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Proporzionale, perché non lo vogliono?


Proporzionale, perché non lo vogliono?

 

Come iniziare questo approfondimento? Dalla storia politica europea che precede la terribile Grande Guerra (1914-1918). Ripercorrendo i quattro decenni precedenti con le oligarchie di classe che avevano schiacciato la Comune nel 1871 e fondato il Secondo Reich contrastate alla fine del secolo dai partiti socialisti e condizionate dalle formazioni popolar-cattoliche. Per entrambi gli schieramenti la riforma elettorale in senso proporzionale era parte essenziale dei programmi di fase. Una fase gradualista che confidava, scansando una rischiosa avventura rivoluzionaria, in una progressione sociale, classista e/o interclassista.

 

Gli imperialismi europei schiantarono lo stesso gradualismo; fu una strage immane con milioni di giovani - milioni di proletari - fatti a pezzi. La strage produsse l’Ottobre russo, la fine delle monarchie multinazionali e altro ancora. Ma fu irreparabile.  Ed infatti nel Primo Dopoguerra le contestate socialdemocrazie non riuscirono a riformare gli assetti statali se non nelle forme della rappresentanza e tanto meno governare la lacerante crisi dell’interscambio mondiale.  Da questa impotenza riformista la spaventosa stagione dei totalitarismi e una guerra davvero globale.  

 

Il Secondo Dopoguerra era diverso. Concorrenti nel promuovere l’emancipazione del lavoro erano i comunisti vittoriosi, i rincuorati socialdemocratici e i popolari, antagonisti con judicio i primi, collaborazionisti, non tutti grettamente subalterni, i secondi; uniti nel rivendicare ed ottenere (in Francia, in Italia, in Germania) una partecipazione elettorale fondata sulla proporzionale. Fragile conquista, perché, pur innestata in un impetuoso sviluppo economico, era stressata dalla crisi dell’assetto coloniale, dalle rivoluzioni asiatiche, dai sommovimenti sudamericani e … dalla divisione del mondo in due blocchi. L’anello debole pareva la Francia, fu rinsaldata dal Gollismo, e poi ci furono altre storie tra cui la nostra con la fine della cosiddetta Prima Repubblica e la contestuale distruzione di tutti i sistemi elettorali proporzionali.

 

E’ stata una fase di difficile lettura: la globalizzazione si imponeva con proprie istituzioni, la Rivoluzione Culturale Cinese era rimossa, il sistema sovietico si era autoscompaginato; pareva la fine della storia. Liberi istinti predatori selezionavano i “migliori” – con una favolosa concentrazione di ricchezze e di influenze. Macchè democrazia, macchè controllo, meno stato, tutto mercato. Meritocrazia!!! E leggi truffa.

 

E adesso? Siamo in un’altra transizione –  costellata da colpi di mano, con una miscela di arroganza e cautela, di corruzioni e contestazioni. Globali la conoscenza, lo scambio, le pulsioni, la progettazione sociale. Tanti circuiti, quasi tutti comunicanti. Nomi e sigle note da Tsipras a Podemos, da Corbyn e Sanders, da Melencon ai Cinque Stelle. E con loro le “masse” anche in Catalogna, anche nelle piazze di Francia, anche da noi tra chi non si fa annichilire. E poi la Germania, giocattolo rotto, inquietudine totale tra le consorterie europee.

 

Ed ecco scattare la reazione, ecco in azione i trasversali blocchi d’ordine.

 

Come? Utilizzando tutte le distorsioni elettorali (Macron) oppure con calcolate nuove distorsioni (Renzi). Ed con altro ben più orrendo che può accadere a Barcellona.

 

Per che cosa? Per confinare in “riserve indiane” le resistenze sociali ed escludere ogni voto comunque antagonista dal governo sull’economia.

 

E’ sempre stato questo l’esplicito intendimento di ogni legge truffa. E’ la ciccia quello che conta! 

 

Perché tanta opposizione nel trinomio Renzi, Verdini, Berlusconi, nel riconoscere uguale peso proporzionale ad ogni voto? Perché il risultato previsto di un voto autentico non avrebbe portato all’ingovernabilità ma alla inevitabile scomposizione/ricomposizione di ogni raggruppamento politico con la quasi certa formazione di una inusitata coalizione. Si sarebbe trattato di una coalizione che avrebbe imparato facendo, di una coalizione che avrebbe annichilito gli occhiuti sorveglianti per conto terzi. Questo è il senso profondo della forzatura dei collegi uninominali e delle liste bloccate. Questo è il “Rosatellum bis”.

 

Tutto risolto per lor signori. Quasi.

 

Quasi, se la democrazia è difesa solo per le sue forme che, certo, sono anch’esse sostanza ma come una cornice senza il quadro o se volete un paniere senza la frutta.  Tutto ancora può cambiare se Anteo ritorna alla terra e individua i suoi fratelli, le pattuglie e le vaste piazze, e soprattutto se non si fa incastrare dai depistaggi. Anteo, figura collettiva.

 

Dunque, quale che sia l’imbroglio dei malviventi, si vada distinti e dialoganti, con le due aggregazioni, quella del popolo dei cinque stelle e quella del popolo di una sinistra che dovrebbe definirsi socialista. Parola antica che oggi rinasce di qua e di là dall’Atlantico, parola densa e dignitosa. Sul che fare, ci vuole testa e ci vuole inchiesta. Ma si può fare.

 

Si vada al voto senza paura.  

 

V. Simoni – 13 ottobre 2017.




Data notizia13.10.2017

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