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Ungheria, dicembre 2018: una ribellione anche operaia


https://www.globalist.it/world/2018/12/14/prima-il-razzismo-ora-lo-schiavismo-l-ungheria-inizia-a-ribellarsi-a-orban-2034935.html

 https://www.ilpost.it/2018/12/17/le-proteste-antigovernative-in-ungheria/

 

 Domenica 16 dicembre, migliaia di persone hanno manifestato a Budapest contro l’approvazione di due leggi molto controverse e contro il governo del primo ministro nazionalista e populista Viktor Orbán. La protesta, chiamata “Buon Natale, signor primo ministro”, è stata la quarta nell’ultima settimana ed è stata organizzata dai partiti di opposizione che hanno partecipato tutti insieme (dai Verdi all’estrema destra), da gruppi di studenti e da semplici cittadini e cittadine. Si tratta di un fatto senza precedenti, scrivono gli osservatori.

I manifestanti, circa 15 mila secondo le cifre che circolano di più sui media locali, hanno sventolato bandiere dell’Ungheria e dell’Unione europea. Hanno marciato verso il Parlamento, tenendo striscioni con la scritta “Non rubare” o “Tribunali indipendenti”. Ci sono stati dei cortei anche in altre città, come ad esempio a Szeged, (Seghedino, vicino al confine con Serbia e Romania) dove il sindaco socialista ha chiesto alle imprese di boicottare la nuova legge sul lavoro.

I manifestanti hanno protestato soprattutto contro la recente modifica del codice del lavoro soprannominata, dai critici, “legge sulla schiavitù”:

la riforma aumenta le ore di straordinario che i datori di lavoro possono chiedere ai dipendenti, triplica i tempi massimi di pagamento di quegli straordinari e prevede che le trattative possano essere fatte direttamente tra dipendenti e aziende, senza la contrattazione dei sindacati.

I manifestanti hanno anche protestato contro la creazione di un sistema parallelo di tribunali amministrativi alle dirette dipendenze del ministro della Giustizia e che si occuperà anche di questioni politicamente delicate come legge elettorale, corruzione e diritto di manifestare. Infine hanno chiesto indipendenza e obiettività dei media pubblici e l’adesione (rifiutata dal governo) alla procura europea, una procura indipendente e comune specializzata nella lotta alla criminalità finanziaria nell’UE.

Dopo la fine della manifestazione, verso le 19, poche migliaia di persone, guidate da alcuni membri dell’opposizione, hanno bloccato alcune importanti strade della città e poi sono andate di fronte alla sede della televisione pubblica per leggere una dichiarazione. La loro richiesta è stata rifiutata e a quel punto ci sono stati degli scontri con la polizia: i manifestanti hanno lanciato oggetti e fumogeni, i poliziotti in tenuta antisommossa, così come negli ultimi giorni di protesta, hanno risposto con lacrimogeni.

Gli alleati di Orbán hanno parlato delle proteste dicendo che sono state organizzate dai movimenti e le associazioni finanziate da Soros.

E Gergely Gulyás, il capo di gabinetto di Orbán, facendo riferimento alle prime mobilitazioni cominciate mercoledì 12 dicembre, ha parlato esplicitamente di «fedeli» di Soros che odiano «apertamente i cristiani».


Commento redazionale.

 

Il vento sta cambiando: stanno montando dei fronti popolari. Puntano parecchio ai contenuti e alla “partecipazione democratica” concepita come altra cosa dai governi-truffa; è un fronte europeo che oltrepassa i confini, è parecchio “classista” ma non è “social comunista”.

Che dire dell’autoinformazione? Le notizie circolano ed anche i video, e l’emulazione è incoraggiata. Balle grottesche quelle tentate da Orban contro i dimostranti.

Comunque delle pulsioni razziste-sovraniste convivono, ma dai gillet gialli francesi sono state espulse e il gioco non sta funzionando più nemmeno in Ungheria. Certo, nei fronti ci si conta e ci si seleziona. Al meglio? Perché no?!

 

Red. www.unioneinquilini.it  - 17 dicembre 2018




Data notizia17.12.2018

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