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Qualche appunto sui disordini …


Qualche appunto sui disordini …

E’ vero che la Siberia brucia e l’Artico è navigabile e che a Mosca si contesta;  e che Trump va giù duro sui dazi alla Cina ed è diffusa la voglia di menare. L’elenco prosegue e se mancano i fatti si confezionano spauracchi per rivendere un facsimile di Neue Ordnung. E l’Italia è un’altra volta capofila in Europa. Viso paonazzo,  bracciotti arrovesciati, parole come mazzate: paura!!!

Ma sì, vuoi la conta? E così sia.

Quale l’imbroglio? Che la catastrofe sia dominante: nessuna mediazione tra le tendenze; appunto, siamo alla conta.

E non è vero! Il mondo è sotto stress, stress perché troppo veloce; percorso da avide mega-mignatte che s’ingozzano e intruppano nuove corti dei miracoli. Mentre scrivo traduco: sono bande golpiste, tutte. Sono fazioni, nemiche dei popoli e della Terra quelle che stanno impedendo un futuro possibile. Si riconoscono a malapena in qualche tratto facciale e dei tic – lo sguardo fisso, la parlantina imparata – l’insonnia.

Vado avanti… Vorrei precisare. So di non essere un diverso e che nel tempo ho imparato a decifrare e non è gran che di diverso dal senso comune quando ci si ferma per qualche minuto e si scambiano le constatazioni. E’ un conforto in questa mia età macilenta non ancora defunta. Ho la fortuna di non essere segregato, e scrivo e diffondo.

Che cosa non è vero? Che il Mondo sia una pustola, in una orrenda implosione. Che dal Sahel si può solo fuggire, che le favelas sono un destino, che le bande armate in divise azzimate prevalgono per sempre sulle libertà popolari. E’ qualcosa che rimanda alla peste bruna degli anni Trenta, quando il povero Bertold Brecht trasmigrava negli esilii. Il rischio di soccombere non è importato, è nella nostra non violenza che impone tuttavia l’autodifesa. E’ un conflitto obbligato. Ecco, in questo sarei severo.

Qualche frase ancora. Non mi consolo nelle tendenze che ci sono; ci vuole un grande accordo, non sbarrare gli accessi, non sbeffeggiare le minoranze, anche se in piccoli gruppi; proporre delle possibilità e esibirle come flussi che possono correggere il gran corpaccio. Non frasi su quel che è stato, e i Classici di altri tempi trattarli con cauto rispetto perché ora “noi” siamo i Classici.

Il gran corpaccio non è malato, e non è neppure un Gulliver tra i lilipuzziani. E’ un insieme che trasmuta… ecc. ecc.

 

V. Simoni, 2 agosto del 2019.




Data notizia02.08.2019

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