domenica, Giugno 16, 2024
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Per una grande assemblea nazionale dei movimenti popolarti italiani: intervista a Giuseppe De Marzo, coordinatore nazionale della Rete dei Numeri Pari

Con quali impegni torniamo dopo Arena di Pace di Verona; stiamo per pubblicare un documento importante, sottoscritto da tutte le realtà che costituiscono la nostra Rete; chiediamo un incontro al Papa per un Giubileo di pace, giustizia sociale e ambientale.

Domanda: Sono passati alcuni giorni dall’incontro dei movimenti popolari con il Papa a Verona. Puoi dare una valutazione “a freddo” di questo evento

Risposta: Come movimenti popolari, connessi dentro la RNP, abbiamo attraversato Arena di Pace come una opportunità per incontrarci, per esprimere il nostro punto di vista sulla drammatica crisi sociale del Paese, quella del progetto europeo e i rischi della guerra globale. La nostra delegazione era la più numerosa: 112 delegati su 500 de totali E’ stata anche una occasione per incontrare altre realtà e confrontarci con esse sulla condizione reale del Paese. E’ stato sicuramente un momento positivo, ma per i movimenti popolari quell’appuntamento è stato un passaggio, non un punto di arrivo. A Verona abbiamo portato sia chi si sta battendo contro le disuguaglianze e le nuove povertà, sia chi si sta battendo per la giustizia ambientale, entrambi consapevoli che le ingiustizie sociali, ambientali ed ecologiche si traducono in aumento delle disuguaglianze, povertà, malattie, guerre. Purtroppo a Verona non abbiamo potuto confrontarci direttamente con il Papa sulle cause e le responsabilità delle disuguaglianze, del collasso climatico e della guerra e poter condividere con lui le nostre preoccupazioni e le nostre proposte. Neanche abbiamo potuto raccontargli cosa sono oggi i movimenti sociali e come si sono modificati in questi anni.

Domanda: Spiegaci la natura di questi cambiamenti e cosa li ha provocati.

Risposta: Noi siamo il prodotto dell’aumento della povertà e delle disuguaglianze. Non è un caso che l’Unione Inquilini sia una delle colonne portanti della RNP: quando hai quasi un milione di famiglie in povertà assoluta in affitto, 150 sfratti al giorno con la forza pubblica, questa diviene una delle prime cause per la quale si è e si diviene poveri, è una questione centrale da affrontare. I movimenti popolari in Italia sono anche quelle comunità, quei comitati che sono la conseguenza e la risposta nei territori ai conflitti ecologi e distributivi prodotti da modelli di sviluppo sbagliati e all’assenza di alternative della politica. Purtroppo, ripeto, queste questioni non abbiamo potuto discuterle direttamente con il Papa, diversamente da 7 anni fa quando è nato il nostro percorso, nel primo grande incontro con i movimenti popolari, in cui il Papa lanciò le “tre T”: “tierra, techo, trabajo”. Quell’incontro era stato molto più orizzontale. Questo non significa che non avremo l’occasione e il momento di farlo nel futuro.  A Verona, abbiamo svolto una importantissima assemblea nazionale di tutti i soggetti della Rete e condiviso e sottoscritto un nostro importante documento.

Domanda: I nostri compagni che hanno partecipato all’Arena di Verona, ci hanno parlato di questo documento. Spiegaci sinteticamente il suo contenuto di fondo.

Risposta: Si tratta di un documento che, con un’enfasi voluta, ritengo “una meraviglia” e che venerdì (domani ndr), sarà pubblico. Costituisce la cornice etica e politica entro la quale tutti noi portiamo avanti le nostre lotte. Siamo in un momento in cui non basta portare avanti la propria lotta singolarmente. Serve anche una visione d’insieme condivisa, che diventi tumulto etico e iniziativa, specialmente in un momento come questo in cui la politica non riesce più a fornire una proposta alternativa ai tre mostri che si autoalimentano: aumento delle disuguaglianze, collasso ambientale e guerra globale. Partiamo dalle vertenze territoriali ma pronunciamo uno scatto, una condivisione dei percorsi. Dopo anni, i movimenti popolari italiani riprendono la parola dentro un dibattito internazionale. Fragilità, interconnessione, per una internazionale della speranza contro la catastrofe e l’incapacità della politica a dare speranze. Un documento da sottoscrivere tutti alla pari e non a cui semplicemente aderire, riproducendo un impianto gerarchico tra proponenti e aderenti.

Domanda: Parlaci dei prossimi impegni che la Rete si propone per rilanciare il protagonismo dei movimenti popolari.

Risposta: Innanzitutto, il coordinamento della Numeri Pari si è allargato alle nuove realtà che abbiamo incontrato lungo il percorso della costruzione della partecipazione ad Arena di Pace. Abbiamo deciso di lavorare per la costruzione di un appuntamento nazionale dei movimenti popolari italiani. Per realizzarlo, dobbiamo necessariamente aprire un confronto con le altre realtà dei movimenti popolari, a partire da quelle che abbiamo incontrato a Verona. Le modalità le discuteremo assieme agli altri, aperti a diverse ipotesi: un solo grande appuntamento nazionale, tre incontri, nelle diverse aree del Paese su temi fondanti l’alternativa che chiediamo? Vedremo assieme agli altri, l’obiettivo è comunque di un appuntamento o più appuntamenti che coinvolgano migliaia e migliaia di donne e uomini, comitati, movimenti che tutti i giorni lavorano contro le disuguaglianze e contro il disastro climatico e ambientale e chiedono risorse per cambiare il paradigma economico e sociale invece che il precipitare dentro la spirale di una rincorsa agli armamenti che ci sta portando verso guerre di distruzione e morte. Lavoreremo anche, lo diciamo in anteprima in questo spazio offerto dall’Unione inquilini, su un altro tema che tutte e tutti assieme abbiamo scelto e che riteniamo insopportabile e che proporremo a Papa Francesco. Con il Giubileo stanno compiendo scelte terribili e inconciliabili con quell’evento di fede, si stanziano risorse che invece di andare in equità sociale e ambientale, per case popolari, reddito, lavoro, vanno alle armi e a progetti di distruzione ambientale: porti turistici per le grandi navi (come a Fiumicino), inceneritori, il ponte e così via.

Domanda: a questo proposito. Il governo accompagna i provvedimenti che hai descritto, con l’introduzione di misure repressive, contenute nel cosiddetto “ddl Sicurezza” che, per esempio all’articolo 8, prevede il carcere per chi occupa per necessità un immobile, anche vuoto e disabitato da tempo, estendendo tale misura anche agli sfrattati, nonché ai sindacati, ai movimenti e alle associazioni che si battono per il diritto alla casa e per il rispetto dei diritti umani. Sembrano due facce della stessa medaglia. Che ne pensi?

Risposta: Come Rete dei Numeri Pari ci associamo al giudizio dato dall’Unione inquilini, dall’ARCI, di Antigone: quello non è un “ddl Sicurezza”, bensì va chiamato con il suo vero nome “ddl Disumanità”. Si tratta di un testo inemendabile e che va rifiutato in toto. Colpisce con intenti repressivi e discriminatori situazioni di disagio sociale. Dopo 11 anni di austerità, 3 anni di pandemia ci avevano detto che “niente sarebbe tornato come prima”. Invece, siamo di nuovo all’austerità. E i soldi del PNRR, che paghiamo tutti noi, vengono utilizzati per finanziare ulteriormente i progetti delle élites finanziarie ed economiche. Le uniche riforme che le destre vogliono fare sono la secessione dei ricchi, l’istituzionalizzazione della povertà, la frammentazione dell’autonomia differenziata, il premierato che penalizza il Parlamento. Per impedire o ostacolare i movimenti popolari che si frappongono a questi progetti che producono ulteriore disuguaglianza e disastro ambientale, vogliono introdurre norme liberticide. Dobbiamo dire chiaro che la condizione sociale del Paese non può essere ridotta a tema di ordine pubblico e interventi polizieschi e repressivi. Chiede, al contrario, nuove politiche sociali e di giustizia ambientale.

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