Diritto alla casa: 326 associazioni europee lanciano la piattaforma politica. Bruxelles ammette che il suo Piano casa non risolverà la crisi abitativa. Ora insieme verso la mobilitazione di novembre.
La conferenza stampa al Parlamento europeo
La delegazione delle 326 associazioni e movimenti che hanno sottoscritto l’Appello per il diritto alla casa in Europa – composta da Silvia Paoluzzi (Unione Inquilini), Cesare Ottolini (International Alliance of Inhabitants), Olga Nassis (International Alliance of Inhabitants), Pedro Martin Heras (PAH), José Garçia (Syndicat des Locataires), David Bodinier (APU), Angelo Avelli Jr. (Social Forum dell’Abitare) – ha lanciato, con la conferenza stampa al Parlamento Europeo, la Piattaforma politica per rivendicare strumenti concreti e immediati contro la precarietà abitativa che colpisce milioni di persone in tutto il continente. La conferenza si è svolta alla presenza degli europarlamentari Ilaria Salis e Gaetano Pedullà (The Left), Benedetta Scuderi (Verdi/ALE), Maria Zacharia (indipendente) che hanno confermato il loron appoggio.
L’incontro con la Task Force Housing della Commissione europea: l’ammissione che il Piano europeo non risolverà la crisi abitativa
La delegazione dei firmatari è stata poi ricevuta dalla Task Force Housing della Commissione europea. L’incontro ha confermato le preoccupazioni espresse dai movimenti per il diritto alla casa: la stessa Task Force ha riconosciuto che il Piano casa europeo che stanno predisponendo non risolverà la crisi che attraversa il continente. Di fronte all’esplosione degli affitti, agli sfratti e ai pignoramenti della prima casa, alla speculazione immobiliare e alle difficoltà di accesso a un alloggio dignitoso, da Bruxelles continuano ad arrivare soprattutto procedure e percorsi burocratici incapaci di incidere sulla realtà. Alle associazioni è stato presentato il percorso dell’Alliance for Housing come spazio di partecipazione e confronto, in realtà del tutto squilibrata a favore dei responsabili principali della sofferenza abitativa. Si tratta infatti di un migliaio di soggetti, in gran parte lobbysti della finanza, del settore delle costruzioni, degli affitti brevi e di quel “social housing” a caccia di rendita garantita, con affitti quasi sempre insostenibili.
Questa risposta evidenzia il limite dell’approccio europeo alla crisi abitativa. La Task force della Commissione, pur ammettendo di lavorare a un Piano casa che sta nascendo, di fatto, già morto rispetto all’urgenza e alla necessità di intervenire sulle cause strutturali, continua nell’errore. Le associazioni infatti hanno già tentato, senza successo, la strada dell’Housing Alliance, perciò si sono mobilitate, hanno chiesto il confronto diretto e proposto quelle misure concrete e immediate, non dichiarazioni di principio e raccomandazioni, che la Task non ha finora preso in considerazione: garantire sicurezza e continuità abitativa, la definizione e criteri europei vincolanti per l’edilizia sociale, un piano pluriennale con un Fondo europeo autonomo per la manutenzione e la riqualificazione energetica, la regolamentazione degli affitti brevi, dei canoni e delle piattaforme digitali, priorità al welfare e stop alla militarizzazione, partecipazione strutturale ai processi decisionali europei.
Finanziare il welfare non le armi
Le associazioni hanno ribadito che l’Europa non può continuare a trovare risorse per il riarmo mentre arretrano le politiche sociali e abitative. Lo denunciano ogni giorno studenti, lavoratori, sindacati degli inquilini e movimenti sociali che in tutta Europa si mobilitano contro il caro-affitti, la precarietà e l’esclusione abitativa.
Le risorse disponibili, forse, sono infatti largamente insufficienti per far fronte alla dimensione della crsi: 11,5 miliardi nel 2027, altri 31,5 miliardi fino al 2032, derivanti in gran parte dalla riallocazione di altri capitoli di finanziamento. Nel Piano casa europeo, la parte del leone, 375 miliardi entro il 2029, spetterà invece ai fondi di investimento canalizzati dalla BEI.
Per superare il deficit, servono almeno 150 miliardi all’anno per recuperare almeno 650.000 alloggi di edilizia residenzale pubblica.
L’appello a continuare la mobilitazione, verso una grande manifestazione europea a novembre a Bruxelles
Di fronte a questa incapacità istituzionale, a conclusione della giornata, centinaia di persone hanno manifestato a place de la Monnaie, convocata assieme alle organizzazioni sindacali e associative di Bruxelles, dove è stato rilanciato un forte appello alla mobilitazione europea e alla partecipazione alla grande manifestazione prevista entro novembre.
E’ lo stesso appello, sono le stesse chiavi che stanno risuonando in Spagna e in tutte le Giornate Mondiali Sfratti Zero in corso in altri paesi, nel nome di tutte le Maricarmen, sfrattate ed uccise dalla logica della rendita,
Se le istituzioni europee ammettono di non avere gli strumenti necessari per affrontare la crisi abitativa, allora sarà la mobilitazione sociale a imporre il diritto alla casa nell’agenda politica europea. Perché milioni di persone non possono più aspettare mentre il costo dell’abitare continua a negare diritti, futuro e dignità.



