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Si consulti Mario Draghi con Federico Rampini che sta sul pezzo


Si consulti Mario Draghi con
Federico Rampini che sta sul pezzo

Che dice Rampini sull’immissione di tanta moneta? Che non serve, non stimola, perché il mercato è piatto, saturo per quella parte che ha di tutto e di più e che non molla quasi niente agli incapienti. Scorrono le mie associazioni mentali; la banca ti fa pagare la sosta dei tuoi stessi depositi; pochi investono nell’economia reale; anche i lavori pubblici per la manutenzione sono strutturalmente a rimessa. Con fattori invariati il bel mondo dell’enfasi è in decrescita. Per questo si inventano le rottamazioni, che sono imbrogli e vessazioni per chi ha qualcosa da parte.  Solidarietà con gli oppressi? Fanfaluche. Patrimoniali per senso civico? Digrignano i denti: non si molla niente.

E i ponti che s’incrinano, e la terra che si spacca, e le prode che smottano, e le gran navi sul Canal Grande, e l’assedio per gli Uffizi? Di più, di più. Avanti popolo dietro la gran cassa. E i barchini dei migranti? Cianfrusaglie!

Salvini non è una fuoruscita; sta nell’ingorgo; è per le solita legge dei beceri. Saturare, non pagare dazio, gabbie salariali come negli anni ’50 e qualche cazzotto in divisa. Fascismo? Macchè, troppo strutturato, guardava all’Impero, disegnava altre città, immaginava una rifondazione. Fasulla? Non quanto il coacervo leghista.

Dunque, tutto è da rifare, perché sì! Non minoranze ma precursori di un altro buon senso.

Che dire allora del rattoppato neo-governo? Nessuna rancorosa ostilità; può servire a tappare delle brutali infiltrazioni: uno spazio complicato verso delle sdipanate transizioni.

  VS- 13 settembre 2019




Data notizia13.09.2019

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