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Livorno: Tante case di edilizia pubblica per le masse popolari.


Livorno 15 dicembre 2019

 

Alla stampa cittadina

Alle radio e tv locali

 

Tante case di edilizia pubblica per le masse popolari.

 

Nel dibattito alla Bottega del Caffè, organizzato dal Movimento 5 stelle,  l’Unione Inquilini era presente ed è intervenuta a chiarire i problemi della gestione delle case popolari, problemi che conosciamo bene, anche perché Paolo Gangemi ha rappresentato nel CDA di Casalp il Comune di Livorno su mandato del sindaco Nogarin, per 4 anni. 

Per la verità un rapporto collaborativo sia pure informale era già cominciato con il presidente avvocato Taddia, che per primo ha iniziato una ricognizione sugli assegnatari, per avere un quadro chiaro, lavoro poi continuato nel nuovo CDA con la presidente Arch. Vanessa Soriani, iniziando il lavoro d’individuazione delle morosità colpevoli e incolpevoli.

Concordiamo dunque pienamente con l’indirizzo di saldare gradualmente i debiti da parte del Comune di Livorno, per le morosità incolpevoli, e di obbligare i morosi colpevoli, a sanare la situazione debitoria, pena la decadenza e l’obbligo di lasciare la casa popolare assegnata.

Ma veniamo ai punti di disaccordo sulle nuove proposte di revisione dei tetti di reddito per l’ERP. 

L’abbassamento dei tetti di reddito e consistenza economica (auto, camper, risparmi in banca … ) per la permanenza dei vecchi assegnatari, vede ovviamente concordi i due giovani assessori, che conoscendo bene (avendone anche avuto cognizione diretta) le condizioni disperanti dei nuovi lavoratori precarizzati, senza certezza di reddito da lavoro costante, e confrontando questo dato oggettivo con l’evidente carenza di case popolari (finita la Gescal nel 1995 finiti i finanziamenti!) anche a causa di svendite dissennate, entrambe arrivano alla conclusione che i vecchi assegnatari con redditi dei bei tempi passati, tempi dei diritti conquistati con le lotte, essendo in condizione di accedere al mercato privato (regime concordato ..) devono andarsene, per far posto ai nuovi nuclei assai più disagiati.

Al contrario la filosofia dell’amministrazione regionale, evidentissima nella nuova legge n°2 del 2019, è stata quella di restringere l’accesso alle case popolari si entra solo se si è alla canna del gas, non solo per reddito, ma con invalidità e handicap (e solo con residenza di almeno 5 anni nel Comune se si è stranieri) tanto è vero che dai 1500 in graduatoria del passato, oggi sono meno di mille, per non gravare sui bilanci di Casalp.

Al contempo in piena coerenza con la scelta di privatizzare l’ATER trasformandola in Casalp SPA si è innalzato il tetto di permanenza ben al di sopra di quanto era dagli anni 80 ad ora (il reddito allora era il doppio dell’accesso, benché calcolato al netto e non al lordo come ora ) nell’oggettiva necessità di mantenere una quota di famiglie che pagano gli affitti massimi previsti, per non sballare del tutto i conti della società per azioni, come ben si evince  due filosofie opposte.

Noi dell’Unione Inquilini  che siamo stati l’unica vera opposizione alla scelta di privatizzazione dell’ERP e alla decisione indecente di alienare patrimonio pubblico (e ciò che sta accadendo, conferma che eravamo dalla parte della ragione), nel prendere atto delle conseguenze drammatiche della macelleria sociale che ha impoverito in modo vergognoso le nuove generazioni, non possiamo che trovare singolare che alla fine chi ne toccherebbe (con un abbassamento al di sotto del doppio del tetto di accesso) sarebbero presubilmente i pensionati ex lavoratori dipendenti pubblici(impiegati)  e privati (operai di fabbrica) che le case popolari le hanno pagate di tasca loro.

Bene che si accerti e si pretenda l’impossidenza immobiliare, per tutti gli assegnatari vecchi e nuovi, ma a parte questo nell’usare la scure bisognerà evitare di colpire anziane coppie di ex lavoratori dipendenti, o anziani con redditi da pensione operaia con in casa figli con lavori saltuari e precari, rimasto con i genitori per necessità, ci auguriamo transitoria.

In questo caso bisognerà valutare il reddito pro capite.   

Le scelte più realiste del re sono pericolose, rischiano di creare nuove ingiustizie per sanarne altre, aprendo un nuovo fronte di divisione tra lavoratori vecchi e nuovi, dunque occorre affrontare il problema in un’ottica politica di classe, se sarà il caso, si può tornare ai criteri del passato (reddito netto doppio per la permanenza rispetto all’accesso e diminuzione del tetto d’impossidenza mobiliare) ma francamente il numero, esiguo di famiglie che superano i nuovi limiti, poco più di  100 unità in tutta la provincia (su 8.000 assegnatari), ci fa dubitare che questa sia la crociata più urgente, per modificare una legge nuova, francamente assai deludente. 

Oltre ad errori tecnici deprecabili (nel calcolo dei vani utili) pare assurdo non tenere di conto con un punteggio ad hoc, le condizioni di lavoro ultra precario, così come non dare punteggio adeguato alle barriere architettoniche.   

Per concludere ci sembra assai più utile (in attesa di una necessaria ripubblicizzazione degli enti gestori) un forte impegno comune per aumentare considerevolmente il patrimonio ERP. 

Per questo abbiamo suggerito che si cominci a far pressioni sul governo perché attui in modo corretto il punto  8 del programma, utilizzando i soldi stanziati e i residui della Gescal un miliardo di euro, per costruire nuove case di ERP, utilizzando le strutture pubbliche inutilizzate e abbandonate (ex: caserme, circoscrizioni, scuole, etc.), o acquistare la Cigna e utilizzare il Palazzo del Picchetto  per ricavare col recupero, autorecupero, nuovi alloggi popolari per i lavoratori precari e nuovi servizi pubblici, rinunciando alla facile tentazione di esternalizzare (a cooperative e aziende private) uno dei compiti amministrativi più importanti e centrali per la comunità.

Usiamo pure la mannaia ma solo contro chi ha fatto il furbo e potendolo fare, non ha mai pagato affitto e spese accessorie.

Daria Faggi – Paolo Gangemi

 




Data notizia15.12.2019

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