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Quali manovratori e per che cosa?


Ho la sfortuna - ma forse no – di sorbirmi da mane a sera una broda di rubriche, notiziari, confronti, rassegne stampa, con tantissimo pensiero (?) unico, aggressivo, avvolgente, intimidatorio, in un crescendo di colpi bassi, di allusioni maligne e di preavvisi.

Libertà di stampa, già! con un pluralismo vicino allo zero.

Cerco di mettere ordine nei miei pensieri e rischio comunque di bloccarmi, perché ribolle ancora la mia indignazione; mi veniva di urlare allo schermo indifferente. Urlavo: carogne, delinquenti, schifosi; e mia moglie taceva.

Ecco, con questo retrogusto amaro mi accingo a raccontare quello che sta succedendo senza troppi retroscena. Come appare è importante, perché è quello che trasforma la percezione in comportamenti massivi.

Volevano reiterare il golpe dell’autunno 2011 con lo spread che s’avviava a quota 400 e sospingere l’Italia nel baratro (sic!).

Da chi? Non solo dai perdenti nelle elezioni di marzo; era una combine, e lo è tuttora, di chi non voleva ingoiare un inaudito spoils system (1). Solo di questo si tratta, nello schema weberiano (2) della sostituzione dei ceti dirigenti? No davvero: la politica, soprattutto quella governante, è sempre una miscela tra comando e rappresentanza sociale, che alla stessa costanza dell’esercizio del “potere” chiede il conto.

Il governo binario giallo-verde accentua il cambiamento che non è solo parlamentare: governano dei politici seminuovi con istanze sociali rimescolate; non una rivoluzione, ma un rimescolamento. Per la stasi italica è comunque un trauma, altra cosa addirittura dal berlusconismo che attingeva a piene mani dai gruppi socialisti, democristiani, liberali e missini; e ancor più divaricante da tutti i centro -sinistri.

Cambiamento, modello alternativo, verso il potere al popolo in senso lato? L’enfasi è fuori luogo, ma in qualche modo la torsione si manifesta anche in queste ultime ore, nelle quali la “manovra” bypassa ogni prassi parlamentare. Pericoli, di che tipo? Non mi unisco a chi guarda all’indietro, perché siamo coinvolti in una turbinosa spirale.

Sui contenuti espressi nei sei mesi da questo governo oso ripetermi: non una sola “dominante”, perché il neo-interclassismo coesiste con un giustizialismo che liscia il pelo al becerume dell’arrivato, ostile all’essenza strategica dello stesso “decreto dignità”.

E ripenso all’Ungheria.

Pacatamente: non reinventiamoci l’”Uomo Nero”; c’è ben altro da ricomporre per una lotta antagonista. Bisogni straziati, estorsioni sistemiche, arbitri golobalisti. E i varchi si dilateranno perché vi assicuro che tanta gente non ha il prosciutto sugli occhi.

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(1) Lo spoils system (espressione inglese; in italiano sistema delle spoglie) è la pratica politica, nata negli Stati Uniti tra il 1820 e il 1865, secondo cui gli alti dirigenti della pubblica amministrazione cambiano con il cambiare del governo. (Wikipedia).

(2) Cit. Secondo Weber, “Il politico deve sapere che facendo politica si "sporcherà l'anima e le mani".” (Wikipedia)

 

 

 

 

 

V. Simoni – 21 dicembre 2018.




Data notizia21.12.2018

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