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Iran, riflessioni difficili ma obbligate.


Iran: qualche riflessione sulla miscela rivoltosa e sulla repressione incombente. Ma le ribellioni si parlano!


 Perché miscela? I titoli sono quelli della povertà e della frustrazione, dell’oppressione e della liberazione, delle ambizioni regionali e delle richieste di sviluppo auto-centrato. Cibo e libertà. E poi ancora: ci sono le fazioni che si insinuano, i poteri settari che si confrontano.

Perché rivoltosa? Perche per ora non ci sono richieste di svolta costituzionale se non il vasto ma forse non maggioritario ripudio della quasi dittatura clerico-militare.

Insomma è altra cosa rispetto alle primavere arabe.

Quale repressione? E’ attizzata dai filmati degli incendi, dai gesti estremi, dai ben esposti assalti alle caserme, rafforzata dalle bagole sui manovratori stranieri che pagano i manifestanti; chi ci rimetterà sarà non solo la gioventù per il suo “estremismo” ma una vasto popolo che rischia di essere criminalizzato dall’apparato statale.

Però anche lo schema, a noi della sinistra tanto caro, dello “sbocco politico” da suggerire in ogni caso fa acqua da tutte le parti; perché siamo dentro un globale scompenso, nel quale le notizie frastornano e ci obbligano almeno a ricercare non  chi ma cosa le raccorda!

Che cosa unisce in questi stessi giorni la ribellione pacifica dei cattolici di Kinshasa, repressa con il sangue dai miliziani di Kabila, con queste giornate iraniane? (1)

E’ per la giustizia, per la libertà, per l’equità, contro la corruzione come impossessamento ingiusto e tracotante.

Siamo davvero tanto diversi noi stessi quotidianamente investiti dalle ossessionanti mega-certezze dei mercanti?

E’ un grembo dolorante la Terra, può farsi del male, ma potrebbe trasmutare in meglio senza altre morti, “potrebbe” …

 E’ proprio questo “potrebbe” che unifica le ribellioni; e le ribellioni che si parlano potrebbero riconoscersi. E’ un percorso possibile.

 

 V. Simoni, 3 gennaio del 2018.

 

 

 

 




Data notizia03.01.2018

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