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La sostanza nell’economia politica con un tentativo di decifrazione


 

Sistema Italia:

infrastrutture sature, con urgente e costosissimo bisogno di manutenzione; ma nel meridione è peggio, sono assenti o antiquate.

Consumi squilibrati; per due terzi sovrabbondanti e per un terzo miserevoli.

Strutture produttive: sostituzione e ammodernamento dell'esistente, quando non va peggio, ma nessun incremento significativo.

Esportazioni consistenti per le richiesta di un affluente ceto medio-alto nelle grandi aree post-comuniste; che stanno però attrezzando una loro concorrenza.

Non è in vista un nuovo miracolo economico, e questo vale per gran parte dell'occidente.

Per inciso: le modesti aspirazioni di crescita del PIL contenute nel DEF confermano questa sostanziale stagnazione.

Altri fattori che determinano l'ingolfamento: l'invecchiamento e la fragilità di parte della popolazione che si congiungono con una ambigua innovazione tecnologica nell'offerta lavorativa.

C'è nei governi la consapevolezza che lo scenario è determinato da costanti di lunga fase? Se ne discute, qualcuno insiste (forse anche Calenda dall'opposizione); senza dubbio, nonostante le convulsioni dei residui iperburocrati europei, i paradigmi fondamentali sfonderanno i muri di cartapesta liberisti e sovranisti.

Ritornando a noi, è fatale la soluzione di uno specifico dilemma; riguarda l'aggiustamento del paese Italia; urgente per non collassare; ma pagato da chi e con quale profitto?

E' impensabile procedere contro il "basso"; se ne rende conto l'equipe che dirige l'attuale governo che tenta una mediazione interna al popolo; mentre gli altri imprecano. Ma incalzano i crolli, l'ingorghi, le macro-sporcizie, e crescono le tariffe, le bollette, i noli, i carburanti. Il costo crescente del sistema/città.

Per noi che ci spalmiamo in una penisola particolare lo snodo è cruciale.

Non è pensabile che tutto questo e altro ancora sia assunto dallo Stato fiscale senza far leva sul risparmio privato; cioè sugli accantonamenti bancari. Volontariamente?

Per ora non se ne parla; quando allora?

Quando gli choc da disastri siano tali da produrre uno stato di crisi che non è affatto analogo ad un conflitto bellico:  è al contrario per una diversa pace.

 

PS: con nessun provincialismo ...

 

V. Simoni - 6 ottobre 2018.

 

 

 




Data notizia06.10.2018

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