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Dallo sgombero Baobab


"Zone franche, senza Stato e legalità, non sono più tollerate. L'avevamo promesso, lo stiamo facendo. E non è finita qui. Dalle parole ai fatti", il commento del ministro dell'Interno Matteo Salvini.

 

Se questo è un uomo, è un uomo di Stato impastato con materiali che certificano il percorso secolare della disuguaglianza.

Si può metabolizzare: è risaputo, di che ti sorprendi?! mi dirà qualche avveduto compagno.

No, mi sono sbagliato; egli va addirittura oltre la disuguaglianza, rigetta la fraternità, quella “fraternità” che nella terna dei grandi valori dell’’Ottantanove è stato per molti decenni annichilito … perchè troppo “cristiano”!

Io, da ateo convinto, assumo come produzione sociale l’essenza del cristianesimo che filtra nei diversi comunitarismi.

In questo siamo accomunati, in questo rigettiamo chi sputa sulla dignità, sputa sul rispetto, sputa sulla complessa sensibilità di ciascuna persona,

L’obbligo di soccorso si miscela nella charitas, che non è beneficenza.

Non è nemmeno una forma corriva di bonarietà. Fa i conti con il “maligno” muscolare, il cinismo dei rapporti di forza, riprende l’ultima frase di un operaio che dal sud diventava milanese, in un film straziante, “Rocco e i suoi fratelli”, con il quale ieri sera ho fatto notte:

“Però non si può dar sempre ragione a tutti”.

Ecco, Salvini non è un alieno, è un umano che va urgentemente raddrizzato.

Parole troppo pesanti le sue: evocano tante cose che io nato nel ‘37 ricordo benissimo. Ricordo quelli che potevano tutto, armati e blindati, legioni e plotoni, grigio ferro, e neri.

 

 Ho divagato? Non mi pare.

 

V.S. 13 novembre 2018




Data notizia13.11.2018

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