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Roma: Storie romane raccontate da Fabrizio Ragucci


C’è una signora di 64 anni, sola ed invalida. Reddito mensile: 600 euro circa.
Vive in assistenza alloggiativa (residence) da alcuni anni.
Nel 2017, le viene chiesto di inviare la “manifestazione di interesse” al nuovo servizio di assistenza alloggiativa (SASSAT), che non è partito e non partirà mai.
Invia il modulo firmato, ma senza allegare la fotocopia della carta di identità.
Per questa dimenticanza, il Comune decide che ha irrimediabilmente perso il diritto a restare nell’alloggio e che entro gennaio deve essere sgomberata.
Ve lo giuro: non ha consegnato una fotocopia del documento e quindi finisce per strada senza alcuna possibilità di sanare la cosa.
La motivazione è lo specchio della follia che tiene in ostaggio roma. “e se la domanda l’avesse presentata un estraneo? Chi ci garantisce che sia stata proprio l’interessata?”
Si vede che il mondo fantastico che ossessiona la mente degli impiegati romani, è popolato da orde di persone che bramano di inviare moduli sassat a nome di altri. Ma passiamo oltre, sennò la china psichiatrica diventa totalizzante...
Per non finire in strada, la signora utilizza il cosiddetto “buono casa”, che le spetta in quanto “ammessa” alla lista dei beneficiari.
Trova un proprietario disposto ad affittarle casa e consegna la domanda. Per i profani: se sei “ammesso”, il comune è obbligato ad erogarti il buono casa. O-BBLI-GA-TO!
Passa un mese e mezzo e si scopre che il comune non vuole pagarle il buono casa.
Motivo: “forse, tra qualche mese arriverà il suo turno in graduatoria ed otterrà casa popolare. Quindi, non vale la pena darle un aiuto a pagare l’affitto”.
“Forse, tra qualche mese” otterrà casa popolare. Certamente, tra pochi giorni finirà per strada.
La splendida, criminale, schizofrenia del campidoglio: in un caso rigidità totale (“no documento di identità, sgombero immediato!”), in un altro l’assoluta e illegale creatività (“devo darti il buono casa, ma te lo nego. Perché mi gira così”).
Ovviamente la cosa non finisce qui, troveremo senz'altro il modo di imporre al comune il rispetto dei suoi obblighi.
Ma è interessante, ancora una volta, per capire chi comanda a Roma.
Non è il sindaco. Non sono le leggi né il buon senso o principi umani etc.
Roma è un feudo della burocrazia.




Data notizia13.12.2018

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