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Da Marco De Guio: cambiamenti climatici!


"Tento di dare il mio contributo al dibattito aperto dal movimento Extinction Rebellion."

 

Con il  movimento condivido l’urgenza di mettere mano alla situazione del clima e dell’inquinamento, così come condivido che l’alternativa passa solamente per un cambiamento radicale della struttura economica che guida il mondo occidentale.

Su una considerazione, che fa parte del bagaglio informativo dell’associazione, ho grosse perplessità: la prossima estinzione, la terza, sarà quella dell’umanità.

Per quello che è possibile verificare sulle scenario italiano e mondiale la prospettiva non sarà la scomparsa dell’umanità. Dal nostro globo terracqueo potrebbero sparire la maggior parte delle forme viventi compreso l’uomo solo in caso di deflagrazione nucleare, ma la Bomba, come diceva Tse Tung, è una tigre di carta e funziona meglio se non viene fatta esplodere.

Il peggioramento delle condizioni climatiche poterà allo scioglimento dei ghiacciai, all’inaridimento di intere regioni, alla mancanza di acqua per gran parte dell’umanità, all’impossibilità di coltivare in regioni fino a ieri fertili; ciò determinerà non la scomparsa dell’umanità, ma la scomparsa di gran parte dell’umanità, quella più fragile, quella più lontana dai centri del potere, quella che in ogni zona del mondo occupa gli scalini più bassi della scala sociale.

Le élites economiche attorniate dalla popolazione che vive dei cascami della loro opulenza, continueranno a vivere. Già oggi la gentrificazione nelle città permette ai ceti privilegiati di fuggire il caldo torrido, di garantirsi aria non inquinata se non tutti i giorni almeno per lunghi periodi durante l’anno, di accedere ai cibi di qualità, di superare qualsiasi penuria.

Se gli spazi vivibili si ridurranno, quei pochi territori saranno appannaggio dei potenti; chi rimarrà fuori sarà costretto a soffrire, a scomparire. E’ quello che sta già avvenendo oggi sotto i nostri occhi. Stanno cercando di abituarci a pensare che i poveri devono morire durante le loro fughe apocalittiche dalle loro regioni di origine, che per loro nelle nostre società non c’è spazio, che i migranti devono tornare a farsi ammazzare nei campi profughi, che i centri delle nostre città devono diventare zone rosse invalicabili per gli esseri inferiori, che i daspo sono indispensabili per tenere lontani coloro che non sono riusciti a raggiungere determinati livelli di consumo, che i poveri devono perdere la residenza diventando clandestini e illegali, che lo stato deve garantire la sicurezza reprimendo le contestazioni di chi vive fuori dal privilegio, ma che anche i singoli devono imparare ad eliminare armi in pugno coloro che cercano di ridistribuire a modo loro la ricchezza.

Allora al fianco della lotta agli sprechi, all’impegno per il risparmio delle risorse, alla mobilitazione contro l’inquinamento bisogna pensare alla guerra contro le disuguaglianze. Diversamente anche la battaglia per difendere l’equilibrio climatico rischierà di diventare un privilegio per qualcuno.

Ogni tanto mi torna alla mente una scritta su un muro dell’ex Osva a Sesto, realizzata negli anni ’70 da due genitori con i loro due bambini durante una mobilitazione contro la cementificazione di un’area abbandonata, che, sotto il disegno coloratissimo di un gallo recitava: Viva la natura, abbasso l’ecologia.




Data notizia27.06.2019

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