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Walter De Cesaris: Una riflessione a caldo sul convegno di Firenze


Il convegno di sabato 23 gennaio è stato un evento importane e positivo. Possiamo dire, senza enfatizzare, che è stato un  successo. I suoi risultati vanno messi a frutto nella nostra iniziativa, non solo a livello nazionale ma nei singoli territori.

In premessa, vanno sottolineati almeno 3 aspetti principali:

  • Innanzitutto la partecipazione: la sala si è riempita ed è rimasta piena per tutta la durata dell'iniziativa, con persone in piedi ai lati. Hanno partecipato al convegno delegazioni provenienti dalle sedi dell'Unione Inquilini del centro nord ma la presenza principale è stata senza dubbio fiorentina. Un risultato del genere non si improvvisa ma è il frutto di anni di lavoro, di acquisizione di credibilità e di conquista di radicamento nella città di Firenze.
  • In secondo luogo, la qualità e il livello degli interlocutori che sono intervenuti. Questo è sicuramente merito anche qui di un lavoro che viene da lontano e che affonda in un impegno che viene apprezzato, in particolare per la sua competenza, anche da soggetti che provengono da esperienze assolutamente differenti (nel convegno è stato richiamato, non da noi ma dagli ospiti, l'importanza della legge 9 del 2007 e la forza del tavolo unitario che si era instaurato e sappiamo bene quale ruolo ebbero in questo i nostri compagni, in particolare Massimo Pasquini). C'è il grande lavoro (riconosciuto dentro e fuori la nostra organizzazione) di Vincenzo Simoni. Qui c'è la dimostrazione di una capacità politica complessiva, un salto di qualità: non è semplice saper tradurre temi, che sembrano specialistici e riservati alle stanze ovattate degli addetti ai lavori, in un momento di partecipazione e di dibattito pubblico.

Ma c'è, penso, qualcosa che va anche oltre questi elementi pur importantissimi: emerge l'originalità dell'Unione Inquilini. Siamo, forse, l'unica organizzazione che riesce a dialogare e a far dialogare tra di loro realtà eterogenee che difficilmente si parlano direttamente: gli amministratori locali (era presente l'assessore alla casa della città), il settore pubblico (al convegno è venuto il presidente di Federcasa, Luciano Cecchi), gli operatori economici (è intervenuto Claudio Cerami della Cariplo), i movimenti di lotta (è intervenuto un loro rappresentante). L'iniziativa di Firenze è stata emblematica di questa capacità.      

  • In ultimo, la tempestività dell'iniziativa. Il convegno si colloca dentro un percorso che è ancora del tutto aperto. E' solo di pochissimi giorni fa la firma del regolamento che dovrebbe permettere l'avvio dei cosiddetti fondi immobiliari chiusi, che rappresentano la leva fondamentale per il decollo dell'housing sociale, e ancora non è stato emanato il bando che ne dovrà indicare i soggetti gestori e le modalità concrete per accedervi.

Per sintetizzare il senso e la prospettiva della nostra iniziativa, vorrei porre l'accento su questi punti:

  • La capacità di demistificare e di andare controcorrente.

Da questo punto di vista, la relazione di Vincenzo Simoni è stata esemplare nel tentativo di fornire una lettura fuori dagli schemi convenzionali, a partire  dalla descrizione della realtà: la connessione tra crisi, recessione, perdita del potere di acquisto e del valore dei risparmi popolari. Insomma, quando si dice che l'inflazione è prossima a zero (elemento che gli economisti enfatizzano) non è una buona notizia per il popolo.

Attenzione, poi, quando si cambia la forma, vuol dire che anche la sostanza viene meno: se il termine "pubblico" sparisce in molte normative che si sono introdotte o si volevano introdurre (per esempio in Toscana) e dall'espressione "edilizia residenziale pubblica" si passa a dizioni più generiche, quali "edilizia residenziale" o al massimo "edilizia residenziale sociale", vuol dire che cambia qualcosa di sostanziale, che alla fine ha conseguenze concrete sui canoni che si pagano (nel senso che aumentano) e sulla capacità di dare risposte  alle fasce in difficoltà, al popolo delle 600.000 domande di case popolari inevase.

Infine, l'attenzione alle cose vere: rilanciare il sistema pubblico delle case popolari (l'ERP) vuol dire affrontare questioni concretissime (e oggi totalmente eluse): la disponibilità delle aree e i finanziamenti. Fuori da questo, si tratta di chiacchiere al vento.

  • In questo senso, l'esito più importante del convegno è stata la forza di demistificare la moda entrante del "social housing". Con quel tipo di intervento, secondo le modalità concrete che si stanno introducendo (i vincoli posti dalla Cassa depositi e Prestiti e dal sistema bancario circa la remuneratività dell'investimento, la richiesta delle aree, i finanziamenti che si chiedono ai progetti da parte del pubblico), si avranno abitazioni con costi di solo canone (a cui vanno aggiunti gli altri onerosissimi costi per l'abitazione) che vanno intorno ad almeno 400 euro al mese. Questo tipo di intervento non ha nulla (o comunque assai poco) a che fare con la tipologia dei nuclei familiari che aspettano la casa popolare e possono pagare solo un canone sociale.
  • Demistificare, non vuol dire esorcizzare. Noi vogliamo entrare nel merito, discutere forme, modalità, contenuti: chi gestisce l'operazione (se il pubblico o il privato), qual è la percentuale di intervento pubblico, quali le compatibilità dei canoni, e così via. Il punto è però che questo intervento di "privato sociale" o di "pubblico non erp" non può essere "al posto" ma "aggiuntivo" all'edilizia residenziale pubblica. La denuncia è che, invece, il governo Berlusconi non finanzia per nulla l'ERP (il finanziamento è uguale a zero) mentre mette risorse sui fondi immobiliari (200 milioni di euro). Le Regioni (non tutte, ma molte) si mettono su questa stessa strada. Le banche e i privati, dopo aver drogato il mercato con la speculazione della bolla immobiliare e provocato la sofferenza abitativa, oggi guardano a quella medesima sofferenza come un'ulteriore occasione di guadagno (un po' come le imprese inquinanti che, dopo aver realizzato enormi profitti in quel modo, pensano di farne altri candidandosi a riparare i guasti da loro provocati).
  • Si apre una nuova stagione in cui la nostra capacità fondamentale consiste nello stare nei territori e aprire localmente la vertenza generale sull'abitare e sull'edilizia residenziale pubblica. La partita sempre meno si gioca nei confronti del governo nazionale e del Parlamento e sempre di più con le Regioni e gli enti locali.

Il convegno di Firenze può darci una forza se sapremo portare avanti quei contenuti nei territori.

Da questo punto di vista, da un lato vanno valorizzati i contributi giunti al convegno da dentro l'Unione Inquilini (per esempio il contributo di Walter Petrucci), dall'altro va sviluppata l'orizzontalità della comunicazione. Dobbiamo, in altre parole, far circolare le informazioni e le esperienze che vengono direttamente dai territori, metterle in rete, costituire banche dati. Abbiamo lo strumento del sito, che è un punto di eccellenza dell'Unione Inquilini. Usiamolo ancora di più e meglio, in particolare con notizie e informazioni che vengono dai territori e dalle vertenze regionali territoriali.

 

Walter De Cesaris

Segretario Nazionale dell'Unione Inquilini

 




Data notizia26.01.2010

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