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Editoriale diverso: 19 novembre 1969, cinquant’anni dall’unico sciopero generale per la casa


 

19 novembre 1969:

cinquant'anni dall'unico sciopero generale per la casa.

 

Trecentomila a Milano, tre ore di scontri e cariche della polizia; un morto: l'agente Antonio Annarumma. Venti giorni dopo il peggio con la strage alla Banca dell'Agricoltura in Piazza Fontana.

E tutto il resto nella mia provata memoria.

Nostalgia di quei mesi? Macchè! Era tutto molto serio, spallate per le riconquistate libertà e anche per andare oltre: perché, con casa - scuola - fabbrica - quartiere, la nostra lotta era per il potere! Ricordo i ciclostili cadenzati, la diffusione, la rete di centinaia di comitati, e il fumo negli scantinati.

Ma anche la voglia di unità tra grandi masse, immigrati, edili, studenti medi, fino al nucleo potente dei metalmeccanici. Si è narrato di tutto, ma la sintesi sarà sempre poca cosa rispetto all'insieme.

I numeri pesano, fanno la differenza: pareva che fossimo la maggioranza; forse no, c'era anche quella silenziosa, che covava anche i colpi di stato, ma non osava presentasi se non a Piazza San Babila.

I numeri! Operai-massa, la catena di montaggio, impalcature nelle nuove borgate, assemblee delle giovinezze scandite e tantissime denunce. Circolava in quel tempo un tascabile curato da FIM FIOM UILM (REPRESSIONE) con i dati esposti al Senato dal ministro Restivo: "Erano state spiccate nei mesi di settembre-novembre 1969, in ordine alle agitazioni sindacali, 6.907 denunce ed altre 1.489 per il mese di dicembre. I reati contestati erano stati in totale 14.036."

Il libretto era introdotto da un giovane attivista: il suo nome, quale sorpresa! Giuliano Cazzola! Lo stesso Cazzola che straborda sulle pensioni.

Ritorno ai numeri. Inquilini senza casa, a milioni, accalcati, oberati dai costi della città, autoriduzioni degli affitti, resistenze agli sgomberi. Fame di case popolari, fame di dignità, di rispetto, di partecipazione al "miracolo economico". E con questo popolo, medici, urbanisti, psicologi, poeti e cantastorie, per l'eguaglianza!

Quella del refrain di "Contessa".

Nessuna resipiscenza. Perché, anche se in modo distorto, il popolo avanzava; una parte cospicua si stabilizzava nelle nuove case popolari o nelle cooperative agevolate; c'era ancora la scala mobile, si studiava quasi gratuitamente, ci si curava nel sistema delle ASL. Certo non per tutti: si discettava allora, erano gli anni '80-'90, della società dei due terzi. Un terzo che per molti analisti era un soggetto marginale, che andava parcamente assistito: e le case popolari, un capitolo di spesa pubblica che andava ridotto drasticamente!

Ora come stanno le cose? Convivono a fatica le stabilizzazioni, il blocco si è sminuzzato, lo Stato è in devoluzione. La protezione! Come se fosse facile recuperare! Protezione per tutti o restaurazione solo per chi la sta perdendo?

I numeri potrebbero scomporci, con il ringhio del padroncino, dell'assegnatario impaurito, con l'immagine dell'uomo nero che non è più quel "Mimmì metallurgico colpito nell'onore".

Per noi è un compito che non ammette semplicismi e non è solo questione di quanto ma soprattutto questione di come. Ordine consensuale, rieducazione al rispetto, riorganizzazione sindacale, è un fatica indispensabile.

E' una proposta di "ordine" del giorno per un diverso 19 dicembre. Diverso per che cosa? Non verso un nuovo blocco sociale, piuttosto per delle interconnessioni con un inusitato interclassismo, dosando le stesse disintegrazioni culturali. Non siamo compatti, siamo anche soli, e dunque quello che si può fare è tamponare, correggere, conciliare; è non è moderatismo, è un altro comunismo. Non è facile perché è tanto governo, con zolle conquistate, rafforzate e incoraggiate.

Uso questi termini non a casaccio. Rammento gli incontri di questi ultimi anni, la rete on line degli assegnatari e le consulenze per i bandi, le confidenze riservate, l'emozione delle nuove relazioni umane.

Potrebbe anche andare tutto in malora, perché ho faticato molto e gli attivisti pure.

Comunque non vedo altra strada e non solo per la nostra comunità sociale.

 

(continua forse tra qualche settimana).

 

Vincenzo Simoni - 8 settembre 2018.

 

 

 




Data notizia10.09.2018

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