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Livorno: Ancora sulla cedolare secca: nel dibattito in corso la voce dell’Unione Inquilini! Da Livorno e da Massimo Pasquini!


Livorno 17 ottobre 2019

Alla stampa e tv locali

Con il via libera, salvo intese, da parte del Consiglio dei ministri alla legge di Bilancio e al decreto legge fiscale collegato alla manovra 2020, si discute ora delle diverse misure previste. E non mancano i mal di pancia. Critiche, infatti, ha suscitato l’intervento previsto per la cedolare secca sugli affitti a canone concordato.

Cedolare secca concordato 2020

Nel dettaglio, la misura a cui il governo starebbe lavorando prevede un innalzamento – dal 10 al 12,5% – dell’aliquota della cedolare secca sugli affitti a canone concordato. Alla fine dell’anno scadrà infatti la cedolare secca sugli affitti a canone concordato e si valuta di rendere la misura strutturale, ma le condizioni hanno sollevato non poche perplessità.

Cedolare secca 2020 canone concordato, profonde critiche dalle organizzazioni dei proprietari e dai sindacati casa.

 

Il commento dell’Unione Inquilini.

Sul tema è intervenuta anche l’Unione Inquilini. Nel dettaglio, Massimo Pasquini, segretario nazionale Unione Inquilini, ha sottolineato: “Sembrerebbe che il governo in sede di legge di Bilancio si appresti a rendere la cedolare secca per i contratti a canone agevolato strutturale, ma elevando la cedolare dal 10% al 12,5%. Si tratterebbe di un errore madornale. Aumentare l’aliquota della cedolare secca per i contratti agevolati non ha altro effetto che aumentare gli affitti in quanto tutto gli accordi fino ad oggi firmati localmente vedrebbero la richiesta da parte delle associazioni dei proprietari di rivedere i valori essendo peggiorata la tassazione”.

Aggiungendo: “Affitti agevolati più cari significherà anche un possibile balzo negli anni futuri degli sfratti. Questo mentre non giungono notizie sulla cedolare secca relativa ai contratti a libero mercato oggi al 21%. Questa sì che sarebbe giusto abolire o innalzarla in quanto manifestamente iniqua in quanto è una aliquota di favore a proprietari che scelgono il libero mercato quindi il massimo della rendita, mentre lavoratori e pensionati pagano minimo il 23% di aliquota Irpef”.

Pasquini ha quindi sottolineato: “Se il governo davvero intende procedere nell’aumento della cedolare secca dei contratti agevolati chiediamo che questa opzione sia rivista e che al contrario si intervenga sulla cedolare secca per i contratti a libero mercato sopprimendola o almeno elevandola al 25%. Questa sì sarebbe una misura equa. Ricordo a tutti che la cedolare secca ci costa 2,2 miliardi di euro di minori entrate e che 1,84 miliardi di euro restano nelle tasche del decimo più ricco dei proprietari (fonte Ministero dell’Economia e Agenzia delle Entrate, Rapporto Immobiliare 2017). Fermatevi prima di fare un atto che smentirebbe quanto affermato dal Governo in materia di azioni basate sull’equità”.

P. Ui Paolo Gangemi

 




Data notizia18.10.2019

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