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Roma: Occupazioni di case "indigeribili" per partiti, banche e costruttori



Giovani e studenti occupano un palazzo della Provincia e denunciano la connection tra le amministrazioni locali – anche targate PD – costruttori e fondi speculativi. L’impiccio tra Gasbarra, Zingaretti e il costruttore Parnasi adesso “è nudo”. Ma è solo l'inizio.


L’impiccio tra Gasbarra, Zingaretti e il costruttore Parnasi adesso “è nudo”. Ma è solo l'inizio.


Tra la decina di occupazioni di edifici dello Tsunami tour per il diritto all’abitare scatenatosi ieri a Roma, c’è una occupazione che appare più a rischio di tenuta. Fino a ieri sera la polizia aveva presidiato in forza l’occupazione in via Antonio Musa 10 e si era tenuto lo sgombero. Ma questa occupazione ha un nome, un obiettivo e una storia particolare.

L’occupazione si chiama “Degage” che significa sgombero ma che in Tunisia ha significato rivolta per mandare a casa la classe dominante che aveva gestito la dittatura e il post-dittatura.

L’obiettivo è quello di farne una residenza per gli studenti fuorisede e gli studenti senza reddito per i quali gli affitti sono diventati ormai impossibili e i tagli al diritto allo studio negano ogni possibilità nelle case degli studenti residue.

La storia è che il palazzo è della Provincia di Roma – un ente ormai in via di dissoluzione – e rientra nel pacchetto di immobili di pregio messi in vendita dentro un fondo speculativo della Bnl / Bnp-Paribas, destinato a diventare il tesoretto con cui la Provincia (prima con Gasbarra poi con Zingaretti) intende pagare il grattacielo del Torrino del costruttore-amico Parnasi per farne una sede unica. Una anticipazione della logica di quel “Patto della Carbonara” siglato in trattoria tra il sindaco Alemanno con i capigruppo del PdL e del PD per accontentare le richieste dei costruttori e dei pescecani dell’edilizia sul futuro di Roma. Un patto diventato ormai indigeribile da ogni punto di vista.

Su Contropiano abbiamo denunciato nelle scorse settimane e in diverse puntate della nostra inchiesta questa vicenda. Adesso è diventata una evidenza del conflitto sociale nell’area metropolitana di Roma. Il “Re è nudo” e i movimenti di lotta per l’abitare non intendono fare sconti a nessuno, anche in campagna elettorale. E’ un problema di priorità: o quelle degli abitanti e dei lavoratori o quelle dei palazzinari, Parnasi o Caltagirone che essi siano.

Federico Rucco 6 Aprile 2013

Qui di seguito l’interessante documento degli occupanti di “Degage” in via Antonio Musa.

Uno stabile che puzza di voti

Eccoci qui! Ci siamo ripresi uno stabile pubblico al centro di Roma e questo è solo l'inizio! Non è una minaccia, non è una promessa è un AVVISO PUBBLICO: siamo decisi e determinati a riprenderci quello che ci viene rubato direttamente dalle nostre tasche .

Lo stabile, grazie al quale le nostre vite riprenderanno a respirare, è un edificio di proprietà della provincia di Roma attualmente in svendita al migliore offerente. Ma quale miglior offerente se non noi? Abbiamo intenzione di trasformare queste mura in alloggi per 30 studenti e studentesse che sono stufe di elemosinare un alloggio all'università o di pagare cifre salate ai proprietari della città.

Questi mattoni, che prenderanno nuova vita e daranno nuove possibilità a chi vive nella precarietà, a chi non dovrà essere più sfruttato in lavori a costo bassissimo a chi potrà continuare gli studi senza sacrifici, nascondono i già noti affari del mattone che speriamo di intralciare con tutte le nostre forze per dire a tutti e a tutte riprendetevi ciò che è vostro! Lo stabile in via Antonio Musa 10, fa parte degli 11 stabili inseriti nel fondo Upside della Bnl / Bnp Parsap, che una volta venduti potranno essere usati per costruire il palazzone unico della Provincia che sorgerà nella zona di Torrino-Castellaccio. L'ultima creazione della giunta Zingaretti, con il bene placido dell'opposizione, è stata quella di creare un fondo speciale nel quale accumulare i soldi pervenuti dalla vendita di questi 11 immobili, già di proprietà della Provincia stessa, al pro di concentrare gli uffici amministrativi in un unico stabile. per migliorarne l'efficenza dei servizi e per risparmiare su tutti quegli stabili che sono attualmente in affitto.

Il fondo Upside è necessario perchè le banche, che hanno vinto l'opportunità di finanziare la costruzione del nuovo stabile provinciale, hanno già anticipato 260 milioni di euro che verranno recuperati dalla vendita degli immobili tra cui quello di via Antonio Musa n°10. Stiamo parlando di banche “fortunate” come la Bnp e la Finemiro e di aziende come la “fortunatissima” Parsitalia, di proprietà dei Parnasi, che hanno vinto l'appalto della costruzione! Quegli stessi costruttori che hanno avuto sempre la solita fortuna di gestire altri appalti nella zona Eur, Tor Marancia, Castellaccio e che concorrono alla costruzione dell'ambitissimo stadio della Roma a Tor di Valle. Ma perchè costruire un palazzo della provincia quando la provincia non esiste più? E perchè concentrare in un unico palazzo gli uffici di un ente, che in quanto provinciale, dovrebbe essere distribuito sul territorio? Le direttive della Spending Review sono state colte come nuova opportunità per distribuire ai poteri forti della città altri soldi in cambio di voti. Infatti, dietro la propaganda della razionalizzazione e delle campagne antispreco ci sono loschi affari, ci sono altri sprechi e ci sono i politici, i partiti e i palazzinari che giocano a carte sulle nostre teste. E che si può fare, denunciare la corruzione o peggio eleggere nuovi rappresentanti del mattone?

Abbiamo capito da tempo che, nel paese della partitocrazia, andare al voto significa cambiare la faccia di una stessa medaglia e rimanere a guardare vuol dire pagare i costi della crisi. I partiti sono il pilastro del regime democratico e questi modi di agire dietro le quinte non sono nuovi a nessuno. La nostra denuncia non è uno scandalo da prima pagina di giornale, non ci interessa buttare fango su una parte per favorire l'altra. Siamo in uno stato di completa ingovernabilità e noi vogliamo creare e soprattutto praticare una rottura con chi crea e approfitta della crisi. Non vogliamo portare avanti una rottura di testimonianza contro la corruzione vogliamo essere noi la testimonianza che una strada si può percorrere ed è quella dell' autorganizzazione autonoma in difesa dei nostri territori, per la riappropriazione delle case, per la lotta contro lo sfruttamento sul lavoro e del lavoro. Oggi studenti, famiglie, migranti, disoccupati o semplicemente uomini e donne che non credono più nelle favole dello stato che ridistribuisce, nello stato del welfare, hanno occupato decine di stabili per ottenere qui e ora una vita migliore. Il mattone che ci siamo ripresi puzza di soldi marci e dato che noi soldi non ne abbiamo e quelli che ci chiedono tramite le tasse se li rubano ce li riprendiamo.

Eccoci qui noi choosy! Noi ci riserviamo una vita migliore. E voi?

DegageCasaxtutti

http://www.contropiano.org/news-politica/item/15688-roma-occupazioni-di-case-indigeribili


aggiornamento 6 Aprile ore 18.30:

Sotto la nuova occupazione di via Musa si sono radunati agenti della digos e diverse camionette di polizia. Rischio di sgombero per Degage che decide di resistere ed invita tutti/e ad accorrere sul posto per difendere l'occupazione.

aggiornamento 6 Aprile ore 20,00:

Buone notizie da via Musa, Degage resiste! Gli occupanti e i solidali radunatisi fuori in presidio sono riusciti a difendere l'occupazione e la polizia si è allontanata. Assemblea pubblica in corso per decidere sul proseguire dell'occupazione e delle prossime iniziative.

da :

http://www.infoaut.org/index.php/blog/prima-pagina/item/7393-roma-#riprendiamoci-la-città-occupati-13-stabili

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ALLA REGIONE LAZIO  martedì 9 Aprile

LA CASA PRIMA DI TUTTO! 

 
Si chiama indicatore di grave deprivazione materiale. E sta ad indicare quando una persona ha problemi per almeno quattro bisogni fondamentali. Avere una casa riscaldata è uno di questi bisogni e almeno sette milioni di abitanti che vivono in Italia, cioè l’undici per cento della popolazione residente, vive una grave deprivazione. Se osserviamo il dato di chi è in arretrato con i pagamenti per l’abitazione arriviamo al 14%. Eppure questo non è sufficiente per cambiare passo nelle politiche abitative pubbliche. Anzi si va avanti con le dismissioni, le vendite, gli aumenti d’affitto e il rincaro delle tariffe. Per non parlare dei mutui inaccessibili per prezzi che non accennano a scendere o della truffa delle case di edilizia agevolata fatte pagare a prezzi di mercato. Con il risultato che gli speculatori si permettono di tenere tanti alloggi vuoti che nessuno abiterà.

Solo a Roma tra sfratti esecutivi, minacce di sgombero e pignoramenti, che sono la conseguenza di una crisi profonda e di una precarietà devastante, i nuclei coinvolti sono più di diecimila. Se a questi aggiungiamo l’inquilinato alle prese con dismissioni, cartolarizzazioni, aumenti del canone di locazione spropositati, minacce di vendita a terzi e sfratto, vessati di enti privatizzati, fondazioni, casse e fondi pensione, banche ed assicurazioni, arriviamo a superare 50mila famiglie in forte allarme sociale. Oltretutto migliaia di giovani vivono con i loro genitori e non si affacciano sul mercato immobiliare, altrimenti il dato supererebbe quota centomila.

Chi si deve occupare di tutto ciò?

Il governo è pressoché inesistente e le forze politiche alla fine della legislatura Monti hanno dimostrato tutta la loro miseria affossando un provvedimento importante per migliaia di inquilini in attesa. Ora non ci sembra di scorgere segnali importanti e novità di cui rallegrarsi. Si parla solo dell’Imu e non si capisce nemmeno bene che fine farà questa gabella sulla prima casa. Andrebbe sicuramente gestita come tassazione progressiva sull’invenduto dei grandi costruttori e delle società immobiliari e non come prelievo su chi già sta pagando un mutuo per un alloggio acquistato con grandi sacrifici. Sarebbe anche giusto che siano le banche a pagare l’Imu fino a quando sono loro ad avere l’ipoteca sulla casa acquistata.

Le amministrazioni locali si lamentano di avere le casse in rosso e per questo devono mettere in vendita aree ed immobili dentro processi di valorizzazione che incrementano il consumo di suolo, nuove cementificazioni e consistenti devastazioni ambientali. Sicuramente non si prendono alcuna responsabilità e scaricano oneri e onori sul governo centrale. Abbiamo chiesto più volte atti di discontinuità che non sono mai arrivati, né con le amministrazioni di centrosinistra e meno che meno da quelle di centrodestra. Gli unici ad avvantaggiarsi sono i signori del mattone, le cooperative edilizie e la rendita immobiliare. Nonché le banche.

Il cambio della guardia alla Regione Lazio ci induce ad interrogare su tutto questo il nuovo governatore e lo facciamo nell’unico modo possibile.

Mobilitandoci chiedendo un incontro urgente. Vogliamo condizionare l’agenda di Zingaretti e per questo martedì 9 aprile manifesteremo con un corteo che raggiungerà la sede della Giunta in via Cristoforo Colombo: appuntamento alle ore 14,30 alla Fermata Metro S. Paolo (Viale Giustiniano Imperatore).


ASIA-USB


 




Data notizia09.04.2013

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