sabato, Giugno 15, 2024
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Il Comune predisponga subito il riallaccio della luce al Residence Sociale Aldo dice 26×1. Al freddo da due giorni 20 nuclei familiari

Da due giorni è stata distaccata l’energia elettrica, essenziale anche per il funzionamento delle stufe elettriche, unico mezzo di riscaldamento, nella palazzina di via Val Formazza, zona Viale Certosa, che da alcuni anni ospita il Residence Sociale autogestito Aldo dice 26 x 1.
Tutto è nato da una iniziativa della proprietà, la Unipol SAI, che sorprende, in quanto la presenza del Residence Sociale ha evitato in questi anni che lo stabile, una delle vecchie torri costruite da Ligresti negli anni 80 e poi lasciate in abbandono, fosse vandalizzata e continuasse ad essere fonte di degrado come quelle adiacenti. Le precisazioni di Unipol, che nel pomeriggio di oggi ha sostenuto che il distacco della luce sarebbe frutto di un errore durante una operazione di manutenzione e che sarebbe anche disposta, se richiesta dal Comune di Milano, a riattaccare la luce, è positiva, ma deve tradursi in fatti subito.
Se la questione non verrà risolta con il riallaccio della luce, difatti, a esserne colpiti saranno non solo i circa 20 nuclei familiari, di cui cinque con minori, altri composti da persone anziane, invalide o in grave disagio sociale, che abitano nello stabile, ma anche la città, che si vedrebbe privata di una risorsa preziosa per dare accoglienza a famiglie sfrattate in un momento di gravissima emergenza abitativa e con le strutture comunali sature e non in grado di dare accoglienze dignitose anche alle famiglie sfrattate in situazione di maggiore difficoltà.
Aldo dice 26×1 è difatti nato come soluzione temporanea per le famiglie sfrattate da case private a cui il Comune non era in grado – pur avendone riconosciuto i requisiti – di dare alcuna soluzione al momento dello sfratto e in più di 10 anni, prima alla ex Alitalia di Sesto san Giovanni, poi in via Oglio ed infine in via Val Formazza, ha dato una soluzione dignitosa a varie centinaia di famiglie (in certi momenti con numeri superiori al totale di quelli messi a disposizione dal Comune di Milano) accompagnandole verso l’assegnazione di una casa popolare e la riconquista del diritto ad una esistenza dignitosa.
Contemporaneamente, attraverso l’autorecupero e l’utilizzo di spazi lasciati colpevolmente vuoti da proprietà assenteiste e speculative, Aldo dice 26×1 ha dato una risposta anche ai problemi del degrado e della microcriminalità che trovano terreno fertile negli edifici sfitti e si riversano sui quartieri.
Si tratta di un’esperienza di autogestione tra le più conosciute in Italia e che ha accolto a costo zero un gran numero di famiglie seguite dai servizi sociali e da loro persino indirizzate in quanto il sistema dell’emergenza abitativa a Milano, come a Sesto o negli altri comuni dell’hinterland, è da tempo collassato, svolgendo in tal modo un’opera di supplenza alle inefficienze di un sistema pubblico delle accoglienze costoso per la collettività, insufficiente nei numeri, penalizzante per le famiglie che vengono quasi sempre smembrate.
Ora il Comune di Milano si è impegnato a dare una soluzione in emergenza alle famiglie non più in grado di abitare al Residence Sociale, ma le soluzioni proposte, in parte utilizzando posti del “Piano Freddo”, sono chiaramente inadeguate e se possono essere accettabili nell’immediato dell’emergenza, devono rapidamente trasformarsi in assegnazioni stabili per coloro che ne hanno i requisiti.
L’Unione Inquilini chiede che il Comune di Milano si attivi perché A2A e Unipol SAI ripristinino l’energia elettrica e nel frattempo dia soluzioni immediate e dignitose a chi ne ha bisogno. Più in generale serve una risposta all’emergenza abitativa a Milano garantendo agli sfrattati il passaggio casa a casa tramite un forte aumento sia delle assegnazioni di case popolari che delle abitazioni temporanee per emergenza, che si affronti il problema degli stabili vuoti riutilizzandoli socialmente, anche dando impulso e supporto alle esperienze di solidarietà e autorecupero.

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