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Utilities: lauta greppia – per chi e fino a quando?


https://www.repubblica.it/economia/rapporti/energitalia/territori/2018/03/02/news/performance_in_crescita_per_le_utilities_italiane_15_di_utili_rispetto_al_2016-190163023/

 " Performance in crescita per le utilities italiane: +15% di utili rispetto al 2016 ... Prospettive che dovrebbero mantenersi rosee anche nel breve-medio termine. Nel periodo fino al 2019 è infatti prevista una crescita degli utili del 21%."

Posizione finanziaria delle maggiori utility... "Volume che dovrebbe raggiungere i 74 miliardi al 2022".

 Utilities: che cosa sono? Fonte:

http://www.algoproject.it/dett_news.asp?id=193

UN SETTORE TUTTO PARTICOLARE

I titoli del settore "utilities" sono rappresentati generalmente da azioni di società operanti nel campo della erogazione di servizi quali acqua, energia elettrica e gas. Sono note per essere contraddistinte da una relativa stabilità delle quotazioni in quanto risentono solo in piccola parte dei market-turmoils finanziari a causa della natura imprescindibile della domanda dei servizi stessi di cui si occupano. L'unica fonte esterna a cui sono sensibili è rappresentata dal costo della materia prima (crude oil e natural gas, ad esempio). Tuttavia gli aumenti di prezzo vengono quasi sempre scaricati a valle, in carico ai consumatori finali. Per questa ragione godono di un evidente vantaggio finanziario che in qualche modo si ripercuote sulle quotazioni delle azioni in borsa.

Vi è infine un ulteriore elemento che rende queste realtà particolarmente stabili: negli Stati Uniti, infatti, operano molto spesso in regime di monopolio o oligopolio, godendo del pieno appoggio del governo federale. Inoltre l'ingente valore degli investimenti necessari per operare in questo settore rappresenta una naturale barriera all'ingresso di nuovi competitori.

Tutti questi fattori contribuiscono a rendere il settore "utility" qualcosa di più e qualcosa di diverso dagli altri settori merceologici delle borse valori.

Chiarissimo

Siamo all'anno zero? Magari! Siamo alla retrocessione in termini di indirizzo e controllo pubblico per l'assenza di un contropotere sociale. E' storia antica quella dell'autoriduzione delle bollette elettriche (anni '70), è storia recente la neutralizzazione del referendum nazionale per l'acqua pubblica, sono di cartapesta le cosiddette autority (energia, trasporti, luce e gas, telefonia...) e con modesta capacità difensiva le associazioni dei consumatori.

Eppure insieme al logoramento della sanità e della scuola pubblica, sono queste sedicenti utilities quelle che determinano una acutissima criticità sociale per la stragrande maggioranza della nostra popolazione. Per non dire di quello che avviene in un suo comparto, quello delle case popolari, nelle quali il costo bollette supera sovente quello dell'affitto sociale che progressivamente non viene pagato (l'affitto sospeso il pagamento ma luce gas e acqua no!Sono vitali!). I bonus sociali, sono esigui, perchè il nocciolo della questione è la struttura delle bollette, i loro ricarichi, fino a veri e propri stravolgimenti rispetto ai consumi reali delle famiglie e delle imprese.

  Già, ma fino a quando?

Il movimento dei "gillets jaunes" è nel solco secolare delle lotte sul carovita; parte dai carburanti e s'allarga allo status sociale complessivo. Contrasta una svolta di fase propugnata da Macron: "Meno Stato, libertà economica"; programma girondino, per niente napoleonico. L'opposizione è "nazional-popolare", rosso/nera. Nel nostro paese qualcosa di simile ma meno radicale: la debolezza dei "no priv" nostrani è senza dubbio politica: Marie Le Pen è altra cosa da Salvini che è cripto-liberista e Malenchon è altra cosa dei triste corteo degli ex  piddini nostalgici di Prodi. Non si risolve la nostra paralisi se non scatta l'innovazione politica in senso social-libertario.

 Paradosso: pare che il bandolo della matassa stia a Napoli, la Napoli dell'appello De Magistris e di Potere al Popolo.  C'è chi scuote la testa e mi ammonisce: " Non ci sarà alcuna generosa confluenza". Pazienza!

Scrivo tutto questo non per immischiarmi in cose aliene (per la mia età); lo faccio perché sul carovita la necessità reattiva non è utopica, sta nella materialità dei diritti frustrati. E non è solo menage precario e rapporto penoso con chi ti imbulletta, ti rinvia ai "numeri gialli", ti estenua in inutili ricorsi (e infatti smetti di concepirli); è roba grossa e si è visto nella canea contro chi s'è messo di traverso alla società dei Benetton.

Io auspico, vorrei, sono in sintonia con la mia gente, ci si parla, consapevoli tutti sulla natura dei meccanismi; dunque non sono un matto solitario, faccio parte anch'io di una folla solitaria.

Cosa è allora tutto questo? Un messaggio che utilizza quello che abbiamo.

E sempre ancora un passa parola.

 

PS: comunque rileggetevi la prima parte di questo abbozzo... è la sostanza.

 

Da Vincenzo Simoni - Firenze 27 novembre 2018.

 

 




Data notizia27.11.2018

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