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USA/Obama presidente

USA: Obama presidente. Che cosa ha bloccato l’ondata razzista.

 

Nota UI  e allegato lancio Ansa del 5 novembre 2008, ore 9.58.

 

Obama raccoglie il 52% dei consensi contro il 48% di Mc Cain. Sono dati grezzi, che si ottengono scorporando altri suffragi come quelli a Nader e ad altri candidati dispersi. Non è una valanga di consensi ad Obama perché la polarizzazione c’è stata con una alta affluenza al voto, intorno al 66% rispetto al 55,3% delle elezioni presidenziali del 2004 (riconferma di Bush). Certo, il 33% non ha partecipato al voto ma una larga parte del consenso ad Obama - ad avviso di analisti avveduti - esprime una radicalità di posizioni sociali molto più accentuata rispetto a quella dei suffragi presidenziali al Clinton.

 

Sono convinto che è stata la richiesta maggioritaria di una svolta nella politica sociale ed economica a bloccare l’ondata razzista.

Abbiamo tutti paventato ( per Berlusconi “auspicato”) che l’America somigliasse alla nostra Italia resa isterica dalle immagini di milioni di migranti con facce scure, turbata da una parossistica campagna dei media, non solo televisivi, sulla sicurezza e sul crimine a getto continuo.

Non ci rassicuravano le teorie sulla ormai consolidata mescolanza etnica nella quale tutti diventavano americani: non tra gli impoveriti, non nella depressione dei deserti urbani post-industriali. Il voto nell’Ohio è stato il segno più eclatante del peso di quegli altri fattori, che si riferiscono alla condizione esistenziale di decine di milioni di persone.

Certo, c’era la voglia di punire Bush e suoi eredi, ma questo non poteva bastare. L’immagine del liberismo (tutti più ricchi) evocata da Mc Cain era perdente ed ha fatto la differenza.

 

C’è un insieme pesante di problemi e di aspettative su cui si misurerà la validità progettuale ed esecutiva del ceto politico vittorioso. Ci sono aspettative di sostanza che dovranno “dialogare” con il realismo dell’apparato della Casa Bianca e la formidabile influenza delle lobbie sul Congresso. Un elenco sommario fa riferimento non solo alla sofferenza per mutui non esigibili, ma anche alla crisi d’interi settori industriali, alla richiesta massiccia di sussidi alla disoccupazione, alla sempre annunciata ma mai iniziata  riforma dell’assistenza sanitaria nazionale da fare subito.

Cose grosse.

 

Vincenzo Simoni – segretario nazionale Unione Inquilini

 

» 2008-11-05 09:58

OBAMA: NULLA E' IMPOSSIBILE IN AMERICA, 'YES WE CAN'

Il presidente eletto Barack Obama ha vinto le elezioni presidenziali con la maggioranza assoluta dei suffragi, circa il 52%, secondo i dati provvisori. Non succedeva dal 1976 per un candidato democratico alla casa Bianca, da quando cioé Jimmy Carter aveva ottenuto il 50,1% dei suffragi. Bill Clinton non è mai riuscito a raggiungere la maggioranza assoluta. Nel 1996, anno della sua rielezione trionfale, aveva vinto con il 49,24% dei voti; nel 1992, aveva conquistato la Casa Bianca con il 43% (ma è anche vero che i candidati erano ben tre). E' record anche il tasso di partecipazione di quest'anno, pari circa al 66%, cioé a livelli analoghi di quelli del 1908, secondo il sito Real Clear Politics. Quando John Kennedy venne eletto nel 1960 la partecipazione superò appena il 63%. Nel 2004, anno della rielezione del presidente uscente George W. Bush, del 55,3%.

In America "nulla è impossibile" e chi ancora non è convinto, non ha che da guardare al nuovo presidente eletto degli Stati Uniti. Barack Obama ha debuttato così a Chicago, con un discorso della vittoria impregnato di 'sogno americano' e riferimenti alle divisioni che hanno segnato la storia degli Usa, e annunciando che il cambiamento "é arrivato". 'Yes we can', lo slogan che per quasi due anni ha accompagnato la sua campagna elettorale, è diventato anche l'inno con cui Obama ha celebrato quella che definito, rivolto alle decine di migliaia di sostenitori, "la vostra vittoria". "Siamo e saremo gli Stati Uniti d'America - ha detto Obama, citando Abramo Lincoln per respingere l'idea di un Paese diviso - e abbiamo dimostrato al mondo intero che non siamo semplicemente una collezione di individui di tutti i tipi".

Una folla multirazziale ed entusiasta ha accolto Obama, sventolando bandiere a stelle e strisce, in un grande parco di Chicago, assediato all'esterno da un'altra folla che non è potuta entrare nello spazio da 70.000 posti preparato per l'evento. Accolto sulle note di 'Sweet Home Chicago', Obama ha debuttato ringraziando la città che lo ha adottato dagli anni Ottanta e si è poi lanciato in un primo discorso da presidente eletto che ha ricalcato i temi della sua campagna elettorale: la necessità di portare "il cambiamento" in America, la promessa di rispondere alla speranza di chi si sente abbandonato o ai margini della società, l'avvertimento "ai nostri nemici nel mondo" che l'America è forte, unita e pronta a rispondere a qualsiasi minaccia. L'onore delle armi è andato a John McCain e Sarah Palin, che Obama ha ringraziato e a cui ha chiesto, in una conversazione telefonica con il senatore dell'Arizona, di aiutarlo a guidare il Paese. Il vice Joe Biden, la moglie Michelle e le due famiglie hanno raggiunto alla fine Obama sul palco e il presidente eletto ha chiuso ricordando alle figlie Sasha e Malia che si sono "meritate il cucciolo" che aveva promesso loro all'inizio di un'estenuante campagna che ha coinvolto tutta la famiglia per quasi due anni.

 


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