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Livorno: Osservatorio Trasformazioni Urbane : CASA: problema strutturale storico


Livorno 24 agosto 2019

Alla stampa cittadina

Alle radio e tv locali

CASA: problema strutturale storico.

 

Alcuni articoli apparsi in cronaca relativi a esternazioni politiche estive, ci obbligano a intervenire per puntualizzare alcuni aspetti a quanto pare poco chiari.

Chiunque occupi in stato di assoluta necessità, ottiene un giudizio d’incolpevolezza anche in tribunale, in assenza di dolo di danno o violenza. Visto che i giudici  mai storicamente hanno condannato penalmente famiglie fragili socialmente ed economicamente, per aver utilizzato locali abbandonati e inutilizzati, l’Unione Inquilini  ritiene di avere il diritto dovere di sostenere occupanti che dimostrino di essere in condizioni di necessità e incolpevolezza.

Tuttavia non appoggiamo le occupazioni di case popolari (e infatti non abbiamo sostenuto gli occupanti della Chiccaia) in generale per il grave rischio di danno ad altri esclusi richiedenti casa popolare, in questa particolare situazione temiamo che come in passato le occupazioni di ERP siano scorciatoie assolutamente non condivisibili, per risolvere casi di sovraffollamento.

Ovvio che come per il Picchetto, altra occupazione non condivisa  per assenza delle condizioni minime per una gestione sindacale corretta e trasparente, se tra le famiglie occupanti di Chiccaia sono state individuate  situazioni con il diritto e l’assoluta  necessità di soccorso pubblico, bisognerà che le istituzioni si facciano carico di una sistemazione nel rispetto delle normative vigenti, l’Unione Inquilini è sempre pronta a collaborare con l’Ufficio casa e comune per individuare soluzioni tampone.

 

Ben diversa la situazione delle altre occupazioni, come la Torre della Cigna,  occupazione gestita sindacalmente da ASIA e sostenuta apertamente anche dall’Unione Inquilini.

Intanto non ci sono solo famiglie di ASIA, tra gli occupanti vi erano anche famiglie iscritte e seguite da U.I. ma anche nuclei non iscritti ad alcun sindacato, ma tutti senza tetto e in stato di assoluta necessità.

Tutte le situazioni sono state monitorate e presentate in dossier esaurienti e dettagliati, e sono riconducibili quasi sempre a esecuzioni di sfratti giudicati incolpevoli dalla commissione comunale ad hoc creata con legge regionale, e dunque con diritti all’assegnazione fino al 25% dell’ERP. A causa dei pochi mesi concessi di proroga o non concessi per niente dalla Prefettura, nel periodo di massima crisi 2013/2015, che culmino col ritiro dopo un anno della propria rappresentanza in commissione comunale iniziando un non facile periodo d’incomprensioni con comune e sindacati  (per fortuna superati con il cambio di vertice in Prefettura), trecento nuclei familiari incolpevoli sono finiti per strada senza avere il tempo di individuare soluzioni alternative.

Nonostante queste difficoltà di rapporto per favorire il passaggio da casa a casa, su mille famiglie richiedenti a fine 2018 sono stati sistemate ben 700, circa trecento, come abbiamo detto, sono rimaste senza riparo di soccorso, pur avendo i requisiti previsti dalla LR Toscana e dalle normative nazionali.

Si tratta insomma di nuclei che hanno requisiti per l’assegnazione, tanto è vero che molti occupanti hanno già nel tempo ottenuto la casa popolare  e sono usciti dalla precarietà dell’occupazione. Certo gli alloggi pubblici non s’inventano, e oggi per le svendite dissennate degli anni ‘80 sono ridotti a metà di quanti ne avevamo. Dunque la situazione Cigna richiede solo il tempo di concludere il percorso previsto dalla commissione comunale.

 

A questo proposito ci auguriamo che il protocollo d’intesa faticosamente elaborato modificato e infine condiviso, tra Comune Prefettura e Sindacali  Casa venga firmato e diventi regola per individuare tempi percorsi e modalità di passaggio da casa a casa, per gli sfratti ancora in corso.

Resta chiaro che le risorse abitative sono carenti e le stesse strutture di soccorso come i due piani dell’ex caserma Lamarmora in attesa d’intervento di ristrutturazione (dopo due interminabili anni ancora non sono iniziati i lavori) non sono agibili, salvo per il primo piano già oggetto d’intervento, e dunque non sarà facile trovare la quadra.

L’acquisto da privati finora si è dimostrato solo una buona intenzione delle istituzioni, ma un vero tavolo modello Bologna, in Prefettura per trattare con la massima autorevolezza con la grande (ma anche media e piccola) proprietà immobiliare, non è mai stato istituito, e l’agenzia pubblica per ottenere case private in affitto  presso CASALP è fallita, per l’insostenibilità delle richieste di canone libero, rispetto a redditi bassi a volte quasi inesistenti.

A suo tempo avevamo appoggiato l’impegno di Nogarin per trattare la cessione al comune della Torre della Cigna, che al di la dei garage allagabili, ha si problemi di rifiniture interne e di facciata, ma non strutturali, e che potrebbe essere una risposta all’emergenza, in attesa che un’operazione urbanistica a lungo attesa, elimini il sovrappasso del Corallo, metta a regime il torrente Cigna e costruisca il sottopasso.

Magari si potrebbe trovare  un accordo con altri interlocutori del sociosanitario privato che al tempo erano sembrati interessati  all’acquisto, visto che i soldi in Regione ci sono  come ha garantito l’assessore Raspanti, e con un progetto di recupero autorecupero, si potrebbe provvedere alla ristrutturazione. Quanto al problema della messa in sicurezza e intervento sulla facciata, a oggi è per legge obbligo della proprietà intervenire, e dunque questo elemento potrebbe convincere i titolari a una cessione rapida dell’immobile .

Certo gli uffici comunali del patrimonio dovranno comunque concedere qualche immobile pubblico e inutilizzato (come Casa Firenze) per avviare un virtuoso percorso di aumento di ERP attraverso processi ormai assai sperimentati anche in Italia di recupero e autorecupero,  perché non saranno certo i 55 alloggi nuovi che sostituiranno i 106 da demolire della Chiccaia, a risolvere il problema di carenza strutturale di abitazioni pubbliche.

Sarebbe il caso di capire che il problema casa in questo paese di mafie immobiliariste e di proprietà privata senza regole di equa rendita, di mancati investimenti sull’ERP da più di trenta  anni, è problema strutturale storico e non si affronta con slogan o discorsi, e nemmeno con operazioni autoritarie, e certo non in un mese.

 

Daria Faggi - Paolo Gangemi




Data notizia26.08.2019

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