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A proposito di intercettazioni

Intercettazioni e politica. Quando e come sarà diversa?

 

Occhio non vede… cuore non sente. E’ uno dei tanti proverbi del popolo-struzzo.

Dunque: si stanno agitando freneticamente i maneggioni: le intercettazioni consentite solo per i terroristi e i mafiosi  Come concessione dell’ultima ora,  si “consente” che si possono attivare per ipotesi di reato superiori a 15 anni.

Callisto Tanzi ha avuto 10 anni, altri molto meno! A Firenze non si sarebbe mai saputo che il Sindaco Leonardo Domenici considerava il parco previsto nell’area di Castello… una cagata.

Pacche sulle spalle, da Ligresti a Cioni, da Rapisarda a Biagi, da Romeo agli assessori del ramo da Napoli a Roma, da Roma a Firenze, da Firenze a Venezia e Milano. “Si può fare”.

Sputtanati, ridicolizzati, sono tanti “Re nudo”.

Ed è questo che non va bene con le intercettazioni! Perdono l’aura, si riducono a scalzacani. Indicati a dito, come fanno a girare per i locali (da noi a Firenze sarà il “Cibreo”?!); a rischio di lancio della scarpa?

Non temono l’arresto. In galera ci stanno pochissimo, al più dei comodissimi arresti domiciliari. Temono lo sfarinamento del “sistema”.

Così lo definisce Saviano, come “sistema” è il nome collettivo dato a se stessi, dai camorristi.

Dopo di che?

Mi auguro che si arrivi a Milano, alla Milano da tracannare, dove ancora si possono intraprendere le cose più audaci: dai fondi immobiliari con la “valorizzazione” del patrimonio comunale, alla vendita il pregio… Coprire il buon nome del distruttore Zunino, così da Palazzo Marino, così dal Palazzo Comunale di Sesto San Giovanni. Relegare la passione civile di alcuni urbanisti e ambientalisti non allineati a ininfluenti utopie. Ma sì, sfasciare tutto, cementificare a go-go, a Milano, evviva il deficit spending ultra keinesiano per un Expo… per esporre che cosa, oggi! Si arrivi per favore, e presto, a Milano e dintorni! Fate inchiesta, cari lombardi.

Dopo di che?

Che succederebbe in una Italia senza capi-bastone, senza assessori benevoli con chi si prosterna, senza sindaci da guardare negli occhi?

Popolo orfano, rischieresti di recuperare qualcosa della perduta sovranità. Ma che fatica ricostruire l’aggregazione, riunirsi per fare delle liste di base, fare i banchini della raccolta firme e raccolta fondi per una campagna elettorale diversa!

Perché è questo che conta davvero e non è facile arrivarci.

Vi voglio raccontare due storie elettorali, una non recente e una di due anni fa.

Ricordate “mani pulite”? I giudici di Milano allora ce lo dicevano:  “Noi non possiamo sostituirci alla politica ma come vorremmo una politica diversa!”.

Ci fu chi tentò di arrivarci e ce la fece, quasi. Era “La Rete”; succedeva prima della discesa in campo di Berlusconi. Diego Novelli a Torino, Nando Dalla Chiesa a Milano, Leoluca Orlando a Palermo e Claudio Fava a Catania si presentarono come candidati a sindaco. A Milano era scontata la difficoltà a farcela; a Palermo Orlando passò. Ma a Torino, dove si giocava la partita politicamente più significativa, che cosa successe? Novelli al primo turno era in netto vantaggio sul candidato ufficiale del Pds, Castellani; al secondo turno, Castellani sostenuto da Fassino e dagli Agnelli, battè Novelli e diventò sindaco con il voto di tutte le destre.

A Catania, qualcosa di simile, Fava non venne battuto dal candidato della mafia, ma dal centro sinistra rappresentato da un ex repubblicano, un certo Bianco, su cui conversero affaristi, portaborse di centro sinistra e di centro destra e l’inossidabile gruppo dirigente del Pds. Eppure Fava aveva raccolto il 49% dei voti!

Il rinnovamento fu ritentato quindici anni dopo a Venezia da Felice Casson. Al primo turno Casson era in grande vantaggio; al ballottaggio resta al palo e vince Cacciari, espresso da una frazione dei DS e dalla Margherita, con il travaso massiccio dei voti della destra.

Ma come sono trasversali e sodali questi due poli  quando si va al dunque !

 

Vi sto annoiando? E no! Bisogna pur ricordare per costruire qualcosa che regga, oggi. E per reggere bisogna tagliare con tutta questa gente.

Vincenzo Simoni – Firenze, 19 dicembre 2008.


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