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6 ottobre/1 dicembre: la sostanza nell’economia politica - un tentativo di decifrazione con un aggiornamento sull’ottimismo dei conflitti.


La sostanza nell'economia politica - un tentativo di decifrazione

con un aggiornamento al 1 dicembre sull'ottimismo dei conflitti.

 

Sistema Italia:

infrastrutture sature, con urgente e costosissimo bisogno di manutenzione; ma nel meridione è peggio, sono assenti o antiquate.

Consumi squilibrati; per due terzi sovrabbondanti e per un terzo miserevoli.

Strutture produttive: sostituzione e ammodernamento dell'esistente, quando non va peggio, ma nessun incremento significativo.

Esportazioni consistenti per le richiesta di un affluente ceto medio-alto nelle grandi aree post-comuniste; che stanno però attrezzando una loro concorrenza.

Non è in vista un nuovo miracolo economico, e questo vale per gran parte dell'occidente.

Per inciso: le modesti aspirazioni di crescita del PIL contenute nel DEF confermano questa sostanziale stagnazione.

Altri fattori che determinano l'ingolfamento: l'invecchiamento e la fragilità di parte della popolazione che si congiungono con una ambigua innovazione tecnologica nell'offerta lavorativa.

C'è nel governi la consapevolezza che lo scenario è determinato da costanti di lunga fase? Se ne discute, qualcuno insiste (forse anche Calenda dall'opposizione); senza dubbio nonostante le convulsioni dei residui iperburocrati europei, i paradigmi fondamentali sfonderanno i muri di cartapesta liberisti e sovranisti.

Ritornando a noi, è fatale la soluzione di uno specifico dilemma; riguarda l'aggiustamento del paese Italia; essenziale e urgente per non collassare; pagato da chi e con quale profitto? E' impensabile procedere verso il "basso"; se ne rende conto l'equipe che dirige l'attuale governo che tenta una mediazione interna al popolo; mentre gli altri balbettano. Ma incalzano i crolli, l'ingorghi, le macro-sporcizie, e crescono le tariffe, le bollette, i noli, i carburanti. Il costo del sistema/città.

E per noi che ci spalmiamo in una penisola particolare lo snodo è cruciale.

Non è pensabile che tutto questo e altro ancora sia assunto dallo Stato fiscale senza far leva sul risparmio privato; cioè sugli accantonamenti bancari. Volontariamente?

Per ora non se ne parla; quando allora?

Quando gli choc da disastri siano tali da produrre uno stato di crisi che non è analogo a quello di un conflitto bellico, ma è al contrario per una diversa pace.

 

PS: con nessun provincialismo ...

 

V. Simoni - 6 ottobre 2018.

 

 

Sull'ottimismo dei conflitti

 

"Tutto il mondo sta esplodendo ... " si cantava in anni nervosi con l'elenco delle lotte. Ora non è la stasi, che cosa allora? E' un gran corpo cosciente il mondo e non solo plebi scontente che assaltano le elite; è una miscela nella quale, nonostante i blocchi censori, gli impulsi ancora circolano liberamente. La diversità dipende dalle condizioni di ognuno quando è solo e quando è classe, ma di ognuno se ne deve tener conto: soprattutto del grado critico delle sue aspirazioni. Forse è questa la cifra del populismo e del gran fastidio di chi se ne infischiava; è finito per sempre il tempo del "paron dalle bele braghe bianche".

C'è tanta bella roba in giro, esposizioni, miraggi, fantasie spaziali, ma anche concretezze, forse anche troppe; ma non è il mondo delle miserie, è il mondo delle possibilità allargate e rivendicate.

Durissimi i sobbalzi; penso al golpe legale brasiliano, ma anche all'Argentina di queste giornate che ricordano Genova 2001. Ed ascolto con tesa attenzione chi mi informa su Marrakesh che non è solo quella dell'ONU ma del raduno africano-mediterraneo con centinaia di sindaci e di capi sociali, che non saranno emuli di Franz Fanon e del Che, ma che in qualche modo raccolgono le prospettive delle loro genti. Miscele ambigue, nel senso della loro doppiezza tra l'interesse personale e un ruolo pubblico che richiede del consenso di intere comunità.

E così è dappertutto, anche da noi. Non l'evento/trauma che aveva prodotto la 3.a Internazionale; caso mai è un processo che screma, distingue, promuove ed anche abbatte.

Transizioni verso altre sintesi o costanti in un mondo definitivamente interconnesso? Penso a flussi e riflussi, assestamenti e frizioni, ma non alla reiterazione di catastrofiche svolte verso l' avvenire.

E l'Italia?

Descritta dai biliosi defenestrati dal 4 marzo elettorale quasi nel baratro; il PIL non cresce e il lavoro cala! Tutto vero quanto scrivevo il 6 ottobre, ma non tragedie irreparabili. E' un paese laborioso, anche illegale ma produttivo; denso, ingolfato, ma geniale; e il popolo? Dello Stato se potesse ne farebbe a meno! E' resistente allo Stato, ma alla fine sa che bisogna pagare dazio per viverci insieme. Dunque può accettare anche un inizio di svolta, ma che ci sia per davvero! Ecco il senso della non ancora dispiegata ostilità a questo strano Governo, che è da "lavori in corso" e che in questo è parte di quanto s'agita nel resto del Mondo.

 

Insomma, "ci saranno delle novità" !

 

V . Simoni, 1 dicembre 2018.

 

 




Data notizia01.12.2018

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