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"Io speriamo che me la cavo"


Io speriamo che me la cavo !

 

Estratto da Wikipedia

 

“Io speriamo che me la cavo. Sessanta temi di bambini napoletani “ è un libro scritto nel 1990 dal maestro elementare Marcello D'Orta nella forma di una raccolta di sessanta temi svolti da ragazzi di una scuola elementare della città di Arzano, un comune dell'entroterra nord di Napoli.

 

Da questo libro fu tratto il film omonimo del 1992, interpretato da Paolo Villaggio e diretto da Lina Wertmüller. Nel 2007, l'opera diventa una commedia musicale con Maurizio Casagrande, musiche di Enzo Gragnaniello. Nei loro scritti, i bambini che raccontano con innocenza, umorismo, dialettismi (errori grammaticali, appositamente non corretti) storie di vita quotidiana di bambini che osservano con i loro occhi fenomeni come la camorra, il contrabbando, la prostituzione, gravidanze inaspettate. Un affresco sul disagio socio-economico del sud, dove troppo spesso lo Stato è assente, inefficiente e corrotto. Nonostante tutto però, dal racconto si evince un sud pieno di cittadini che con coraggio vivono in modo onesto e dignitoso, non cedendo al richiamo dei soldi facili della camorra.

 

Il titolo del libro è dato dalla frase con cui un alunno, il più scalmanato di tutti (che alla fine del libro ha una sorta di "conversione dell'Innominato" verso lo studio e il senso del dovere), conclude il suo tema sulla parabola preferita di Gesù, ossia l'Apocalisse, ribattezzata da quello studente con la locuzione "la fine del mondo".

 

L'opera, anomala nel suo genere, ha venduto due milioni di copie, diventando un bestseller. “.

 

Sviluppo editoriale d’agosto

 

Con meno “speranza” questa scrittura perché imperversano in questa fragile Terra degli stupidi mostri. Stupidi? A loro modo no, perché congetturano, calcolano, confezionano sfracelli. Sono dei mostri, non nel senso migliore, come per cose inusuali, che possono anche stupire. Con sicumera avvertono il resto del mondo: “Posso farvi del male impunemente”. La lingua del mostro è l’inglese.

 

Inizio per allusioni, che non sono però da decrittare; ci si capisce. Le notizie! E’ possibile che scorrino, impermeabili tablet, apparenti amicizie, farfugliamenti tra ragazzotti nemmeno più tanto giovani? E tanti gelati e tante bici e tanti culi più o meno guardabili? Che senso hanno le consapevolezze sul mondo?! Hanno senso! E’ che si campa “sperando che me la cavo”. E non è così. Perché si stanno attizzando le carogne e il coraggio non è per tanti bonaccioni nella loro natura..

 

Basta così? I sottotitoli a vostra scelta. Che dirvi ancora? Che ci tocca esprimerci, non badando a quel poco che siamo. Ciao a tutti.

V. Simoni – 31 luglio 2017




Data notizia31.07.2017

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