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In Italia, oggi e domani: che cosa non sta succedendo?


Non voglio parteggiare; registro e suggerisco.

 

Non siamo ad un nuovo miracolo economico ma ad alcuni assestamenti. Questo è il tratto dominante nella prossima legge di stabilità.

Due domande: la scarsezza è un effetto di una “cattiva” politica o sta in vincoli strutturali che non si possono allentare in via ordinaria? E se cresce l’insofferenza in che cosa può consistere una via straordinaria?

 

1.      Sulla via ordinaria tre esempi che ci riguardano:

la legge “Lupi” al capitolo relativo al reimpiego dei residui ex Gescal; i programmi per le periferie; il decreto legislativo contro la povertà. Sono con lo stesso segno: il poco è speso con parecchie lentezze e distorsioni anche se con qualche accelerazione esecutiva.

Sono blocchi significativi che vanno integrati con altre criticità: la fragilità dei nostri territori non solo urbani e l’onere mal sopportabile con mezzi ordinari della loro gestione. Per non dire del grumo rappresentato dalla violenza con cui si impostano le grandi infrastrutture. Si procede e in parte si conclude traumatizzando per interi lustri l’assetto comunitario.

Per ultimo ma dominante l’impatto non solo visivo di una variegata immigrazione: come una miscela che precipita in modo caustico in un paese che non intravede l’equilibrio in tempi medi.

E la via straordinaria? E’ quella del Gruppo di Visegràd oppure l’opzione neo-socialista  di Corbyn? Contrapposte e/o confluenti in che cosa? Ed ancora: tutto si decide fuori oppure funzionano ancora almeno come inneschi gli strappi nazionali e regionali?

Ma ci sono anche i supponenti, quelli che occupano le “istituzioni” europee, che narcotizzano i “malpensanti”, con le giaculatorie dei vincoli ineliminabili, della fine della sovranità finanziaria, con i loro progettini messi a concorso, con la pletora di intrallazzatori che si impinguano comunque. Altro che Visegrad e Corbyn! Da quegli altri solo irrisione per gli esecrati populisti.

 

2.         Per la via straordinaria

Dovremmo comporre un “insieme” in parte keynesiano, con il risparmio privato impiegato in obbligazioni pubbliche (come una pianificata tassa di scopo di dimensioni nazionali se non sovranazionali), garantiti da un efficace neoprotezionismo fondato su delle autosufficienze nei fondamentali dell’economia e da un ordine sociale non persecutorio a protezione di ognuno. Titoli che delineano un nuovo stato sociale e democratico, che non sta solo nella testa canuta dello scrivente; che cova, malamente compresso, in tutta la politica italiana e in decine di milioni di persone, e, se reticente, lo è perché è pare ai “conduttori” troppo impegnativo.

Già, “troppo” impegnativo … finché nel sistema forzosamente precarizzato qualcosa collassa.

 

V.S. 30 ottobre 2017




Data notizia30.10.2017

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