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Sesto San Giovanni: Intervento di Marco De Guio ( UI SESTO S. GIOVANNI) nel dialogo innestato con l’editoriale sul mix sociale e case popolari. Vedi anche l’allegato


L'esperienza di Sesto San Giovanni mi sembra in parte diversa; molto sinteticamente, quasi schematicamente in attesa di parlane con maggiore calma e possibilità di approfondimento: 

- i quartieri Aler realizzati all'estrema periferia della città erano già 50 anni fa un mix sociale con famiglie che provenivano dal Nord, dal Nord-Est e dal Sud; le situazioni difficili piano pian o si sono risolte (morti per droga, arresti, lavoro nelle gradi fabbriche, servizi sociali, solidarietà tra famiglie, adattamento ai valori del consumismo, innalzamento dei livelli scolastici, scuole popolari per la terza media, presa di coscienza politica, ecc.)

- le case comunali, previste esplicitamente per dare un alloggio ai lavoratori di Sesto, non sono mai state un problema dal punto di vista sociale perchè non sono state assegnate solo alle famiglie più disagiate, ma vi hanno trovato posto anche impiegati comunali, anche famiglie residenti a Sesto da generazioni

Penso che si possono evitare i ghetti se ci si pone l'obiettivo di attuare il Diritto alla casa e non la casa come servizio sociale in attesa che le famiglie si sistemino economicamente per poi essere riaccompagnate al mercato; è quest'ultima prospettiva che crea i ghetti. Se fossimo in grado di aumentare gli alloggi sotto controllo pubblico fino al 16% del totale non si creerebbero situazioni sociali difficili perchè il mix sociale sarebbe garantito.

A Sesto negli anni 80 l'Amministrazione comunale decise di stipulare convenzioni con i privati che volevano ristrutturare i loro stabili collocati nel centro città con la clausola che il 20% degli alloggi recuperati sarebbe stato venduto al comune a prezzi vantaggiosi; si crearono 5 gruppi di alloggi tra  i 10 e i 30 appartamenti in centro città (centro centro); fu una scelta coraggiosa e controcorrente che poi è stata contraddetta dalla penultima giunta che ha messo in vendita parte di queste realizzazioni determinando la deportazione delle famiglie assegnatarie che non erano in grado di acquistare.

Allego uno studio del Sicet di qualche anno fa.

A presto.

 

Marco




Data notizia01.03.2018

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