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Relazione di Massimo Pasquini al Coordinamento Nazionale Unione Inquilini Livorno 24-25 Settembre 2016


Relazione di Massimo Pasquini

al Coordinamento Nazionale Unione Inquilini

Livorno 24-25 Settembre 2016

Vorrei iniziare questo mio intervento introduttivo con un ricordo e con tre benvenuti:

Il ricordo è per Filippo Romaniello, segretario Unione Inquilini di Latina che è morto i primi di settembre e voglio ricordarlo con le parole del Sindaco di Latina, il primo sindaco non fascista di Latina, eletto con la lista Latina Bene Comune che ha visto il sostegno dell’Unione Inquilini.

Il Sindaco di Latina Domenico Guidi ha scritto nel suo messaggio: Filippo Romaniello è morto nel letto di un ospedale di Latina mentre suggeriva i problemi degli inquilini da discutere con il neo sindaco della città,è morto sul campo di battaglia del sindacato inquilini di cui era dirigente per dare una voce ai più deboli, ai senza voce, agli emarginati, a coloro che convivono con gli sfratti e dal letto dell'ospedale dettava ai comitati degli inquilini l'agenda dei problemi e delle priorità. Fino all’ultimo attivista.

Grazie Filippo.

Per quanto attiene i benvenuti vorrei dare il benvenuto a due sedi che per la prima volta partecipano al Coordinamento nazionale : le sedi di Cuneo e La Spezia,

Benvenuti anche ai coordinatori nazionali della Cub Luigi Casali e Maria Teresa Turedda, è per noi una presenza importante anche perché veniamo da un periodo di difficoltà tra Unione Inquilini e Cub che affronteremo in questo Coordinamento con spirito unitario ma in maniera schietta e sincera come si usa tra compagni e amici.

il Coordinamento nazionale oggi riunito a Livorno,per noi, non è solo un appuntamento statutario o istituzionale ma è un momento di verifica e confronto del  lavoro che svolgiamo quotidianamente tenuto conto di quanto si muove intorno a noi.

E’, anche, questo Coordinamento nazionale il primo successivo al Congresso nazionale dell’aprile 2015 ed è il primo che mi vede presente nella veste di Segretario nazionale.

Il contesto che abbiamo di fronte è un contesto di grave regressione dei diritti sociali e del diritto all’abitare in particolare. 

L’Unione Inquilini è un sindacato molto particolare, un sindacato maggiormente rappresentativo che opera senza distacchi sindacali e senza funzionari. Qui la nostra forza, qui la nostra debolezza dobbiamo esserne coscienti.

Le nostre difficoltà che si evidenziano anche in alcune assenze di delegati a questo coordinamento non devono essere ne’ rimosse ne’ enfatizzate ma affrontate in maniera collettiva come siamo abituati a fare perché noi che non abbiamo né padrini né padroni siamo abituati ad affrontare le questioni in maniera collettiva e da noi una testa, un voto, non è un principio astratto.

L’Unione Inquilini è un sindacato che non può essere letto o interpretato solo guardando alle singole sedi, l’Unione Inquilini con le sue sedi ognuna per la sua specificità affronta l’intero arco delle problematiche relative alla questione abitativa.

Le nostre sedi che sono impegnate negli sfratti e nei picchetti o nelle occupazioni di immobili in disuso, non sono altra cosa da quelle impegnate nel campo della difesa dell’edilizia residenziale pubblica, nella difesa del canone sociale, del diritto alle manutenzioni, cosi come anche quelle impegnate maggiormente sulle consulenze per la tutela dei diritti degli inquilini, per la stipula dei contratti agevolati o nel contrasto ai canoni neri. Alcune sedi fanno queste cose tutte insieme. Le nostre sedi rappresentano segmenti e tutte insieme delineano quello che è la nostra proposta strategica e alternativa al deserto dei diritti che il Governo ma anche le regioni e i comuni  vogliono imporre.

Le nostre sedi come dicono i compagni di Napoli sono anche le luci che non si spengono neanche sotto l’attacco della malavita organizzata. Sono luci di legalità nel buio dei quartieri oppressi dalla violenza per il controllo del territorio.

Noi intendiamo contrastare non solo fisicamente ma anche come impostazione culturale il fatto che la questione casa sia una perenne “ emergenza abitativa” . Chi continua a parlare della questione casa ancora in termini di “emergenza abitativa” o bluffa o è in malafede.

Può essere solo “emergenza abitativa” quella che riguarda 700.000 famiglie obbligate da decenni ad abitare una graduatoria? Le circa 80.000 famiglie che ogni anno si vedono emanare una sentenza di sfratto? Le oltre 30.000 famiglie che ogni anno sono buttate fuori di casa con la forza pubblica ? Le decine di migliaia di famiglie che impossibilitate a pagare i mutui per licenziamenti, per cassa integrazione o perché è difficile pensare che con un voucher si possa non dico pagare un affitto ma anche solo mangiare ? Le 3, 2 milioni di famiglie che vivono in affitto da privati? Coloro che abitano i 950.000 (cosi dicono Banca d’Italia e Cgia di Mestre)  appartamenti affittati in nero e non solo a studenti fuorisede? Le 800.000 famiglie che vivono in case popolari ?

No !L’insieme dei numeri che ho detto complessivamente rappresentano il nostro areale di riferimento, e rappresentano un pezzo della nostra società che a vario titolo vivono in una vasta precarietà abitativa.

La questione casa è questione strutturale e come tale noi intendiamo affrontarla in ogni nostro ambito di intervento. E’ per questi motivi che dico ai coordinatori nazionali della Cub che avere completamente omesso dal documento finale la questione abitativa non è uno sgarbo all’Unione Inquilini, questo si sarebbe insignificante, ma una grave omissione programmatica per la Cub che segnala perlomeno una disattenzione o forse, e non me lo auguro, una sottovalutazione o peggio non riconoscimento dell’esistenza della questione.

Vorrei solo ricordare, a  me per primo, e a noi tutti, quanto incidono sui redditi da lavoro dipendente, precario o non, e da pensione, gli affitti, i mutui, le spese per la casa.

Detto questo intendo porre alla vostra attenzione alcune questioni.

In Italia oggi non c’è più alcun ammortizzatore sociale capace di intervenire nella precarietà abitativa. Non possono certo essere chiamati interventi strutturali quella sorta di pannicelli caldi ad effetto placebo che il Governo Renzi ha per così dire messo in campo.

L’effetto della legislazione e dei fondi relativi alla morosità incolpevole è pressoché nullo. Spesso il tutto si è risolto nell’ardita operazione di regioni e comuni di depotenziare ulteriormente quanto già era depotenziato di suo. Regioni , comuni  e prefetture si sono letteralmente lanciati in applicazioni unilaterali e di fantasia della normativa relativa alla morosità incolpevole.

Quello che era un giusto intendimento, almeno dal punto di vista di percorso e di un diverso approccio, ovvero predisporre l’elenco delle famiglie con sfratti per morosità incolpevole, graduare questi sfratti e accompagnare queste famiglie verso un nuovo contratto a canone agevolato, o verso una casa popolare avendone i requisiti, è miseramente fallito, evidenziando con nettezza l’assoluta incapacità da parte di Regioni e Comuni di uscire fuori dall’ottica emergenzialista, loro si fautori della logica dell’emergenza abitativa,  badando solo a guadagnare qualche mese per l’esecuzione dello sfratto sprecando risorse pubbliche, le scarse risorse pubbliche disponibili, senza porsi la questione di costruire una risposta programmatica e senza pensare di assumere alcuna iniziativa di carattere strategico.

Registriamo cosi in maniera evidente e stucchevole come da parte di Regioni e Comuni non ci sia alcuna predisposizione nell’affrontare la questione casa in maniera programmatica in quanto è del tutto evidente che nell’emergenza, come in tutte le cosiddette emergenze, si guadagna di più in tema di visibilità e finanziamenti da utilizzare come prebende,  mantenendole come emergenze in piedi e intatte.

Due esempi su tutti: sui terremoti, in Italia, abbiamo speso dal 1968, terremoto del Belice ad oggi 150 miliardi di euro e contati oltre 5000 morti,  negli ultimi anni abbiamo speso oltre 3 miliardi di euro all’anno, per avere un Paese che oggi ha il 60% degli immobili realizzati senza alcun criterio antisismico. Oggi per questa “emergenza” si parla che sarebbero necessari altri 100 miliardi di euro. Ne abbiamo già spesi 1 volta e mezza nei decenni precedenti.

Per tornare  a noi il contributo affitto, che al nostro interno ha visto una articolazione di prese di posizione, da chi pensava che fosse solo un regalo alla rendita, e chi diceva che era un ammortizzatore comunque necessario, oggi è stato azzerato.

Lo aveva già fatto Monti lo ha ripetuto Renzi con la motivazione della incapacità di spesa da parte di Comuni e Regioni.

Dal 1999, anno di istituzione del contributo affitto, sono stati erogati alle Regioni e ai Comuni circa 4 miliardi di euro senza che queste risorse producessero alcun beneficio per le famiglie in locazione che hanno continuato ad essere sfrattate, basta vedere i dati relativi agli sfratti, diventando di fatto un intervento ulteriormente emergenziale senza alcun raccordo programmatico con il fabbisogno reale.

Eppure più o meno in quegli stessi anni in cui è stato finanziato il contributo affitto l’Istat ci dice che sono state costruite 1,5 milioni di abitazioni, una colossale opera di cementificazione slegata completamente al fabbisogno reale visto che nello stesso periodo ed oggi ancora abbiamo circa 700.000 famiglie collocate nelle graduatorie e circa 400.000 famiglie sono state estromesse dalle abitazioni senza passaggio da casa a casa.

Pensate che con quei 4 miliardi di euro avremmo potuto realizzare o meglio recuperare, al costo a metro quadro vigente nel 2016, ovvero  circa 400 euro a metro quadro ( ho preso a riferimento quello della Lombardia), almeno 135.000 alloggi a canone sociale e dare lavoro a migliaia di persone.

Ed infine per chiudere questo capitolo che dire del “magnifico piano casa Lupi” ?

Mi riferisco al piano di recupero di alloggi di edilizia residenziale pubblica inutilizzati.Al 23settembre  2016 il sito del Ministero delle infrastrutture dichiarava che a due anni dalla legge 80/2014, sono stati recuperati alloggi sfitti o vuoti nel numero di 1783 ( il 23 agosto 2016 ne dichiarava 1733, cinquanta in meno) e se ne prevedono recuperati entro l’anno, con raro sprezzo del ridicolo, 5766. 

Anche se fossimo cosi folli da pensare che recuperare circa 1800 alloggi in due anni sia un risultato ottimo, non si hanno notizie, e il Ministero non lo dice, se queste abitazioni siano state date “prioritariamente” a famiglie con sfratto per finita locazione ex in deroga o con sfratto per morosità incolpevole.

Cosi come il Ministero non dichiara dove sarebbero ubicati i 1700 alloggi recuperati.

L’Unione Inquilini oggi si ritrova costretta a muoversi in una strettoia che può portarci, da una parte ad essere quasi esclusivamente di servizio, oppure traslarci in un movimentismo di maniera che consente di ottenere parziali vittorie nei picchetti sempre più faticosi, ma perdendo di vista l’insieme del progetto di risposta complessiva al diritto alla casa rispetto ai precari della casa. Non credo che la nostra prospettiva sia prendere una delle due strade.

Credo che questo Coordinamento sia chiamato ad affinare ulteriormente le proposte e le iniziative che, secondo me, devono essere interne ad un percorso di innalzamento del conflitto, non solo sugli sfratti ma in tutti gli ambiti di intervento,  ma  con la capacità  di indicare una prospettiva, una elaborazione, che sia capace di affrontare complessivamente la questione abitativa.

Saremmo noi stessi miopi e relegati alla marginalizzazione se racchiudessimo la questione casa e la questione della precarietà abitativa solo a qualche picchetto che alla lunga non reggiamo.Il nostro impegno a mio dire deve andare nella direzione di  coniugare il picchetto ad uno sfratto senza la garanzia del passaggio da casa a casa, per la difesa strenua di quella famiglia,  con la proposta strutturale e programmatica della quale siamo portatori, sulla base della unificazione delle lotte dei precari della casa qualsiasi sia la loro situazione.

Il Documento programmatico, trasformato in mozione di indirizzo programmatico,  proposto dalla sede di Roma alla nuova Sindaca, alla Giunta , ai Gruppi Consiliari, mi sembra un giusto approccio, infatti  questo non ha impedito il sostegno alla occupazione del palazzo Acea.

Oggi è necessario alzare il tiro e avanzare una proposta secca ai comuni, la proposta è quella di sospendere i piani regolatori sulle aree, per costruire, con un percorso partecipato, con municipi, associazioni, comitati di quartiere, movimenti, sindacati, urbanisti, quello che io chiamo un piano regolatore sull’esistente.

Ovvero riportare al riuso quel che oggi è sfitto e inutilizzato, a partire dal riuso, dal recupero e dall’autorecupero, del patrimonio e delle aree del demanio civile e militare, ma anche di comuni, regioni, asl, ipab.

Un grande piano da predisporre comune per comune che partendo dall’utilizzo pieno dell’esistente sarebbe una occasione straordinaria di lavoro, una sintesi di lavoro, contrasto alla cementificazione e alle lobby della rendita e della speculazione, fornendo al contempo una risposta abitativa e di spazi sociali, pubblica e concreta, alla precarietà abitativa. 

Noi vogliamo sfidare su questo gli amministratori locali in particolare quelli M5S e della sinistra, laddove si possono definire tali.

Se vogliono davvero uscire dall’abbraccio mortale con la lobby del mattone si deve uscire dai piani regolatori sulle aree e dalle varianti.

E’ per noi una sfida strategica che intendiamo porre sempre più con maggiore forza.

In tale ambito le iniziative di lotta, gli immobili occupati dai movimenti e anche in alcuni comuni da noi,  rappresentano una esperienza concreta che dice che si può fare, che esiste un patrimonio immenso da riportare all’uso pubblico, un patrimonio che deve tornare ai cittadini e ai soggetti sociali che ne hanno bisogno come bene comune effettivo. 

Questo noi intendiamo per valorizzazione e lo abbiamo fatto concretamente quando siamo riusciti nella pessima legge denominata “Sblocca Italia” all’articolo 26 dove si parla di valorizzazione degli immobili pubblici inutilizzati il comma 1 bis, da noi scritto e presentato da deputati del M5S e del Pd, dove si dice, che nel procedere alla valorizzazione degli immobili pubblici, i comuni, con un percorso partecipativo devono, non possono, devono verificare di poterli usare per edilizia residenziale pubblica e per il passaggio da casa a casa per gli sfrattati con morosità incolpevole. Abbiamo risolto ? No. I comuni intendono applicarlo ? No.

Ma oggi noi abbiamo costruito la possibilità di utilizzo di uno strumento che fornisce uno spazio di iniziativa e di vertenzialità a noi e ai movimenti. Ma se non lo utilizziamo noi,  se non lo facciamo diventare occasione di vertenza chi lo fa ? E quale prospettiva diamo al giusto picchetto antisfratto o alla famiglia da dieci anni in graduatoria?

Il resto sono chiacchiere. Se non abbiamo noi e le amministrazioni locali che si considerano fuori da esperienze come mafia capitale, il coraggio di dire no ai piani regolatori espansionistici  e di puro profitto, vuol dire che non si vuole contrastare fino in fondo la rendita.

Per quanto mi riguarda o si sta di qua o di la.

Conflitto, competenza e proposta devono sempre più essere la nostra sintesi non uno sterile conflitto per il conflitto, che lascia le cose come stanno io credo che compatibilmente con il contesto in cui operiamo dobbiamo sempre avere un profilo alto, solidale, partecipativo ed includente.

Appuntamenti nazionali

Il 10 ottobre 2016 V giornata nazionale sfratti zero, un nostro appuntamento al quale ormai molti guardano con interesse. E’ necessario che tutte le sedi svolgano almeno una iniziativa e la comunichino , se non lo hanno già fatto, al più presto, non si tratta di fare per forza cose eclatanti ma di essere presenti in una giornata molto importante alla quale guardano anche dall’estero. Così come mi sento di rinnovare alla compagna e compagno coordinatori della Cub, come da noi proposto nel documento inviato in occasione dell’assemblea nazionale, la richiesta di adesione e laddove possibile promuovere iniziative anche di soli volantinaggi nei posti di lavoro o se vi sono le condizioni di assemblee.

Forum sociale alternativo a Quito ne parlerà Cesare Ottolini.

Propongo altresì che il coordinamento nazionale voti l’adesione e l’impegno dell’Unione Inquilini per il No al referendum relativo alla riforme costituzionali.




Data notizia25.09.2016

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