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Profughi ed emigranti, comunanze e diversità


Maria, Antonio, Piero emigranti meridionali, dopo anni di lavoro in Germania ritornarono in Italia, ed erano dei senza casa, furono anche sfrattati ed occupanti; poi ottennero un alloggio di ERP. Iolanda, cacciata dalla Libia di Gheddafi, con solo delle valige, con la sua famiglia ottiene anch’essa un alloggio nelle case popolari.  Vincenzo, ragazzino profugo istriano, dopo tre anni avventurosi in un enorme campo di raccolta a Laterina, ex lager per prigionieri di guerra, entra in una INA casa nella estrema periferia operaia di Firenze. Altri attivisti, sfollati dai bombardamenti di questa città, si ritrovano negli agglomerati provvisori di Rovezzano. E poi ancora tanti emigrati organizzati nell’Unione Inquilini, nei comitati dei senza casa, occupano decine di palazzi vuoti dall’alluvione del ‘66. Sono nella storia che ha segnato questa città parecchio schizzinosa.

Costretti. E’ questa la comunanza tra tutti i profughi di allora e la stragrande parte dei migranti che si imbarcano ed anche annegano tra la Libia e la Sicilia.

Si parte “con la speranza in cuor” ma è anche una fuga.

E le diversità, quali sono? Stanno nelle diverse fasi storiche, quando ognuno è investito da processi politici di enorme portata nei quali soccombe.

I “nostri” profughi erano vittime della guerra perduta (usiamo comunque questo termine!); i “nostri” emigranti dalla catastrofica crisi non solo meridionale ma di tanta parte della agricoltura di sussistenza nelle stesse campagne toscane e venete. Ma che, non ricordate i film degli anni ’70 e tra questi l’impressionante “Rocco e i suoi fratelli”?!

Diversità evidenti ce ne sono tra quelle letterarie valige di cartone e le affastellate poche cose di chi sbarca o s’accalca alle frontiere europee. Sono diversità nazionali, linguistiche, religiose, e con altre rivendicazioni: erano i “nostri” tutti “italiani” anche se parecchio malvisti, mentre i “nuovi” sono di altre etnie. Estranei totali? Mah! Forse no, ma solo con una serie di particolari mediazioni.

I ragazzini, le ragazzine, con l’accento fiorentino, coloureds, cosa sono, cosa saranno? Sciamano insieme ai loro compagni di banco, e non appaiono “separati”. Si parlano, ridacchiano insieme, sono amici.

Tutto facile? Nient’affatto. Sono parti specifiche che confliggono con altre, composte da precari totali, in gruppetti che poco hanno da spartire con i migranti consolidati. Insomma, è ancora più frastagliata questa umanità rispetto a quella comunque differenziata dei migranti interni dell’altro secolo.

Che voglio dire? Se è altra cosa, in che senso? Quelli che arrivano sono  una miscela aliena per gran parte dei residenti storici che a malapena e solo dopo alcune generazioni hanno fraternizzato con i nostri meridionali. 

Insomma non funziona, e sempre meno lo sarà l’insieme.

E allora che fare? Se così stanno le cose il groppo va sciolto altrove; bisogna che i conflitti in Eritrea si compongano e che l’estremismo islamico nel Corno d’Africa sia riassorbito; ma è tutto il resto che ribolle, con quello che può succedere di orrendo nel Brasile fascistizzato.

Da una lotta/processo di lunga durata deve germinare una nuova internazionale, autenticamente socialista; auspicare soltanto o parteciparvi, ognuno. Quando? Presto.

E nel frattempo nessuna faccia feroce, nessun sbrigativo proclama, e niente ruspe. Agire nella transizione internazionale con le mani aperte di una cooperante nuova sinistra non solo europea.

Cari amici, sarò un testone, ma altro non intravedo di sensato.  Ma che aspettano i vari Iglesias, Melenchon, Corbin, Sanders, con quelli della Linke e gli stessi sinistri italiani? Hanno risorse, mezzi, militanti, collegamenti ...

Perché non realizzano nei prossimi tre mesi un alternativo social forum?


VS. 20 gennaio 2019.

Data notizia21.01.2019

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