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Napoli: Relazione letta al 7 congresso provinciale dell’unione inquilini di napoli



UNIONE INQUILINI C.U.B.

Federazione Regionale della Campania

Sede Centrale e Ufficio Legale in Napoli

Via Tribunali, 181 Telefax 081210810

unioneinquilininapol@libero.it

 

                                                                                         

 Disagio sociale e disagio abitativo

Il tema del disagio sociale è stato già trattato da me in una precedente relazione che ho presentato in occasione della conferenza stampa a cui scopo è stata destinata la presentazione di una manifestazione assemblea-concerto tenutasi il 22 ottobre scorso. L'intenzione, allora, era di mettere in risalto il disagio sociale dei nostri quartieri, in particolare dell'Area Nord di Napoli dove vivono e operano in maniera viscerale organizzazioni criminali. I dati che presentai davano fortemente l'immagine dei nostri quartieri: il tasso di disoccupazione sempre più crescente, il numero di denunce per lesioni dolose, il numero di morti ammazzati ad opera della camorra e ancora il fatturato della Camorra per il traffico di stupefacenti.
Relazione in allegato.
Oggi, invece, il mio intento è mostrare con l'utilizzo di dati dimostrativi i fenomeni di disagio sociale e abitativo riportando anche i possibili interventi che vengono promossi. Prima però, è necessario conoscere cosa si intende per disagio sociale e disagio abitativo per cui riporto le definizione di entrambi i fenomeni.
Si intende per disagio sociale la situazione -prolungata nel tempo- in cui il soggetto, per specifiche condizioni, non è in grado di utilizzare pienamente le proprie risorse e le opportunità offerte della società, e alternativamente e/o contemporaneamente si isola o suscita rigetto da parte della società stessa; si manifesta cioè come problema sociale per la soluzione del quale è opportuno, e talvolta indispensabile, un intervento.
Tante sono le cause che portano il soggetto a divenire uno svantaggiato sociale. In questa sede però vogliamo soffermarci principalmente su alcune cause e alcuni interventi. -Disagio sociale i cui protagonisti sono i minori.

Per i minori esiste un fenomeno diffusissimo chiamato dispersione scolastica che consiste nell'abbandono molto spesso ingiustificato della scuola.        

Tipo di Intervento: Esiste un Ufficio Prevenzione del Disagio Socio-Educativo che si occupa principalmente di iniziative socio-educative favorendo il contrasto alla dispersione scolastica e l'inclusione sociale. Gli obiettivi principali di questo ufficio sono:

  • Riavvicinare i bambini che hanno una disaffezione alla scuola, con presenza saltuaria e/o evasori;
  • Reintegrare nel circuito scolastico i soggetti fuoriusciti, pluriripetenti o fuori dall'obbligo;
  • Reintegrare nel circuito sociale minori con gravi problemi familiari.

In Allegato riportiamo l'andamento del fenomeno e le rispettive cause.

 

Dalle scuole primarie, nell'anno scolastico 2010-2011, sono pervenute 253 segnalazioni (23 in meno rispetto all'anno precedente) e a fine anno scolastico, dopo i vari controlli, sono risultati inadempienti 125 alunni, pari allo 0,28% sul totale degli iscritti, in diminuzione rispetto all'anno precedente dello 0,11%.

Dalle scuole secondarie di I grado sono pervenute, durante l'anno scolastico, 957 segnalazioni (71 in meno rispetto all'anno precedente) ed a fine anno scolastico, dopo i vari controlli, sono risultati inadempienti 514 alunni pari all'1,54% sul totale degli iscritti.

In linea di massima c'è stato un calo di inadempienze sia per gli alunni frequentanti la scuola primaria che secondaria.

 

-Prevenire o sanare un disagio sociale sostenendo la famiglia.

1° caso in cui esiste famiglia con minore riconosciuto da un solo genitore.

Tipo di Intervento: E' previsto un contributo economico in modo da sostenere i nuclei familiari monogenitoriali con figli minori riconosciuti da un solo genitore come misura attiva di contrasto alla povertà. Le famiglie che hanno questi prerequisiti possono presentare la documentazione e quindi la richiesta presso la sede del Servizio Politiche per i Minori, l'Infanzia e l'Adolescenza.

 

Riportiamo il grafico relativo al numero di domande pervenute negli anni 2009, 2010, 2011,2012.

 

2009=1158 richieste;

2010=1126 richieste;

2011=1075 richieste;

2012*=1019 richieste.

 

*per l'anno 2012 si intende solo il primo quadrimestre.

 

Dal grafico emerge un calo di circa 140 richieste in 4 anni. In realtà il calo è dovuto al maggiore controllo effettuato e quindi ad una maggiore quantità di richieste bocciate per non-idoneità e anche perché il dato del 2012 è limitato ai primi mesi.

 

Il grafico che segue, invece, riporta il numero di domande effettuate da madri straniere perlopiù di provenienza anglo-americana.

 

2010=118 richieste;

2011=121 richieste;

2012=108 richieste* da notare che per l'anno 2012 si intende il primo quadrimestre.

 

2° caso in cui si parla di Affido familiare di uno o più minori in una famiglia diversa da quella d'origine.

L'affido familiare è regolato dalla legge n. 184 del maggio 1983 "Disciplina dell'adozione e dell'affidamento dei minori," modificata poi dalla legge n. 149 del marzo 2001: "Diritto del minore ad una famiglia".

Tipo di Intervento: L'affidamento familiare rappresenta un servizio di sostegno alla genitorialità per nuclei familiari in temporanea difficoltà; questo progetto di intervento prevede il collocamento residenziale o diurno con carattere di temporaneità del minore presso famiglie affidatarie che si occupano del mantenimento, dell'istruzione, dell'educazione e di tutti i bisogni quotidiani del minore affidato. Anche in questo caso bisogna presentare una richiesta presso il Centro di Servizio Sociale Territoriale Municipale.

 

Per ogni bambino affidato il Comune versa 17,20 euro al giorno.

Ogni anno per ogni bambino affdato il Comune versa circa 6.192,00 euro.

2007: famiglie affidatarie=149; minori affidati=182; liquidazione per le famiglie= 1.126.944,00 euro.

2008: famiglie affidatarie=155; minori affidati=193; liquidazione per le famiglie= 1.195.056,00 euro.

2009: famiglie affidatarie=140; minori affidati=237; liquidazione per le famiglie= 1.467.504,00 euro.

2010: famiglie affidatarie=127; minori affidati=159; liquidazione per le famiglie= 984.528,00 euro.

2011: famiglie affidatarie=120; minori affidati=152; liquidazione per le famiglie= 941.184,00 euro.

2012*: famiglie affidatarie=87; minori affidati=125; liquidazione per le famiglie= 774.00,00 euro.

*per l'anno 2012 si intende solo il primo trimestre.

 

Come si può notare dal grafico l'anno 2009 ha un picco massimo di richieste e di affidi veri e propri mentre c'è poi una sorta di assestamento e di calo. In realtà studiare i dati da questo grafico e non conoscere le motivazioni di questo calo può trarre in inganno. Non si tratta di minore necessità ma piuttosto ci sono delle spiegazioni diverse. I minori possono nel frattempo esser stati reintrodotti nelle famiglie d'origine o ancora i minori nel frattempo sono diventati maggiorenni.



Cosa si intende, invece, per disagio abitativo?

 

Il Disagio Abitativo è un fenomeno multidimensionale che fa riferimento sia a condizioni di deficit qualitativo degli alloggi, sia a quelle dimensioni della vita delle persone che condizionano l'accesso alla casa e che comprendono la condizione familiare, economica, lavorativa e abitativa. Un numero crescente di persone e di famiglie è oggi direttamente toccato, in Italia, dal problema della casa; e per molti di essi il problema assume i contorni di una vera e propria emergenza. Affrontare la questione abitativa significa, in primo luogo, rispondere alle aspettative di chi soffre direttamente della mancanza di un'abitazione dignitosa. Sarebbe riduttivo, tuttavia, pensare che la questione abitativa riguardi solo un numero limitato di persone: la percentuale di individui che si trova ad affrontare il problema legato alla mancanza di un'abitazione - adeguata e dignitosa - è in continua crescita. La questione abitativa, incidendo sulla coesione sociale e sulla competitività, ha un impatto complessivo sullo sviluppo delle città e sulla crescita del paese. Ovviamente per tutte le cause riportate è facilmente intuibile che sia difficile oggi per una famiglia che debba godere di un contributo economico, per ragazzi che vivono in famiglie disagiate, per immigrati che hanno difficoltà a trovare un occupazione e per tanti altri motivi, poter aver diritto ad una propria abitazione e a poterla mantenere. Per citare un caso ,una famiglia costituita da madre e minore (che si tratti di una ragazza-madre o di una vedova) ha pochissime possibilità di poter, oggi giorno, mantenere una casa, pertanto se ha la possibilità la famiglia alloggerà presso parenti, nel peggiore dei casi si rivolgerà ad un centro appropriato. Fine ultimo della relazione è semplicemente mettere in luce che i disagiati sociali vivono in tanti nei nostri quartieri, molto più di quanto pensiamo.     

 

Napoli, 20 Aprile 2012                                                                                   Laureanda in Scienze dell'Educazione

Coletta Gemma

 




Data notizia01.05.2012

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