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La favola delle cornacchie proletarie - un apologo suggerito da Marco De Guio


LA FAVOLA DELLE CORNACCHIE PROLETARIE

 

Mi stavo recando al supermercato e attraversavo la strada che passa davanti a casa mia. Dall’alto iniziò a raggiungermi un rumore rauco e stridente sempre più forte e sempre più vicino. Alzando lo sguardo vidi due cornacchie che volteggiavano come sanno fare i rapaci. Mi fecero ripensare all’immagine sgraziata che assumono quegli uccelli quando camminano a terra. Erano padrone dello spazio sopra di me, volteggiavano sicure, ma anche inquiete, cosa stava succedendo? Poco più in là sull’asfalto, in mezzo alla strada una giovane cornacchia sembrava non raccapezzarsi. Era caduta dopo il primo tentativo di volo? Dovevo passare in quella direzione e mi avvicinai al piccolo. Immediatamente le cornacchie sopra di me iniziarono a gracchiare più forte e a volare più basse sopra la mia testa. Il cucciolo di cornacchia tentò di volare e finì in mezzo alla via più trafficata del quartiere. Affrettai il passo e mi misi a protezione del giovane uccello allargando le braccia e invitando le auto a scansarci. La presenza di madre e padre cornacchia divenne immediatamente aggressiva, voli radenti sopra la mia testa, urlate imperiose quasi cattive. Il piccolo si infilò sotto un’auto posteggiata e io decisi di lasciare il palcoscenico. Le due cornacchie non avevano capito le mie intenzioni e mi avevano interpretato come un predatore pericoloso; il mio alzare le braccia era stato valutato come un gesto bellicoso.

Arrivando al supermercato mi venne di pensare che quanto era successo era proprio un’allegoria del rapporto esistente oggi in Italia tra le organizzazioni della cosiddetta nuova sinistra e le classi subalterne.

I proletari ci vedono come persone estranee, forse addirittura come nemici. Forse noi piccoli borghesi progressisti dovremmo smettere di atteggiarci a paladini dei deboli, dovremmo smetterle di immaginarci come dei novelli Robin Hood e pensare a metterci al servizio di chi liberando se stesso potrebbe ribaltare l’intera società. Piccoli intellettuali da strapazzo non siamo nemmeno l’ombra di quegli intellettuali organici di cui parlava Gramsci. Dovremmo smetterla di autocelebrarci, dovremmo abbandonare l’egotismo che ci caratterizza e che, ad un matrimonio, ci fa desiderare di essere la sposa, ad un funerale il morto.




Data notizia23.06.2019

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