mercoledì, Febbraio 11, 2026
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Casa: il tavolo del MIT senza gli inquilini nega il conflitto sociale e prepara la svendita del patrimonio pubblico.

Il comunicato di Silvia Paoluzzi, segretaria nazionale dell’Unione Inquilini

L’annuncio della riconvocazione del tavolo al MIT sulla questione casa non rappresenta alcun cambio di rotta nelle politiche abitative del Governo. Al di là delle dinamiche interne alla maggioranza, resta un dato politico chiaro: il diritto all’abitare continua a essere rimosso e la rappresentanza della sofferenza abitativa esclusa.

«Non ci aspettiamo alcuna convocazione – dichiara Silvia Paoluzzi, segretaria nazionale di Unione Inquilini – da un Governo che ha scelto di negare l’emergenza casa e la precarietà abitativa, colpendo invece le famiglie in difficoltà con norme repressive come l’articolo 10 del ddl Sicurezza, che criminalizza chi non ha alternative».

Mentre si nega il problema, il Governo costruisce un cosiddetto “Piano Casa” affidandone l’impostazione a Mario Abbadessa, ex country manager per l’Italia del colosso immobiliare americano Hines: una scelta che chiarisce la direzione intrapresa, quella della finanziarizzazione dell’abitare e della subordinazione delle politiche pubbliche alle logiche della rendita e della speculazione.

«Siamo davanti – prosegue Paoluzzi – a un piano in piena continuità con il modello europeo: si attendono fondi pubblici per alimentare operazioni di mercato, si coinvolge il terzo settore come foglia di fico e si continua a lasciare marcire il patrimonio pubblico, dopo anni di mancati finanziamenti alle manutenzioni».

Il tavolo del MIT, se continuerà a escludere i sindacati della sofferenza abitativa, non sarà un luogo di confronto ma uno strumento per voltare la faccia alle famiglie sotto sfratto, a chi vive nelle case popolari degradate, a chi non riesce più a sostenere affitti insostenibili.

«Lo diciamo con chiarezza – conclude la segretaria nazionale di Unione Inquilini –: nessuno tocchi gli alloggi ERP. Non accetteremo che le case costruite con i fondi Gescal, con il sudore e i contributi delle lavoratrici e dei lavoratori, finiscano nelle mani della speculazione dopo essere state scientemente abbandonate e dopo aver delegittimato le ATER per giustificarne lo smantellamento. La casa pubblica è un diritto, non una merce».

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