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Quale ordine nel bordello?


Con che cosa spiegarlo? Con delle slide, dei cartoons o dei panels reticolati? Oppure con delle interviste a me stesso?

Cercherò di ripercorrere la stessa cadenza degli editoriali precedenti. Inizio dal quadro generale per tutto lo spazio euro-atlantico.

-   Gli standard interclassisti social-popolari sono sotto stress; se non impossibili, a fatica tengono in un inalterato o addirittura ancor più squilibrato Stato fiscale; tale stress è ulteriormente complicato dai costi crescenti per la tenuta infrastrutturale.

-   Si governa male: la solidarietà nazionale anche se adulterata, confligge con il disordine internazionale: la grassa borghesia non molla gli schei. Richiede addirittura di non pagare alcun dazio.

-   Ed ecco le manate, le spallate francesi, il brontolio operaio in Ungheria, la voglia poliziesca di sbaraccare le piazze e gli spazi liberati e magari di arrivare al peggio.

Da noi frasette risibili sui Cinquestelle come argine alla violenza populista, mentre ogni parte sta accentuando la propria faziosità.

Il rischio è nella repressione di Stato; è lo Stato di polizia che potrebbe incrudelirsi sabato prossimo contro gli indomati gillets jaunes francesi.

Insomma, un decente patto sociale non proviene dal “buon senso”; è una risultante molto rara, è un “miracolo” che si produce in una combinazione di forza materiale e di persuasione allargata. La norma è invece nel cortocircuito.

A che punto siamo noi? In una confusione che non ricordo si sia mai prodotta; non  verso il fascismo, non verso il consociativismo, forse in una specie di pulsione a un compromesso molto meno “storico”.

Trivelle, Tubone, Tav, Ilva, Iva, Migranti, il Papa Buono, i sindaci ribelli (ah, ah!), e le stronzate connesse al pochino-pochino stanziato per le cittadinanze bisognose.

 

Transizione verso che cosa allora?

 

Se non c’è “il” partito, quale fronte popolare? Perché di questo c’è bisogno. E anche se non mi metto a sistematizzarlo, è un fronte che agisce con diversi grandi flussi, che non si “vogliono bene”, ma che sono costretti a convergere.

Si sta insieme perché l’umanità deve tirare il fiato da uno stato di frenesia. E non è poca cosa: se non è ricostruttivo nemmeno propone degli impacchi.  E’ robusto perché deve cautelarsi dalla schiuma infetta che risale quando si sta bonificando. Altrimenti con che cosa? Con delle alternanze se non del tutto fasulle, acutamente inadeguate e dunque dannose.

Ma perché ci sia di meglio, non si possono riprodurre frazioni meschine, coperte sbrindellate, soprattutto da quelle che si autodefiniscono sinistre sociali. E se questa è la parte incompleta in questo ennesimo editoriale, chi è discretamente informato sa di che mi preoccupo.

 

Saluti calorosi.

 

Vincenzo Simoni – 08.01.19




Data notizia08.01.2019

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