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A proposito di elezioni comunali qualche appunto dalla parte “nostra”.


Nella storia dei rapporti non è stato mai la stessa cosa contrastare/contrattare con i vari centro-sinistra o trovarsi contro i centro-destra. Con i primi si polemizzava,  ricordando le radici dimenticate o rinnegate; con i secondi si prendeva sommariamente atto che erano “cattivi”.

In entrambe la varianti siamo stati parzialmente  produttivi rispetto alle nostre ambizioni strategiche quando abbiamo praticato una meditata linea di massa. Andrebbero raccontate - almeno nei titoli – i cicli delle grandi occupazioni, la resistenza contro i patti in deroga, la difesa vincente degli  inquilini degli enti previdenziali, le campagne contro i canoni neri.

In tutte queste accanite campagne abbiamo fronteggiato governi di opposto segno. La difficoltà riguarda altro: è caso mai sul piano casa ….

Ma sto deviando dal titolo e devo invece rientrarci con alcuni essenziali aggiornamenti. Non è la stessa cosa. Lo schema è saltato, non centro destra contro centro sinistra, ma un variegato popolarismo che esige protezione contro la consolidata supponenza dei gestori.

Forma e contenuto si intrecciano; la comunità apparentemente ritrovata nei quartieri che fanno anche la storia delle nostre emigrazioni manifesta contro le diversità che evocano delle dissoluzioni.

Ma l’Italia è lunga e diseguale: Sesto San Giovanni e Cinisello Balsamo sono emozioni sconvolgenti, mentre Pisa Massa e Siena rigettano un secolo di storia socialista, e a Roma si sdipana l’ipotesi di fuoruscita dall’imbuto; e Napoli innovativa propone qualcosa per tutti noi.

In ogni caso con quale lingua praticare il rapporto? La nostra, senza richiami corruschi, densi di verità; e senza etichettare.

Insomma non si possono fascistizzare i “comunisti” delle case popolari,o ripetere oscenamente che sono voti di pancia. Ma quale pancia! E basta con l’altro termine, la “percezione”! Come se tutto fosse rimescolato da maliziosi ciarlatani e non invece qualcosa di più acuto dal semplice fastidio.

Insomma, è voto deduttivo anche parte del non voto.

E la sostanza è solo quella dell’ordine e della sicurezza? Nient’affatto se fossero quello della stasi; ma il popolo s’affida alla politica per cose di enorme sostanza: il costo dell’abitare, di trasportarsi, di ripulirsi, di curarsi, di confortarsi reciprocamente; e i più sanno che non sono gli altri che te lo strappano; conoscono le degenerazioni assistenziali e sanitarie, le disfunzioni colpose negli interventi. Non sono scontate le ronde, gli attentati, le bastonature. Anche se la schiuma ci prova.

Il popolo capisce la sostanza di un realistico internazionalismo; stima chi si unisce in sindacato, non chi accatta, ci si affratella con chi è simile, perché la storia delle lotte non è composta da esotismi, ma ha delle costanti.

Ora c’è da affinarci, valutare ogni nostro messaggio, non si può strafare e tanto meno imprecare. Questo, mentre ragiono anche sulla nostra Toscana e cerco, non da solo, di volgere i risultati delle urne in fattori che dislocano gli stessi schieramenti. Non sempre auspicando oltre, ripenso in queste ore ad una nostra ampia vertenza, che investe il diritto alla stabilità nelle case popolari, alle 48 mila famiglie assegnatarie, alle 25 mila famiglie richiedenti alloggio, alla nostra mediazione comunitaria e alle “istituzioni” da noi incalzate.

Dalla testa dura? Vedremo!

 

 Vincenzo Simoni – Unione Inquilini Firenze. 25 giugno 2018.

 




Data notizia25.06.2018

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