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Si può essere diversi?


Ci sono dei proverbi che la dicono lunga: “Chi va al mulino si infarina”, “Con lo zoppo impari a zoppicare”, oppure “Non ci indurre in tentazione!”, ed altri ancora che raccontano il nostro paese, come il motto plurisecolare del “Franza o Spagna, basta che se magna!”.

Omologati tutti! Esulta il regime mediatico: “Anche i Cinquestelle”. Così nell’altro secolo molti dirigenti dentro e fuori lo stesso PCI si erano demarcati dal rigore morale.

Si può essere diversi, dai crapuloni, dai sogghignanti, da chi non crede in nulla, da chi il popolo disprezza, da chi manipola senza alcuna resipiscenza, da chi se ne frega?

Dipende. Non solo dall’educazione famigliare ma dalla corrente frequentazione; sono le cattive compagnie che convincono che quello è l’unico modo.

Poi c’è l’onore. Una parola strana, che si intreccia con il rispetto. “Perdere la faccia” può portare al suicidio. Valore ambiguo, come la fedeltà verso il capo, verso la cosca, verso la comune devianza, è comunque uno stigma comunitario.

Dunque non basta. Bisogna demarcare oltre: se sei noto e stimato per quello che fai, per quello che porti, e ti accompagni con persone con tratti analoghi, non violenti ma coraggiosi, non succubi ma riflessivi, sarai non solo “frenato” ma “condizionato”. E sarà un condizionamento non oppressivo, senza cupezze totalitarie.

Tutto questo lo scrivo ricordando il mio tempo; quando mi interrogavo sulla scelta sociale che era impegno ad emanciparci insieme, ed ero arrivato ad uno scranno: consigliere a Palazzo Vecchio, esponente dell’estrema sinistra, osservato speciale. Da chi? Da chi insisteva che eravamo tutti uguali, che il mondo era cambiato: craxiani degli anni ’80, berlusconiani negli anni ’90.

Mi ritrovai lambito da ambiti privilegi, l’abbonamento alla tribuna dello stadio Franchi, un palchetto al  Comunale, l’assessore che mi offriva i biglietti per le piscine, l’invito a “Firenze a tavola”. Arrivai a comprarmi un … Borsalino!

C’era un’aria fetida che pareva profumata.

La percepivo e mi poteva corrompere anche solo per delle cosette. Non avvenne perché la mia vita sociale era diversa; portavo a Palazzo Vecchio altri diritti, altri bisogni, la mia gente era passata dalle occupazioni alle case popolari, e altri comitati dei cittadini mi contattavano; ero sospinto e protetto. Con questo non dico che non mi sono divertito, che non sono andato per funghi e d’estate a pescare, e che mi piace da sempre scrivere e leggere non solo saggi ma avventure.

Non anacoreta, non monaco di clausura e neppure galoppino di una idea.

E ritorno allora ai cinque stelle: approvo chi ripulisce la baracca, chi non si fa manipolare dai fogliacci, chi alla devianza individuale oppone l’impegno di una intera comunità.

Non incorruttibili, non diversi geneticamente, ma responsabili per una impresa comune.

Che sia così lo auspico senza per questo dichiarare il mio voto.

 

Vincenzo Simoni – 13 febbraio 2018




Data notizia13.02.2018

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