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Sesto San Giovanni: IL VOTO A SESTO S.G.: LA SEMINA E LA RACCOLTA - DI GIOVANNI URRO


Dopo 72 anni ininterrotti di amministrazioni locali di sinistra o di centrosinistra, Sesto San Giovanni passa di mano. Con un perentorio risultato (58% a 42%) si è imposto nel ballottaggio di domenica 25 giugno il candidato della Destra, Roberto Di Stefano, a danno della candidata piddina, sindaca uscente, Monica Chittò. La sconfitta è bruciante se si pensa che al primo turno Chittò era riuscita a sopravanzare, seppur non di molto, tutti i suoi avversari:  il centrodestra unito, il candidato del polo civico moderato, il M5S e, a distanza, una seconda lista civica e una lista di Sinistra Alternativa. All'apparenza, a determinare il risultato a svantaggio della sindaca uscente sarebbe stato il gioco degli apparentamenti che ha portato il polo civico moderato (24% al primo turno) ad allearsi al centrodestra (26% al primo turno), mentre il centrosinistra (31% al primo turno) si è dovuto accontentare di un'alleanza più modesta con l'altra lista civica (3,5% al primo turno). Hanno, invece, lasciato libertà di voto il M5S e la Sinistra Alternativa. In realtà, tuttavia, i motivi della sconfitta sono molto più profondi e affondano nelle scelte dell'amministrazione uscente degli ultimi 5 anni. 

A fronte di una crisi che in modo sempre più devastante ha aggredito le fasce sociali più deboli, il PD locale si è preoccupato unicamente di gestire il pareggio del bilancio comunale e per fare ciò ha inevitabilmente, talora cinicamente, provveduto ad una politica di tagli, di privatizzazioni e di esternalizzazioni dei servizi pubblici che, alla lunga, ha lasciato il segno. Se a questo aggiungiamo la colossale speculazione che riverserà sulle aree ex industriali Falck oltre un milione di mq di cemento, un nuovo (il terzo) mega centro commerciale, e lo stato di degrado e di abbandono della città costruita, il gioco per la il centrodestra è fatto. Certamente hanno influito le tendenze islamofobiche che hanno fatto leva sulla progettazione della moschea più grande della Lombardia. Sicuramente la Lega xenofoba ha avuto buon gioco nel fomentare le paure dei sestesi dopo che proprio a Sesto è stato ucciso il terrorista Anis Amri, l'autore dell'attentato di Berlino. Ma tutto ciò non sarebbe bastato a interrompere un legame profondo e di lungo corso della città con il centrosinistra se l'amministrazione uscente non avesse più e più volte voltato la faccia alle difficoltà dei ceti popolari. Tant'è che la considerazione più diffusa è che non sia stato il centrodestra a vincere, quanto il centrosinistra a perdere. Lo testimonia anche l'altissimo tasso di astensione (più del 50% già al primo turno; il 55% al secondo). Sembra, cioè, che la città abbia voltato le spalle ad una classe politica da cui si è sentita tradita e da cui è stata più volte delusa: con l'avvio del processo di privatizzazione delle farmacie, con la chiusura dei centri sportivi, con la cessione del Centro Diurno Disabili, con la regalìa alle parrocchie di giardini pubblici trasformati in campi da calcetto a pagamento, con la chiusura dei Centri Anziani, con la dismissione del bocciodromo comunale... Una serie lunghissima di scelte che hanno colpito al cuore la città popolare, erede della antica e nobile tradizione operaia.

L'apice di questa apoteosi di chiaro segno neoliberista è stata proprio la politica sulla casa. Su questo terreno è stata condotta una vera e propria guerra ai poveri senza il minimo pudore non solo politico, ma addirittura umano. 

A fronte di una crescita esponenziale degli sfratti, il Comune ha reagito tirando i remi in barca o, peggio, colpendo ancor di più i ceti popolari. E' stata abbandonata ogni pianificazione di edilizia residenziale pubblica. E' stata abbandonata anche la politica delle sublocazioni di appartamenti privati per rispondere alle emergenze abitative. Agli sfrattati è stata offerta come unica alternativa alla strada la collocazione in alberghi lontani dalla città in modo da favorirne l'allontanamento da Sesto e, possibilmente, il cambio di residenza, passaggio funzionale alla cancellazione dalle graduatorie per l'assegnazione di alloggi comunali. E' stata riservata la collocazione in albergo solo alle madri con figli minori, mentre ai padri e ai figli maggiori è stato posto un aut aut cinico: pagarsi l'albergo o separarsi dal proprio nucleo famigliare. Infine, si è iniziato a sfrattare gli sfrattati anche dagli alberghi, non pagando più una retta, a dire il vero, esorbitante, che sarebbe stato meglio impegnare sin dall'inizio nel reperimento in affitto di alloggi sul territorio cittadino. Il tutto mentre in piena campagna elettorale sono piovute sulle teste di centinaia di inquilini richieste di saldo immediato per migliaia di euro di spese arretrate, mentre la manutenzione delle case comunali langue da anni, intaccando la salubrità degli alloggi e la dignità di chi vi abita.

Di che meravigliarsi, dunque, se il PD ha perso migliaia di voti proprio nei quartieri popolari? Come sempre accade, chi semina raccoglie. Così, un centrosinistra cinicamente spavaldo sino a pochi giorni dal voto ha conosciuto la dura lezione della sconfitta anche a Sesto san Giovanni, anche nella ex Stalingrado d'Italia. Come era ampiamente prevedibile, ben prima degli apparentamenti, quando la Sinistra abbandona i ceti popolari paga poi sul piano elettorale e questa volta il prezzo è stato altissimo. Dalle lotte dei ceti popolari occorrerà ricominciare per risollevare gli umori di una città frastornata, insieme a coloro che un PD autoreferenziale e radical chic ha pensato potessero essere uno scarto, un ingombro inutile e che, invece, si sono rivelati una delle chiavi di volta della sua disonorevole sconfitta.     




Data notizia28.06.2017

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