L’UNIONE INQUILINI CHIEDE STOP ALLE ALIENAZIONI, TRASPARENZA PUBBLICA E TAVOLO PER UN ACCORDO SULL’ESEMPIO DEL PIO ALBERGO TRIVULZIO DI MILANO.
Sulla vicenda dell’ASP Montedomini non serve una caccia alle streghe, che condurrebbe inevitabilmente a Palazzo Vecchio, ma una svolta politica e gestionale immediata. A chiarirlo con forza è Pietro Pierri, Segretario Provinciale e componente della Segreteria Nazionale dell’Unione Inquilini:
”Condividiamo appieno la posizione del Presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, che ha chiesto con forza di fare chiarezza e di correggere la gestione del patrimonio immobiliare dell’ASP, affinché quanto accaduto non debba mai più ripetersi”.
Il punto centrale oggi non è semplicemente reclamare le dimissioni del Consiglio di Amministrazione (per due terzi di nomina comunale) o dell’attuale direttore, ma cambiare completamente rotta rispetto all’impostazione e alle scelte degli ultimi anni. Non si può continuare a trattare un patrimonio nato per finalità sociali ed assistenziali come un cespite da svendere o da concedere a condizioni di vantaggio a chi persegue reddito speculativo sul mercato turistico”
Appaiono infatti del tutto deboli e non persuasive le dichiarazioni rese da ultimo dal Presidente di Montedomini, Guido Fritelli, secondo il quale solo un numero esiguo di appartamenti sarebbe stato destinato ad affitti brevi per vacanze. Tali dichiarazioni confermano l’enormita’ di quanto accaduto. Fritelli che sembra non cogliere la gravità, dimentica, come pure chi ha governato per anni questa citta’, che l’obbligo di comunicazione al Comune per le locazioni turistiche in Toscana è stato introdotto con la Legge Regionale n. 86/2016 entrata in vigore il 1° marzo 2019 in attuazione della delibera di Giunta n. 1267/2018. Dunque, Palazzo Vecchio, sapeva, consentiva e voleva.
Allora, il problema, la ferita, non è solo di natura quantitativa, né si limita alla distorsione del patrimonio pubblico a finalità turistica: la criticità profonda risiede nell’orientamento generale, nell’applicazione di canoni di locazione speculativi e di mercato, del tutto privi di calibrazione sociale e palesemente non allineati con la missione istituzionale e storica dell’azienda.
L’Unione Inquilini ritiene quindi urgente e indifferibile l’apertura di un approfondimento che sia pubblico e massimamente trasparente. Questo percorso deve vedere il coinvolgimento attivo dei corpi intermedi e delle parti sociali, proprio come è avvenuto a Milano per il Pio Albergo Trivulzio — un’altra storica ASP con funzioni e radici del tutto simili a Montedomini — dove l’Unione Inquilini e le altre sigle sindacali hanno siglato uno specifico accordo integrativo, per la tutela del patrimonio abitativo pubblico.
Per queste ragioni, l’Unione Inquilini e il dirigente nazionale e provinciale Pietro Pierri rilanciano e formalizzano le seguenti richieste alle istituzioni:
Sospensione immediata di tutti i piani di vendita:
Blocco di ogni asta, alienazione e dismissione in corso del patrimonio abitativo dell’ASP Montedomini.
Avvio immediato del Tavolo di confronto: Apertura di un tavolo di concertazione pubblico con le istituzioni e i sindacati per definire una gestione chiara, trasparente e coerente con la missione storica dell’ente.
Accordo integrativo dei Patti Territoriali ed ERS: Destinazione prioritaria di tutti gli alloggi “a reddito” quale asset strategico nell’ambito dell’Edilizia Residenziale Sociale (ERS) e del canone concordato, sottoscrivendo uno specifico accordo integrativo ai patti territoriali.
Serve una presa di responsabilità collettiva per restituire al patrimonio pubblico la sua funzione sociale primaria: garantire il diritto alla casa ai cittadini e alle famiglie di Firenze. Questa assunzione di responsabilità è particolarmente doverosa in una realtà territoriale già fortemente incisa e in profonda crisi sotto il profilo abitativo e delle tutele; un contesto in cui vengono a mancare non solo le risposte dell’Edilizia Residenziale Pubblica, ma anche quelle dell’Edilizia Residenziale Sociale, vedi il caso “Le Quinte”, a causa di una serie di ritardi ed errori di impostazione che si sono colpevolmente accumulati negli ultimi anni.



