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MES: di che si tratta ?


proponiamo uno schema diffuso da:

https://www.repubblica.it/economia/2019/11/30/news/che_cos_e_il_mes-242286887/

Adeguate spiegazioni? In progress.

Estratto:

 

Dallo spettro della ristrutturazione del debito al "favore" alle banche tedesche: tutti i punti controversi

di FLAVIO BINI

30 Novembre 2019

 MILANO - La riforma del Mes, il Meccanismo Europeo di stabilità, monopolizza il dibattito politico da diverse settimane, e ancora oggi alimenta lo scontro anche all'interno della Maggioranza di governo. Eppure sulla questione c'è ancora molta confusione: ecco i punti principali per orientarsi.

Il Mes è qualcosa di nuovo?

No. Il Meccanismo Europeo di stabilità è un organismo nato nel 2012 con la funzione di prestare assistenza agli Stati in difficoltà finanziaria. A partire dal 2017 in sede europea si è iniziato a discutere di una possibile revisione del trattato istitutivo. Ciò di cui si discute in questi giorni sono quindi le modifiche al trattato esistente. I Paesi hanno trovato un accordo politico preliminare nel giugno di quest'anno sull'insieme delle correzioni da apportare e il mese prossimo è atteso il via libera ufficiale dei governi. Per entrare in vigore serve poi la ratifica dei parlamenti dei singoli stati.

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Perché se ne parla adesso?

Perché Lega e Fratelli d'Italia, in prossimità della scadenza di dicembre, hanno accusato il presidente del Consiglio Giuseppe Conte di non avere rispettato le indicazioni dell'allora Maggioranza di governo Lega-M5s che chiedeva al governo, prima dell'intesa di giugno, di non dare il via libera a una serie di modifiche al trattato e ad aggiornare il Parlamento sull'esito della trattativa. Secondo la Lega l'accordo raggiunto con gli altri Paesi avrebbe disatteso queste indicazioni e il Parlamento non sarebbe stato adeguatamente informato.

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Perché si continua a dire che il Mes aiuterà le banche tedesche?

Una delle novità principali della riforma è che si prevede che il Mes possa sostenere il Fondo di Risoluzione unico per le banche. Nel concreto si tratta di una sorta di "paracadute di un paracadute" per le banche europee. Il Fondo di risoluzione unico è alimentato dalle banche, non dagli Stati, ma qualora si presentasse una crisi particolarmente grave, ora potrebbe chiedere aiuto al Mes se non avesse mezzi sufficienti per intervenire. Questa doppia protezione è una garanzia per tutte le banche europee, non solo per quelle tedesche. Scongiurare una crisi di un grosso istituto europeo è interesse di tutti i Paesi, non solo di quello a cui appartiene la banca in difficoltà.

Che cosa c'entra il salvataggio delle banche tedesche con il rischio di ristrutturazione del debito per l'Italia?

Assolutamente niente. Eppure ancora oggi esponenti politici, come la candidata leghista alla presidenza della Regione Emilia Lucia Borgonzoni giovedì sera a Piazza Pulita, associano strumentalmente le due questioni. La prima riguarda il sostegno del Mes alle banche attraverso il Fondo di Risoluzione Unico, il secondo quello del Mes agli Stati in difficoltà.

Ma esiste un rischio di ristrutturazione del debito per l'Italia?

Né nel testo originario, né in quello modificato si parla esplicitamente di ristrutturazione del debito, tuttavia opera come prima il Mes può decidere di accordare assistenza finanziaria a un Paese in difficoltà chiedendo che una parte del debito venga ristrutturata. Non si tratta di un automatismo, come chiedevano alcuni Paesi del Nord Europa, ma di una decisione sulla base di una analisi di sostenibilità del debito che viene presa congiuntamente dalla Commissione europea e dal board del Mes. Se il debito viene giudicato insostenibile, si può chiedere la ristrutturazione.  Per decisioni di questo tipo serve comunque la maggioranza qualificata dell'85% del capitale. L'Italia, avendo il 17,7%, potrà sempre porre il veto. Tradotto: nessuno potrà imporre la ristrutturazione del debito italiano senza il consenso dell'Italia.

Quindi non cambia niente?

No. Una novità importante riguarda un aspetto tecnico che rischia di avere ricadute pratiche sulla percezione degli investitori sul nostro Paese. La riforma in discussione prevede l'introduzione di un sistema semplificato per le procedure di ristrutturazione del debito. Posto tutto quello che è stato scritto sopra, ovvero il percorso che potrebbe portare a chiedere una ristrutturazione del debito resta tutt'altro che agile, a cambiare potrebbero essere le modalità tecniche. Dal 2022 i nuovi titoli di Stato emessi verrebbero accompagnati da una clausola che sostanzialmente consente a una maggioranza qualificata di investitori di far scattare la ristrutturazione. Questa "semplificazione" potrebbe, secondo alcuni osservatori, aumentare le percezione di rischio sui nostri titoli, spingendo così gli investitori a chiedere tassi di interesse più alti.

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 Il testo della riforma del Mes può essere ancora cambiato?

Tecnicamente sì, ma come ha spiegato il ministro Gualtieri in audizione in Parlamento "il testo del trattato è chiuso". Essendo già stato raggiunto un accordo politico a giugno è difficile che l'Italia possa rimettere mano al testo. Anche perché come ha spiegato a più riprese il presidente del Consiglio Giuseppe Conte la riforma del Mes si inserisce in un più ampio "pacchetto" di interventi caldeggiati da tempo dal nostro Paese. Bocciare la riforma del Mes significa mettere in discussione anche gli altri provvedimenti che sicuramente avvantaggerebbero l'Italia. Tra questi c'è ad esempio l'introduzione di un'assicurazione europea sui depositi, da sempre osteggiata dalla Germania e su cui recentemente Berlino ha però cambiato rotta.




Data notizia02.12.2019

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