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Sindacati come? Più Sindacato!


Più sindacato!

 

Una premessa essenziale: il test fondamentale (ma ovviamente non l’unico) per la democrazia in tutti i paesi è l’esistenza e la forza di sindacati liberi ; insisto: dappertutto!

 

 E l’attualizzo con la Turchia e l’Egitto, la Russia e la Cina, il Regno Unito e la Francia, il Brasile e Cuba, il Sudan, la Nigeria e il Sud Africa. Per tutti! Sindacati di  regime, sindacati gialli, sono i segni di una oppressione corrotta.

 

Liberi. Vuol dire non solo liberi dallo Stato e dal Padrone ma liberi nell’espressione di tutti gli oppressi, di tutti i divisi. Dunque più sindacato, con strutture robustissime e al tempo stesso agili, capace cioè di difendere le piazzaforti e di praticare una intelligente guerriglia di “classe”. Tutto facile? Affatto, tutto molto flessibile, mai consolidato, come del resto flessibile è la controparte. Uniti nella dignità della persona, nella sua emancipazione esistenziale e comunitaria.  Dunque dotato di strutture che costano, di specialisti attrezzati, di attivisti che intervengono anche a “gatto selvaggio” – recuperando tutta la storia dei grandi conflitti e dei loro stessi inevitabili assestamenti.

 

Non voglio dar pagelle; la questione è di troppa lunga fase – non solo per noi italiani.

 

E’ stata, e in buona parte ancora, attraversata in Italia dai movimenti sindacali di base, ma anche dalla Fiom di Landini, ma anche dalle recenti proposte della CGIL, con la sua carta dei diritti dei lavori, da una CGIL che s’è schierata  con la parte avanzata del blocco costituzionale contro il referendum renziano. E in Europa il ciclo sindacale sta cambiando e non solo per Corbyn.

 

Di Maio però ha straparlato a Torino. Dove? Nel G7 del lavoro, in un  G7 depistante, mentre intorno alla Reggia di Venaria si ripeteva lo stesso assurdo scenario – per non dire di peggio!. Scarsa struttura storica, in Di Maio, tanta chiacchiera, meglio se stava zitto.

 

Ribadisco ancora che senza sindacati obbligati dalle contraddizioni sociali a recuperare la loro genuinità, non c’è democrazia; tutto il resto decade. E le magagne? Ci sono, con troppa collateralità (su questo ha però ragione Fico!); ma sono le degradazioni di un corpo vivo.

 

Per concludere, il futuro non è nella disarticolazione umana ma nel riconsolidamento delle popolazioni, delle generazioni, delle stesse identità che si congiunge organicamente con la produzione e la riproduzione, che non sopporta la solitudine di un tavolo e di uno scaffale, perché in quelle “batterie” non ci si vive.

 

Certo,  c’è tantissimo da riposizionare ma verrà fatto … perché è necessario.

 

 

V. Simoni, presidente nazionale dell’Unione Inquilini - Firenze, 1 ottobre 2017




Data notizia01.10.2017

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