale; - un piano di costruzione e ristrutturazione di abitazioni di proprietà pubblica, da assegnare in affitto, con prezzi controllati, a giovani e famiglie e basso reddito; - incentivi pubblici a investimenti privati in energie rinnovabili e attività sostenibili dal punto di vista ambientale. La domanda di beni e di lavoro attivata da un tale programma consentirebbe di evitare (e limitare) la recessione in arrivo, dare una risposta alle emergenze casa in molte città , di compensare le perdite di posti di lavoro prodotte dalla crisi e di riorientare lo sviluppo della nostra economia. 4. Redistribuire risorse e ridurre le disuguaglianze. La politiche devono rovesciare l'aumento delle diseguaglianze e il trasferimento di risorse dai poveri ai ricchi associato alla finanziarizzazione. Negli ultimi vent'anni l'Italia è diventato uno dei paesi con le peggiori diseguaglianze di reddito e di ricchezza d'Europa. La quota dei profitti e delle rendite finanziarie è aumentata in modo abnorme; le politiche di risposta alla crisi finanziaria devono essere coerenti con la necessità di avviare una redistribuzione di risorse dai ricchi ai poveri. Esempi di misure che possono contribuire a questi obiettivi sono le seguenti. - un aumento dell'imposizione fiscale sulle imprese (l'Ires) in modo aumentare del 30% le entrate in due anni; - reintroduzione della tassa di successione, che consente di redistribuire risorse tra le generazioni e di ridurre le diseguaglianze di ricchezza che derivano dai privilegi familiari; - valutare la possibilità di introdurre un limite al divario tra i superstipendi dei manager e quelli dei lavoratori; si potrebbe individuare l'obiettivo che il rapporto tra il dipendente più pagato e quello meno pagato di un'impresa o di un'amministrazione pubblica sia di 25 a uno. Tale rapporto dovrebbe essere vincolante per le istituzioni pubbliche. Per le imprese private, tale convergenza dei redditi può essere favorita, ad esempio, escludendo le imprese che superino tale rapporto dall'accesso a agevolazioni fiscali e incentivi pubblici.

 


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